La polizia israeliana ha investito un anziano palestinese che protestava contro l’occupazione, poi è fuggita dal luogo dell’incidente

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Articolo pubblicato originariamente su Haaretz e tradotto in italiano da Beniamino Rocchetto

Di Gideon Levy e Alex Levac

Un carro attrezzi scortato da un veicolo della polizia ha colpito Suleiman Hadalan, un anziano attivista anti-occupazione, sulle colline a sud di Hebron. Entrambi i veicoli israeliani sono fuggiti senza richiedere assistenza per l’impavido manifestante, che ora giace in stato vegetativo.

Nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Al-Mizan a Hebron, Suleiman Hadalan giace sedato e intubato, con un taglio alla testa. Nessuno può entrare nella sua stanza, nemmeno le sue due mogli o i suoi dieci figli, tre femmine e sette maschi, anche se uno di questi ultimi è riuscito a intrufolarsi per un momento. Non è chiaro quanti anni abbia Hadalan. La sua carta d’identità dice 65, ma dice da tempo di aver superato da qualche tempo il traguardo dei 70 anni e che i dati dei documenti sono sbagliati.

Hadalan è un pastore e un noto oppositore dell’occupazione e attivista nel suo villaggio non riconosciuto di Umm al-Khair nelle colline a sud di Hebron. Non c’è quasi nessuna dimostrazione o atto di resistenza in questa zona isolata e remota che si svolge senza la sua partecipazione. “Scandisce il tempo nel villaggio”, dice di lui suo figlio Eid, nel suo perfetto ebraico.

Hadalan è in stato vegetativo da quando la scorsa settimana è stato investito da un carro attrezzi al servizio della polizia israeliana, sulla strada che porta al suo villaggio. Il camion era venuto per portare via auto palestinesi senza targa, mashtubas, nel gergo locale. Un video* girato da un abitante del villaggio mostra l’ufficiale di polizia che scortava il carro attrezzi in un veicolo militare blindato lanciare pietre contro i finestrini delle auto in modo da poter entrare e aprire le porte, come un ladro d’auto esperto.

[* Un poliziotto israeliano lancia pietre contro un veicolo palestinese. Video: https://youtu.be/Hv8Il7bzXlI]

Hadalan voleva fermare fisicamente il carro attrezzi dopo che aveva già caricato tre auto, ma il suo autista ha accelerato, investendolo e trascinando il suo corpo per diversi metri sul ciglio sabbioso della strada, finché Hadalan è caduto dal mezzo pesante esanime e sanguinante. I due veicoli della polizia si sono poi allontanati senza richiedere assistenza per Hadalan, come i peggiori pirati della strada, lasciandolo sul ciglio della strada, con il sangue che gli colava dalla testa.

Anche se non è chiaro se Hadalan sia stato investito deliberatamente, è ovvio che se gli autori non fossero agenti di polizia e se l’uomo ferito fosse un ebreo, i colpevoli sarebbero stati processati almeno con l’accusa di aver lasciato la scena di un incidente ed omissione di soccorso. Ma le persone coinvolte in questo caso erano un agente di polizia e un soldato su un mezzo dell’esercito, con un autista civile che lavorava per la polizia su un carro attrezzi, e la persona colpita era un anziano palestinese. Di conseguenza, la legge, in realtà nessuna legge, si applica al conducente o alla sua scorta.

Umm al-Khair si trova sotto l’insediamento di Carmel, nella Cisgiordania meridionale, le sue tende confinano con la recinzione dell’insediamento. L’elettricità viene fornita ai coloni tramite un cavo che scende dal loro modernissimo pollaio e attraversa ciò che resta della terra appartenente a Umm al-Khair dopo che parti di essa sono state prese dai coloni. I polli hanno l’elettricità, ma non le 36 famiglie, circa 200 anime, del borgo.

Suleiman Hadalan è nato su questa terra, che suo padre ha acquistato nel 1962 dai residenti della vicina città palestinese di Yatta. Il nonno di Suleiman era stato costretto a trasferirsi qui con la famiglia e le sue greggi, come il resto della tribù beduina Jahalin, che fu espulsa da Tel Arad nel 1948 dal nascente Stato di Israele. L’Amministrazione Civile nei Territori Occupati ha demolito le tende dei residenti 16 volte, quasi ogni struttura ha un ordine di demolizione che pende su di essa, ma il villaggio è ancora qui.

Per circa sei anni qui è stata condotta una lotta su larga scala per un piccolo forno in pietra. Il fumo che usciva dal tabun era sgradito ai coloni nel relativamente nuovo quartiere meridionale di Carmel, che ne chiesero la demolizione. Dopo che i coloni li citarono in giudizio chiedendo un risarcimento, i pastori di Umm al-Khair hanno cercato di provare alla Corte che il fumo del tabun non provoca il cancro, come affermato dai sensibili ma incivili coloni di Carmel, perché gli abitanti del villaggio bruciano solo rifiuti organici di pecore per alimentalo. Metà dell’alto comando delle Forze di Difesa Israeliane si è presentato a un certo punto per vedere il tabun, che alla fine è stato demolito nel 2014, ma come quasi tutto il resto qui, è stato ovviamente ricostruito.

Suleiman Hadalan ha partecipato attivamente a tutte le lotte. Dopo anni di lavoro come manovale negli insediamenti e in Israele, e senza alcun interesse per l’occupazione, fu l’occupazione a raggiungerlo e rendere la sua vita miserabile, e da allora Don Chisciotte Hadalan ha deciso di combatterla. La svolta è arrivata dopo lo scoppio della Seconda Intifada all’inizio degli anni 2000, quando gli insediamenti hanno negato l’ingresso ai lavoratori della zona.

Hadalan si trovò in gravi difficoltà e divenne il grande piantagrane dell’occupazione nelle colline meridionali di Hebron. Ha presidiato le barricate e bloccato i bulldozer, è salito sulle pale meccaniche delle ruspe, ha protestato a favore dei prigionieri e degli scioperanti della fame. Non c’è praticamente nessuna demolizione locale, operazione di confisca o arresto negli ultimi tempi che non abbia cercato di impedire fisicamente. La polizia e le truppe dell’esercito avevano sentito parlare di lui e sapevano che prima di ogni altra cosa, una volta arrivati ​​sulla scena, avrebbero dovuto affrontare Hadalan. Era sempre lì, appoggiato al suo bastone, a volte con in mano una bandiera palestinese. È stato preso in custodia decine di volte ma è stato sempre rilasciato dopo poche ore (con una sola eccezione, quando è stato incarcerato per 10 giorni), perché, come nota il figlio Eid, non ha mai fatto ricorso alla violenza, quindi non c’era nulla di cui accusarlo.

Nel frattempo, anche il suo gregge è diminuito. L’espansione degli insediamenti e degli avamposti illegali nell’area, e l’appropriazione di sempre più terre da parte dei coloni, oltre alle aree perse a causa delle Zone di Fuoco dichiarate dall’IDF, hanno lasciato poco spazio al pascolo per le pecore di Hadalan. Di 1.500 pecore di alcuni anni fa, la sua famiglia allargata ora ne ha solo 200. E anche questo ha motivato Hadalan a proseguire la sua lotta.

Eid, 38 anni, un pastore come suo padre, sfoggia un chignon da uomo e parla un ebraico perfetto. Nessuno può offrire una descrizione più vivida dell’anziano uomo che ora sta combattendo tra la vita è la morte in ospedale. Negli ultimi anni, Eid ha cercato di convincere suo padre a smettere di provocare le forze di occupazione, ma inutilmente. Disse a Suleiman che non era più giovane e che stava mettendo in pericolo la sua salute, anzi, la sua stessa vita. Ma non è servito a nulla.

“È un uomo molto testardo”, dice Eid, “ma è anche un brav’uomo. Un po’ strano, ma sa il fatto suo. Non è violento, ma resiste a oltranza. Dice sempre che vuole disturbare le forze di occupazione nello stesso modo in cui disturbano la sua vita”.

Mercoledì 5 gennaio Suleiman ha partecipato al funerale di un parente in una vicina comunità pastorale. Ritornò a mezzogiorno e andò a pascolare le pecore. “Non sta mai fermo”, ci dice Eid durante la nostra visita alla sua tenda questa settimana. “Dà da mangiare alle pecore, pulisce i loro recinti, nutre i cani da pastore, non si siede mai”. Mentre era a casa, dopo le preghiere pomeridiane, Suleiman notò improvvisamente un veicolo della polizia e un carro attrezzi, che trasportavano già tre auto confiscate, che scendevano dalla direzione della scuola del villaggio sulla strada principale. I membri della sua famiglia avvertirono Suleiman di non uscire, ma naturalmente li ignorò.

Eid era al pascolo con le pecore in quel momento. Dice che non si perdonerà mai di non essere stato a casa, forse avrebbe potuto dissuadere suo padre dall’intervenire. Le auto irregolari raramente lasciano i confini dei villaggi perché i loro proprietari sanno che gli verranno confiscate dalle autorità israeliane. Andarle a prelevare dai vicoli di villaggi fuori mano è un altro mezzo per tormentare i palestinesi e dimostrare il controllo.

Suleiman attraversò il canalone e salì verso il mezzo della polizia e il carro attrezzi della Shai Cohen Ltd. Erano parcheggiati ai lati della strada, il camion a sinistra, l’auto della polizia a destra, a poche centinaia di metri dalla casa di Suleiman.

Suleiman era fermo, di fronte al carro attrezzi. Improvvisamente il veicolo ha iniziato a muoversi, dapprima lentamente, perché era stato parcheggiato su una leggera pendenza. L’autista ha notato Suleiman? Testimoni oculari del villaggio sono certi che l’abbia visto. Dopotutto, Suleiman era in piedi di fronte a lui. Anche il poliziotto alla guida dell’auto lo avrebbe visto, dicono ancora testimoni oculari. La polizia avrebbe poi affermato che in quel momento venivano lanciate pietre e l’autista del carro attrezzi ha cercato di fuggire per mettersi in salvo. Eid dice che un serio lancio di pietre è iniziato solo dopo che suo padre è stato investito, un incidente che tutti nella zona hanno visto e che ha fatto infuriare gli abitanti del villaggio.

Un video* girato da lontano mostra i due veicoli che fuggono velocemente dalla scena, verso l’autostrada principale: Il carro attrezzi ha fatto cadere a terra Suleiman, lo ha investito e lo ha trascinato per alcuni metri, con la testa che sbatteva contro i sassi, fino a quando non è caduto a terra e il veicolo è sfrecciato via. Dal canalone Eid ha sentito degli spari: L’agente di polizia alla guida dell’auto ha sparato in aria per disperdere gli abitanti del villaggio furiosi; il soldato che lo accompagnava aprì per un momento lo sportello dell’auto ma lo richiuse immediatamente. I due veicoli scomparvero. Quando Eid raggiunse il luogo dell’incidente, suo padre era già stato portato in ospedale.

[* video: https://youtu.be/nt-wcMOPzaY]

Kareem Issa Jubran, osservatore sul campo per l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, ha visitato la scena il giorno seguente e ha trovato non solo macchie di sangue sul ciglio della strada, che erano ancora visibili questa settimana, ma anche frammenti del cranio di Suleiman e alcuni dei suoi denti. Era uno spettacolo orribile. Un’auto privata ha portato l’uomo ferito in una clinica a Yatta, e da lì è stato trasferito con un’ambulanza palestinese all’ospedale della vicina Hebron.

Immediatamente dopo l’incidente, è stato emesso un comunicato della polizia israeliana in cui si afferma che: “Un palestinese che apparentemente è corso verso il carro attrezzi è stato ferito e soccorso dal servizio di ambulanza della Mezzaluna Rossa”. Il giorno successivo, la polizia ha chiarito che: “Durante l’attività di contrasto a veicoli irregolari, svolta dalle forze dell’ordine insieme a un carro attrezzi al servizio della polizia, nei pressi del villaggio di Umm Daraj, è scoppiata una violenta rivolta innescata da rivoltosi residenti nella zona contro le forze dell’ordine. Il carro attrezzi e il veicolo della polizia sono stati stato bloccati e sono state lanciate pietre contro l’ufficiale di polizia e l’autista del carro attrezzi in un modo che li ha messi in pericolo. In risposta, un soldato dell’IDF che era a bordo del veicolo della polizia ha sparato in aria”.

“Mentre le forze si muovevano per andarsene, sotto il lancio di pietre, uno dei rivoltosi è saltato sul carro attrezzi, è caduto a terra ed è rimasto ferito. Nella situazione che si è creata, in cui una folla militante ha cercato concretamente di danneggiare la forza in questione, è stato impossibile prestare soccorso al ferito. La polizia israeliana e l’IDF ribadiscono la gravità di questo tentativo di danneggiare le forze di sicurezza e ostacolare le normali attività di polizia e agiranno con determinazione per imporre l’ordine”.

Non una parola sul fatto che qualcuno sia stato investito.

Eid Hadalan smentisce le affermazioni della polizia. “Diciamo che non hanno investito Suleiman deliberatamente. Quindi, perché non avvisare l’esercito e chiamare un’ambulanza! Non capisco come la polizia possa fuggire dalla scena di un incidente stradale. Immaginiamo se fosse stato ferito un ebreo, Dio non voglia. Cosa farebbero? Chiamerebbero assistenza medica. Un’ambulanza. Un elicottero. La famiglia è certa che sia stato investito deliberatamente. Ci deve essere un’indagine. Deve essere accertato. Allora perché non stanno indagando? La polizia è munita di telecamere individuali. Il carro attrezzi deve essere esaminato. Ma la polizia vuole insabbiare l’incidente”.

La famiglia si trova ora fuori dalla stanza di Suleiman in ospedale, 24 ore su 24. Suleiman ha riportato la frattura del cranio, una lesione alla colonna vertebrale, una costola preme sul suo polmone e ha un’anca rotta. I medici pensavano che sarebbe morto immediatamente, ci dice ora Eid.

“Siamo in attesa, tutta la famiglia, di qualsiasi epilogo. Ci siamo preparati”, aggiunge. “Quando ho sentito che Suleiman era stato investito, ho pensato che fosse stato urtato dallo specchietto del camion. Quando sono arrivato sul posto, mi è stato detto: Tuo padre è stato investito ed è morto”.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

Alex Levac è diventato fotografo esclusivo per il quotidiano Hadashot nel 1983 e dal 1993 è fotografo esclusivo per il quotidiano israeliano Haaretz. Nel 1984, una fotografia scattata durante il dirottamento di un autobus di Tel Aviv smentì il resoconto ufficiale degli eventi e portò a uno scandalo di lunga data noto come affare Kav 300. Levac ha partecipato a numerose mostre, tra cui indiani amazzonici, tenutesi presso l’Università della California, Berkeley; la Biennale israeliana di fotografia Ein Harod; e il Museo di Israele a Gerusalemme. Ha pubblicato cinque libri.

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