LA POLITICA DEGLI STATI UNITI IN MEDIO ORIENTE NON ESISTE

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di Robert Fisk

29 novembre  2017

C’era un tempo in cui una semplice dichiarazione di un segretario di stato – non parliamo poi di un presidente degli Stati Uniti – avrebbe fatto vibrare i telefoni in tutto il Medio Oriente. I Reagan, i Clinton,  i Bush o gli Obama di questo mondo hanno davvero avuto effetto sulla regione, anche se spesso malefico, dato che i leader statunitensi sempre scarsamente informati  e in soggezione di Israele (per non parlare del suo potere di distruggere vite politiche a Washington). Ma oggi, chi prende le decisioni in tutto il vecchio Impero Ottomano?

Ebbene date soltanto un’occhiata  a Putin e ad Assad e a Erdogan e ad al-Sissi e a Macron e a Rouhani”. Questi sono gli uomini che attualmente fanno notizia o dichiarando l’Isis morto o battuto o la Siria “salvata” o i Curdi “terroristi” o salvando il Primo Ministro Saad Hariri dalla casa dove era tenuto in  ostaggio in Arabia Saudita – anche se ora tutti crediamo che non è stato detenuto e che non intendeva davvero dimettersi o che si era dimesso ma  che ora non vuole dimettersi più. E, piuttosto stranamente, Mohamed bin Salman sembra sempre meno influente: un Principe della Corona del Golfo i cui tentativi di distruggere lo Yemen, la Siria di Assad, il Qatar e Al Jazeera e anche il povero Libano sembrano sempre di più come i capricci di un bambino che butta i giocattoli in giro, nel tentativo di spaventare i vicini, compreso l’unico contro il quale non combatterà: la Repubblica Islamica dell’Iran.

Quindi il Medio Oriente dove vivo, somiglia sempre meno al luogo dove ero arrivato più di 40 anni per fare servizi giornalistici. Allora la “politica” degli Stati Uniti era reale, anche se spesso visionaria, bilanciata da un’Unione Sovietica sempre più fatiscente, e rassicurava costantemente un gruppo di dittatori che l’America li avrebbe appoggiati: in vari periodi tra questi c’erano Saddam Hussein, Hafez al-Assad, Anwar Sadat, il re Hussain di Giordania, il Colonello  Gheddafi e lo Scià dell’Iran. Era anche un’epoca in cui anche l’OLP e Arafat erano “terroristi”, anche se erano messi e tolti confusamente dalle “liste dei terroristi” dagli Stati Uniti e da Israele ogni pochi anni. Infatti quelli erano gli allegri giorni quando gli Israeliani incoraggiavano quel simpatico cordiale movimento  Hamas – ora, naturalmente, è di nuovo nella gabbia dei “terroristi” – ad aprire nuove moschee a Gaza per controbilanciare lo  staterello di Arafat in Libano. Gli Israeliani hanno, di fatto, “dimenticato” quella loro pericolosa  “politichetta”.

E in quei giorni lontani chi poteva immaginare le sette che sarebbero emerse per    tutti i “terroristi” di ieri come “moderati” e presentare una nuova completa camera degli orrori – al Qaida e l’Isis – per infondere in noi tutti il timore di Dio e per diffondere la loro influenza in tutto il globo e costringere anche gli zucconi del Pentagono a definirli “apocalittici”? Inoltre è interessante che lo stesso Presidente dell’Iran annunci che l’Isis è stata sconfitta: di solito era George W. Bush che parlava di “missione compiuta”.

E, naturalmente, ora è Putin che invita Bashar al-Assad a Sochi, e chiacchiera con i presidenti di Iran e Turchia, e il cui esercito resta in Siria e rimane buon amico del Presidente- Feldmaresciallo al-Sissi dell’Egitto. E lo stesso per favore, notate,  fa Emmanuel Macron che ha invitato  Sissi, a Parigi questo mese senza parlare neanche una volta dei diritti umani  – tutto questo on 60.000 prigionieri in Egitto, migliaia di persone “sparite” e molto assassinii misteriosi. Sì, va benissimo ringraziare Macron per aver tirato fuori Hariri dalla sua appariscente prigione a Riyadh – e, a proposito, notate che lo ha fatto molto bene – ma non pensate che la Francia sarà un faro per le riforme in Medio Oriente più di Putin. E se Bashar al-Assad parla di nuovo della sua prontezza a negoziare con “chiunque”, lo ha fatto soltanto dopo aver incontrato Putin e averlo ringraziato per “aver salvato” la Siria (e se stesso, si potrebbe aggiungere).

Davvero, gli Stati Uniti si sono trasformati nel Gatto del Cheshire*, dato che talvolta scompaiono proprio dalla nostra vista, ad eccezione di un misto di forze speciali americane che saltano fuori per aiutare i Curdi e di milizie con strani nomi – tutte queste sembra abbiano acronimi di tre lettere – che saranno abbandonate, tradite o dimenticate nei mesi futuri. Forse resterà soltanto il sorriso del Gatto del Cheshire. L’Hezbollah, sospetto che sia  l’unica forza armata in Medio Oriente che ha soltanto un nome. E sono nella lista “terrorista” anche se non, naturalmente, a  Mosca, dove Putin appoggia l’alleato di  Hezbollah, Bashar.

Quello che, tuttavia, non è cambiato in tutti questi anni, è il pozzo di ingiustizia, impoverimento, ignoranza educativa, paura e indegnità in cui vivono i popoli arabi e musulmani in Medio Oriente. Neanche uno dei “nuovi” leader che hanno rimpiazzato gli Americani, sta facendo nulla per alleviare o la corruzione che è la grande malattia del mondo arabo, o la disuguaglianza e la politica tribale che l’Impero Ottomano ha lasciato in eredità al Medio Oriente quando è crollato. L’umanesimo  è arretrato invece di avanzare e i diritti umani e civili sono ora scarsamente nominati nel contesto della regione. Le grandi rivoluzioni arabe si sono sviluppate,  in alcuni casi, in Egitto, per esempio, infantilizzando di nuovo il proprio popolo  facendogli ancora amare i dittatori dello stato profondo  e la polizia brutale e i generali con le aquile sulla mostrine del cappello. Forse la rivoluzione dell’Arabia Saudita deve ancora arrivare. Ho sempre pensato che il giorno in cui i principi reali cominciassero a sbattersi in galera a vicenda, potrebbe essere l’inizio della fine del Regno.

C’è, però, una piccola preziosa ragione per cui di trovare un certo ottimismo in tutto il panorama distrutto e ridotto in macerie del Medio Oriente. Dovremmo ricordarci che è stato da questo luogo di dolore degradante che sono venuti fuori al-Qaida e poi l’Isis e tutta la serie di uomini spaventosi  con i cappucci e i coltelli che esiste ancora nei deserti dell’Iraq e della Siria e in tutta l’Africa dal Sinai al Mali. E quale mostro arriverà prossimamente?

Quei giorni magnifici degli anni ’70, in paragone, sembrano molto piatti. Si potrebbe perfino desiderare il ritorno della vecchia corrotta OLP. Anche il ritorno della politica estera americana seria, che in questi giorni non equivale neanche a un Gatto del  Cheshire – sarebbe un sollievo. La parola “recessivo” sembra anche più appropriata dal punto di vista geografico oggi, quando le flotte si dissolvono e tutto lo sfarzo di ieri “è  simile a Ninive e a Tiro!”

*https://it.wikipedia.org/wiki/Gatto_del_Cheshire

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/us-middle-east-policy-doesnt-exist

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

LA POLITICA DEGLI STATI UNITI IN MEDIO ORIENTE NON ESISTE

http://znetitaly.altervista.org/art/23772

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