La profonda trasformazione di Gerusalemme Est

adminSito  venerdì 4 gennaio 2013 09:40

Due rapporti dell’International Crisis Group descrivono come Gerusalemme Est sia stata modificata da Israele: fisicamente, socialmente, politicamente e dal punto di vista emotivo.

Gerusalemme, 4 gennaio 2013, Nena News – L’annuncio della costruzione di nuovi e assai consistenti insediamenti israeliani a Gerusalemme Est ha rimesso la città sotto i riflettori, ma i cambiamenti che ha subito a partire dal 2000, quando le due parti hanno iniziato a concordare il suo destino, sono di gran lunga più ampi e hanno radici ben più profonde. Israeliani, palestinesi e la comunità internazionale devono adeguare le proprie strategie a questi nuovi sviluppi, o la Gerusalemme Est araba proseguirà nel suo pericoloso declino con conseguenze catastrofiche per tutti.

Due rapporti dell’International Crisis Group descrivono come Gerusalemme Est sia stata negli ultimi anni modificata fisicamente, ma anche socialmente, politicamente e dal punto di vista emotivo. Il primo rapporto parla delle politiche territoriali e religiose di Israele a Gerusalemme Est mostra come la combinazione della costruzione di insediamenti israeliani intorno e dentro Gerusalemme Est e di un maggiore attivismo religioso ha alzato il costo di qualsiasi piano futuro che comporti la partizione della città. Il secondo rapporto del declino della Gerusalemme araba, di come i quartieri arabi si siano progressivamente indeboliti sotto l’occupazione, spodestati e isolati dal corpo politico palestinese come raramente prima.

“Due realtà sono incontrovertibili. In primo luogo, l’espansione dei quartieri ebraici a Gerusalemme Est ha alzato il prezzo politico della partizione e quindi abbassato la probabilità che possa avvenire”, afferma Robert Blecher, direttore del progetto Crisis Group arabo-israeliano. “In secondo luogo, un fatto meno tangibile ma altrettanto significativo è che i cambiamenti in Israele e nella regione hanno intensificato le rivendicazioni religiose e storiche sulla città”.

Fin da quando Yasser Arafat e Ehud Barak negoziarono senza successo sullo status di Gerusalemme nel 2000, la città ha vissuto profondi cambiamenti a tre livelli distinti.

A livello territoriale, gli insediamenti si sono espansi in tutto il centro e la periferia di Gerusalemme Est, ma ora sono sul punto di creare una continuità territoriale ebraica da ovest a est attraverso l’intero territorio comunale e oltre, potenzialmente somministrando un colpo mortale alla soluzione a due Stati. Nel sud, la costruzione di nuovi insediamenti ebraici minaccia tutti, ma in particolare avvolge alcuni specifici quartieri arabi. I recenti annunci da parte del governo israeliano, in risposta alla accettazione del limitato miglioramento dello status dei palestinesi presso le Nazioni Unite, sono particolarmente allarmanti in questo senso.

In secondo luogo, a livello religioso, da entrambe le parti, ebrea e palestinese, si sono intensificate le rivendicazioni sulla città e soprattutto sulla Sacra Spianata rendendo alcuni dei compromessi ventilati in passato sempre più irrilevanti. Ciò è tanto più significativo considerato l’aumento dei Fratelli musulmani in tutta la regione, che quasi certamente renderà più difficile per i leader arabi approvare soluzioni che gli avversari possono denunciare come incompatibili con i principi islamici.

In terzo luogo, a livello politico, i palestinesi di Gerusalemme sono sempre più alla deriva, privi di rappresentanza e in mancanza di risorse. Gerusalemme Est è diventata un luogo turbolento e arrabbiato, sempre più scollegato dall’entroterra della Cisgiordania. La strategia palestinese adottata per default dal 1967 è stata quella di boicottare ogni contatto volontario con l’amministrazione israeliana della città. Questo, insieme alla separazione forzata di Gerusalemme Est dalla Autorità Palestinese prevista con gli accordi di Oslo, ha portato a quartieri affollati e malserviti, con infrastrutture obsolete e in cui la vita politica palestinese è stata praticamente eradicata.

“Le prospettive di significativi negoziati israelo-palestinesi sono attualmente deboli ed è necessaria una rivalutazione radicale del processo diplomatico”, afferma Ofer Zalzberg, Senior Analyst del Crisis Group Medio Oriente. “Ma non c’è ragione di gettare la spugna”. Israele, per contro, deve fermare i suoi piani di costruzione di insediamenti, in particolare nel settore particolarmente sensibile noto come E-1; i palestinesi dovrebbero rivedere la loro strategia di boicottaggio come mezzo di ravvivare la vita politica e sociale a Gerusalemme Est; e la comunità internazionale dovrebbe contribuire a proteggere le fondamenta territoriali che consentiranno una morbida partizione di Gerusalemme che serva come capitale di due Stati e preparare il terreno per un riconoscimento reciproco delle rivendicazioni religiose e storiche di ebrei e arabi.

“Gerusalemme è cambiata, anche se la riflessione collettiva sulla città è rimasta sostanzialmente statica”, dice Robert Malley, direttore del programma Crisis Group per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Non è troppo presto per rispolverare vecchie proposte, aggiornandole alla luce di ciò che non ha funzionato più di dieci anni fa, che cosa è cambiato da allora e ciò che potrebbe ancora avere successo oggi”. Nena News

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