La polvere dai piedi di Maurizio Mazzetto

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Mi guardavo le scarpe, nei giorni scorsi. Le vedevo, leggermente, impolverate. Della polvere della Palestina. Sì, della Palestina, non della “Terra santa”.

Smettiamola di chiamarla “terra santa”. È il contrario di essa. È terra di violenza e di sangue, di divisione e di emarginazione, di sofferenza e di dolore. È terra peccatrice, non santa. Il fatto che sia stato il luogo geografico dove sia vissuto Gesù di Nazareth, non la priva dell’impegno di purificarsi e di convertirsi “dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani” (Giona 3,8). Anzi.

Dovrebbe darne l’esempio, esserne il modello, la “terra promessa” per tutti i popoli, per tutte le persone.

Ed invece…

Nonostante che, nei secoli, sia risuonata la medesima Parola presso il popolo ebraico e presso il popolo cristiano, Parola che è considerata anche presso il popolo musulmano “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo. Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo… Non commetterete ingiustizia … Non coverai nel tuo cuore odio contro tuo fratello… Non ti vendicherai… ma amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lev 19, 1-18; lettura del lunedì della prima settimana di Quaresima), nonostante questo, i fratelli (o cugini, come si vogliano chiamare), ossia gli ebrei-cristiani-musulmani, che vivono nella stessa terra di Palestina, soffrono, tutti: perché non c’è pace fondata sulla giustizia (Is 32,17a).

C’è una pace armata, che non è mai pace (Ger 6,14).
C’è una sicurezza armata – rafforzata con la costruzione del “muro”, che non è mai sicurezza (Is 32,17b).
C’è, soprattutto, una terra rubata (ai palestinesi,) che non può più essere, allora, la terra promessa e ricevuta in dono (da Dio).
C’è, in fondo, una tensione e una tristezza che aleggia su tutto e ovunque (insieme alla sofferenza e all’umiliazione per molti), al posto di regnarvi la gioia e la pace, ossia i frutti dello Spirito (Gal 5, 22), che sono il segno di una vita buona, benedetta da Dio.

Allora, tornato a casa, mi chiedevo se avrei dovuto togliere – in quanto Pellegrino di pace e di giustizia – quella polvere, seguendo l’invito di Gesù (Mt 10,14). No, non l’ho fatto. Voglio ancora credere che sia possibile il ravvedimento, e l’accoglienza della Parola, da parte di tutti. Che sia ancora possibile sperare, nonostante tutte le smentite, e proprio perché, come diceva molti anni fa il Sindaco di Firenze, Giorgio la Pira: “La pace nel mondo si risolve nel Medio Oriente e passa attraverso la pacificazione fra le tre religioni che si riconoscono in Abramo: l’Islam, l’Ebraismo e il Cristianesimo. Fino a che queste tre religioni non si riconoscono con fraternità e con rispetto, la pace nel Medio Oriente, anzi la pace nel mondo, non ci sarà”.

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