LA RABBIOSA DIPLOMAZIA DI TRUMP

di Ramzy Baroud

17ottobre  2017

Per capire lo stratagemma degli Stati Uniti nel Pacifico, e contro la Corea del Nord in particolare, si devono capire i cambiamenti fondamentali che sono in corso in quella regione. Il prestigio della Cina come superpotenza asiatica e come potenza economica globale, è andato crescendo a grande velocità. Il tardivo ‘perno in Asia’ degli Stati Uniti per contrastare l’ascesa della Cina, finora è stato piuttosto inefficace.

La rabbiosa diplomazia del Presidente Donald Trump è la maniera di Washington di allontanare il tradizionale alleato della Corea del Nord, la Cina, e di interrompere ciò che è stato, finora un influsso cinese economico, politico e militare alquanto “morbido” in Asia che ha posto resistenza all’influenza americana nella regione, specialmente nel Mar Cinese Orientale e Meridionale.

Malgrado il fatto che, in anni recenti,  la Cina abbia rivalutato i suoi legami, una volta forti, con la Corea del Nord, osserva ora con grande allarme qualsiasi  potenziamento  militare da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Delle forze armate americane più forti, in quella zona, saranno una sfida diretta all’inevitabile egemonia commerciale e politica della Cina.

Gli Stati Uniti comprendono che la loro parte del grafico a torta economico del mondo viene ora costantemente ridotta, e che la Cina sta guadagnando terreno, e in fretta.

L’economia degli Stati Uniti è la più grande del mondo, ma non per molto tempo. Le statistiche dimostrano che la Cina sta aprendo la strada e, nel 2030, o anche più presto, otterrà il posto desiderato. Infatti, secondo il rapporto del 2014 del Fondo Monetario Internazionale, la Cina è già la più grossa economia quando il metodo di misurazione viene regolato dal potere di acquisto.

Questa non è un’anomalia e non è reversibile, almeno in tempi brevi.

Il tasso di crescita dell’economia statunitense negli scorsi 30 anni è stata in media del 2,4%, mentre quello della Cina è salito al 9,3%.

Citando questi numeri, Paul Ormerod, economista e visiting professor (professore invitato con incarico di insegnamento a termine presso un’università straniera, n.d.t.) presso l’University College di Londra, in un recente articolo ha sostenuto che “se proiettiamo in avanti questi tassi, nel 2024 l’economia cinese sarà grande come quella americana. Nel 2037 sarà più che raddoppiata.”

Non ci si deve meravigliare del motivo per cui Trump si è riferito ossessivamente alla ‘Cina’ nei suoi molti discorsi in campagna elettorale, prima della sua elezione alla Casa Bianca, e del motivo per cui continua a incolpare, fino a oggi, la Cina del programma di armi nucleari della Corea del Nord.

In quanto magnate degli affari, Trump capisce in che modo funziona il vero potere e che l’arsenale nucleare del suo paese, stimato in quasi 7.000 armi atomiche, è semplicemente  non sufficiente a invertire le sfortune economiche del suo paese.

Di fatto, l’arsenale nucleare della Cina è piuttosto minuscolo in confronto a quello degli Stati Uniti. Il potere militare da solo non è una misura sufficiente del vero potere che si può trasformare in stabilità economica, in ricchezza sostenibile e in sicurezza finanziaria di una nazione.

E’ un’ironia che, mentre gli Stati Uniti minacciano di ‘distruggere totalmente la Corea del Nord,’ è il governo cinese che sta usando un linguaggio sensato, chiedendo una distensione e citando la legge internazionale. Non sono cambiate soltanto le fortune, ma anche i ruoli. La Cina, che per molti anni è stata dipinta come uno stato canaglia, ora sembra la base della stabilità in Asia.

I leader prudenti, come l’ex presidente Jimmy Carter, comprendono bene la necessità di coinvolgere la Cina nella risoluzione dello stallo  tra Stati Uniti e Corea del Nord.

In un articolo sul Washington post, Carter, che ha 93 anni, ha chiesto l’immediato e diretto impegno diplomatico con la Corea del Nord che coinvolga anche la Cina,

Il 4 ottobre ha scritto che gli Stati Uniti dovrebbero “offrirsi di inviare a Pyonyang una delegazione di alto livello per colloqui di pace o per appoggiare una conferenza internazionale che comprenda Corea del Nord e Corea del Sud, gli Stati Uniti e la Cina, in un luogo reciprocamente accettabile.”

Pochi giorni dopo, la portavoce del ministero degli Esteri cinese,  Hua Chunying, ha citato l’articolo di Carter, e ha asserito di nuovo la posizione del suo paese, cioè che soltanto una soluzione diplomatica potrebbe portare a termine la crisi.

In un recente tweet, Trump ha sostenuto che “I Presidenti e le loro amministrazioni hanno parlato con la Corea del Nord da 25 anni, hanno fatto accordi e hanno pagato enormi quantità di denaro…non ha funzionato.”

Ha sostenuto che la Corea del Nord ha violato questi accordi anche “prima che l’inchiostro fosse asciutto”, terminando con l’avvertimento di cattivo augurio che “soltanto una cosa funzionerà!” alludendo alla guerra.

Trump è un cattivo studente di storia. Gli ‘accordi a cui si riferiva è ‘L’accordo quadro’ del 1994, firmato dal Presidente Bill Clinton e da Kim Jong-il – il padre dell’attuale leader Kim Jong-un. Di fatto, la crisi è stata evitata, quando Pyonyang ha rispettato la sua parte dell’accordo. Gli Stati Uniti, tuttavia, si sono tirati indietro, come ha sostenuto Fred Kaplan sulla rivista ‘Slate’.

La Corea del Nord si è attenuta alla sua parte dell’affare, gli Stati Uniti, no,” ha scritto Kaplan. “ Non è stato fornito nessun reattore ad acqua leggera. (Si supponeva che la Corea del sud e il Giappone pagassero i reattori, ma non lo hanno fatto, e il Congresso degli Stati Uniti non è intervenuto). Non si è fatto alcun progresso per il riconoscimento diplomatico.”

Ci sono voluti anni perché la Corea del Nord reagisse alla violazione da parte degli Stati Uniti e dei suoi partner dei termine dell’accordo.

Nel 2001 gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan. Nel 2003 hanno invaso l’Iraq e hanno iniziato attivamente a minacciare un cambiamento di regime in Iran. L’Iran, l’Iraq e la Corea del Nord erano state messe nella lista nera come “asse del male”, durante il famigerato discorso di George W. Bush nel 2002.

Sono seguite altre invasioni militari, specialmente perché il Medio Oriente cadde in un caos senza precedenti in conseguenza della cosiddetta Primavera Araba del 2011. Il cambiamento di regime, come è successo con la Libia, è rimasta la dottrina distintiva della politica estera degli Stati Uniti.

Questa è la vera realtà che terrorizza la Corea del Sud. Per 15 anni hanno aspettato il loro turno perché gli Stati Uniti cambiassero strada, e il loro programma di armi nucleari è la loro unica strategia deterrente di fronte agli interventi militari americani. Più la dirigenza nord coreana si sentiva isolata a livello regionale e internazionale, più diventava determinata a ottenere bombe nucleari.

Questo è il contesto che Trump non vuole capire. I media americani ordinari che sembrano detestare Trump in ogni modo tranne che quando minaccia la guerra o difende Israele, lo seguono ciecamente.

I reportage attuali sulla ipotetica capacità della Corea del Nord di uccidere “il 90% di tutti gli Americani” entro un anno, è il tipo di ignoranza e di allarmismo che ha trascinato gli Stati Uniti in molteplici guerre, costate trilioni di dollari all’economia, allo stesso tempo continuando a rendere di gran lunga peggiori le brutte situazioni.

Di fatto, un recente studio della Brown University, ha dimostrato che, tra il 2001 e il 2016,  le guerre in Afghanistan, Iraq, Siria e Pakistan, sono costate agli Stati Uniti 3,6 miliardi di dollari.

Forse un modo migliore di difendersi contro l’ascesa della Cina. è investire nell’economia degli Stati Uniti, invece di sprecare denaro in guerre prolungate.

Ma se avrà luogo una guerra in Corea, come sarà?

La rivista americana Newsweek ha affrontato questo problema molto inquietante, soltanto per fornire risposte ugualmente preoccupanti.

“Se esplodessero i combattimenti tra i due paesi, i comandanti americani di stanza nel Pacifico esaurirebbero molto rapidamente le loro scorte di bombe intelligenti e di missili, probabilmente entro una settimana,” hanno rivelato delle fonti militari.

Ci vorrà un anno perché le forze armate statunitensi riforniscano di nuovo la loro scorta, lasciando quindi a  loro la scelta di “far cadere bombe rudimentali a gravità sui loro obiettivi, garantendo un conflitto più lungo e più sanguinoso per entrambe le parti.

Prevedibilmente, la Corea del Nord colpirebbe, quando vuole, tutti i suoi alleati nella regione, cominciando con la Corea del Sud. Anche se il conflitto non si intensificherà fino ad arrivare all’uso delle armi nucleari, il bilancio delle vittime di tale guerra “potrebbe raggiungere 1 milione.”

Sia Trump che Kim Jong-un sono personaggi sgradevoli, spinti da ego fragili e da una capacità di giudizio instabile. Sono, tuttavia, entrambi in una posizione che, se non viene controllata subito, potrebbe minacciare la sicurezza globale e le vite di milioni di persone.

Bisogna ascoltare gli inviti a soluzioni diplomatiche fatti da Carter e dalla Cina, prima che sia troppo tardi.

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso  Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California.  Visitate il suo sito web: www.ramzybaroud.net.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/trumps-angry-diplomacy

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.

 

 

LA RABBIOSA DIPLOMAZIA DI TRUMP

http://znetitaly.altervista.org/art/23347

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