La palestinese Zo’ubi espulsa dalle elezioni

adminSito  venerdì 21 dicembre 2012 10:37

La Commissione Elettorale israeliana esclude la Zo’ubi: cavilli legali e precedenti. Odiata dalla destra israeliana, partecipò alla Freedom Flottilla 2010.

di Roberto Prinzi

Roma, 21 dicembre 2012, Nena News – Con una decisione prevedibile, due giorni fa la commissione elettorale centrale israeliana (CEC) ha escluso la parlamentare palestinese Hanin Zo’ubi dalle prossime elezioni di gennaio.

Zo’ubi, numero due nella lista del partito nazionalista socialista arabo Balad/Tajammu’, sarebbe stata sicuramente rieletta alla prossima Knesset [il Parlamento israeliano, ndr] stando ai sondaggi che attribuiscono 3 seggi al suo partito. Nonostante la “bocciatura” della Commissione, la sua riammissione è però ancora possibile: sarà, infatti, la Suprema Corte Israeliana a mettere la parola fine al suo caso entro il 30 dicembre.

«Sul verdetto sventola la bandiera nera dell’illegittimità e della tirannia e si calpestano i diritti fondamentali che sono propri di una democrazia» ha commentato malinconicamente l’esclusa. «La decisione – continua Zou’bi – è il risultato di una vendetta politica, un misero tentativo di colpire la rappresentanza del settore arabo». Dello stesso tenore le parole del leader di Balad Jamal Zahalka che ha parlato di «una sentenza illegale, non democratica e parte della campagna elettorale dell’estrema destra. Il suo scopo è quello di indebolire la forza politica dell’elettorato arabo alla Knesset e rafforzare la destra israeliana. Noi sosteniamo convintamente la parlamentare Hanin Zo’ubi, condividiamo il suo operato e ribadiamo che, qualora la Suprema Corte Israeliana dovesse confermare il verdetto, la lista del Balad non parteciperà alle prossime elezioni».

Tuttavia appare difficile che questo scenario si possa realizzare.La CEC, a differenza della Suprema Corte Israeliana, è infatti un corpo politico i cui membri sono determinati in proporzione alla forza dei partiti presenti nell’attuale parlamento. Poiché la destra sciovinista anti-araba domina alla Knesset, era “logico” attendersi un tale risultato.

Ma se coerente è stato l’atteggiamento della destra, lascia basiti (solo a prima vista) la scelta operata da Kadima di schierarsi con la destra. Non è lo stesso partito che da mesi sostiene di appartenere al “blocco di centro-sinistra”? Per la coalizione (immaginaria) di “centro” il risultato è stato devastante: un 19 a 9 netto, triste presagio della debacle che incasserà a breve l'”Opposizione” quando a votare saranno gli israeliani. Nel frattempo stupisce la scelta da parte della destra del CEC di non aver voluto escludere dalla competizione elettorale i partiti palestinesi Balad (quindi il partito di Zo’ubi) e Ra’am Ta’al (Lista unita araba). Eppure nelle precedenti elezioni entrambe le formazioni erano state estromesse dal CEC ed erano state riammesse solo in una seconda fase dalla Corte Suprema.

Il sistema delle espulsioni

Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su come agisce il CEC e quale sono le motivazioni che portano questo organismo a estromettere un partito o un candidato.

Una mozione di squalifica è una richiesta presentata alla Commissione elettorale centrale (CEC) e passa quando il 51% dei suoi membri l’approvano. La Legge Elettorale del 1969 regola il processo di presentazione, decisione e appello nei casi di espulsione. L’articolo 7A della Legge Fondamentale la Knesset 1985 (e i relativi emendamenti) stabilisce i motivi secondo cui è possibile proibire ad un partito o ad un parlamentare di partecipare alle elezioni: a) «negazione dello Stato d’Israele come Stato ebraico e democratico» b) «istigazione al razzismo» c) «sostegno alla lotta armata di uno stato nemico o di una organizzazione terroristica contro lo Stato d’Israele». Quest’ultimo punto è stato aggiunto in un emendamento del 2002 (anno della sanguinosa operazione israeliana Scudo Difensivo durante la Seconda Intifada).

Facendo leva su questi tre punti, la destra (e spesso anche il “centro”) ha provato e prova ad eliminare e ad indebolire la presenza “araba” in Parlamento. Potrebbe ad esempio essere escluso un candidato o un partito che sostiene una “soluzione a uno Stato” o “uno Stato per tutti i cittadini” (in questo modo, infatti, verrebbe negata l'”ebraicità dello Stato” principio cardine di Israele). A contribuire alla gravità delle disposizioni elencate vi è la vaga definizione di “organizzazione terroristica” e poco chiaro risulta anche il “sostegno” alla lotta armata a cui si fa riferimento.

A denunciare la pericolosità dell’Articolo 7A è l’Organizzazione umanitaria Adalah, fondata nel 1996, il cui obiettivo è la promozione dei diritti dei cittadini palestinesi d’Israele. In un documento, pubblicato poco più di una settimana fa e consultabile sul suo sito, l’Organizzazione sostiene che «questi provvedimenti potrebbero essere usati per soffocare il dibattito libero e democratico e limitare i diritti politici e le libertà dei cittadini in particolare di quelli arabi israeliani».

Nel caso in cui il CEC voti l’espulsione di una lista o di una candidato, in base all’Articolo 64 della Legge Elettorale (1969), la decisione finale e vincolante spetta alla Suprema Corte Israeliana. Solo in tre casi quest’ultima ha confermato il verdetto del CEC: nel 1965 quando fu escluso il movimento Al-Ard dei palestinesi d’Israele e nel 1988 e nel 1992 quando ad essere estromessa per istigazione al razzismo fu la Lista Kakh del rabbino Meir Kahane espressione dell’estrema destra israeliana.

Perché Zo’ubi?

In base a queste disposizioni e alla forza dilagante di cui gode l’estrema destra in Israele, non desta stupore la momentanea espulsione di Zo’ubi. Parlamentare odiatissima dalla maggioranza degli israeliani per il suo spiccato antisionismo, balzò alle cronache quando prese parte alla prima Freedom Flottilla nel 2010 (era a bordo dell’imbarcazione Mavi Marmara dove otto attivisti turchi e un americano furono assassinati dall’assalto di un commando israeliano).

La “terrorista” e “traditrice” Zo’ubi fu messa alla gogna dai media locali per il “crimine inaccettabile” commesso contro la “nazione ebraica”: aver mostrato sostegno ad “organizzazioni terroristiche” come Hamas. Quando le accuse rivolte contro di lei non ressero, i membri della coalizione governativa di destra cercarono di negarle alcuni privilegi parlamentari continuando, nello stesso tempo, la campagna denigratoria nei suoi confronti.

Resteranno tra le pagine nere della politica israeliana le ingiurie furibonde che le piovvero addosso il 2 giugno 2010. In quella occasione avrebbe dovuto spiegare al Parlamento le motivazioni che l’avevano spinta a partecipare alla Flottilla. Ma il suo discorso fu ripetutamente interrotto dalle offese fragorose dei suoi colleghi israeliani in un crescendo di tensioni che raggiunse il suo culmine quando Zo’ubi, “terminato” il suo intervento, fu sul punto di essere aggredita fisicamente dai colleghi inferociti. Per poterne difendere l’incolumità il Presidente della Knesset Rivlin fu costretto ad assegnarle delle guardie del corpo.

In una recente intervista televisiva al Canale 2 israeliano, Zo’ubi ha dichiarato di essere odiata solo perché svolge diligentemente il suo lavoro e perché combatte il razzismo d’Israele. Sul Jerusalem Post a inizio dicembre, parlando di se stessa in terza persona, aveva dichiarato «loro [la destra israeliana ndr] non sono contro Hanin come persona, sono contro il modello di palestinese che rifiuta i diktat di Israele e che definisce democrazia in termini umanistici. Loro sono contro coloro che non ritengono Israele una democrazia».

E gli altri parlamentari arabi?

Ma se Zo’ubi “gode” del titolo della “araba più odiata”, molti altri suoi colleghi palestinesi non se la sono passata (e passano) meglio.Celebre è il caso di ‘Azmi Bishara (fondatore del partito Balad/Tajammu’ in cui milita Zo’ubi). Bishara aveva visitato nel 2001 la Siria tenendo un discorso in ricordo del defunto Presidente siriano Hafez al-Asad. In quella circostanza aveva espresso solidarietà verso Hezbollah per la sua resistenza in Libano. Solidarietà al “partito di Dio” manifestata anche nel 2006 dopo l’aggressione israeliana al “Paese dei Cedri”.

Ma questa volta fu pagata a caro prezzo. Nel 2007 Bishara si dovette dimettere dalla Knesset nell’Ambasciata israeliana del Cairo. Fu accusato di aver aiutato i nemici in tempo di guerra e di aver passato loro informazioni strategiche (in particolare ad Hezbollah). Decise da allora di restare all’estero per paura di essere arrestato una volta tornato a “casa”.

Anche il leader di Balad Jamal Zahalka e l’ex parlamentare Wassel Taha, a causa della loro visita in Siria, furono accusati di essere “traditori della patria” per aver sostenuto uno “Stato nemico”. Duramente attaccato è anche Ahmad Tibi della Lista Araba Unita. “Terrorista” perché consigliere politico per diversi anni di Yasser ‘Arafat, è stato duramente attaccato per le sue posizioni durante l’Operazione Scudo Difensivo del 2002. Suscitò la rabbia di molti israeliani il suo discorso sui “martiri” come simbolo della “nazione”.

E se il linciaggio televisivo di Zo’ubi in Parlamento è una triste scena della politica israeliana, non meno spettacolare mediaticamente fu l’acqua gettata addosso al parlamentare palestinese Ghaleb Majadale da Anastasia Michaeli di Yisrael Beitenu. E pensare che a scatenare le ire furibonde di Michaeli, durante una commissione alla Knesset, erano state le parole di Majadale in difesa di un preside di un liceo arabo “reo”, secondo la destra, di aver portato i suoi studenti all’annuale Marcia dei Diritti Umani a Tel Aviv.

Boicottaggio o alto astensionismo

«Se mi sarà impedito di gareggiare – aveva detto Zo’ubi sempre al Jerusalem Post – gli arabi boicotteranno le elezioni. Sarà difficile così per Israele presentarsi come una democrazia».

Non che prima però della sua espulsione (e di chi l’aveva preceduta) l’affluenza alle urne dei palestinesi (il 20% della popolazione d’Israele) mostrasse dati più esaltati. Nelle scorsa tornata elettorale solo il 53% dei loro elettori era andato a votare e, stando ai più recenti sondaggi, se ne prevedono perfino di meno questa volta.

Zo’ubi, comunque, stia tranquilla. La possibilità di gareggiare il 22 gennaio pare certa: i precedenti della Corte Suprema Israeliana sono dalla sua parte. Ma in un Paese dove gli “arabi” sono discriminati perché non ebrei, dove i loro parlamentari sono “nemici”e “traditori” minacciati a intermittenza di “espulsione” perché parlano di uguaglianza per “tutti i cittadini”, la sua probabile riammissione sarà l’ennesima vittoria di Pirro per i palestinesi. Nena News

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