LA RED CRESCENT DI GAZA CHIUDE A CAUSA DELL’ASSEDIO ISRAELIANO – di Patrizia Cecconi

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22.07.2018 – Patrizia Cecconi

 

La Palestinian Red Crescent, ovvero l’equivalente della Croce Rossa italiana, rischia di chiudere per la mancanza di energia elettrica imposta da Israele.

La struttura di Gaza della Red Crescent, o Mezzaluna Rossa, è superba. Per chi seguita a immaginare Gaza solo come un’accozzaglia di baracche, una visita alla Red Crescent può risultare scioccante. Non meno delle strade alberate, o di alcuni giardini, o di alcune strutture educative sia che si tratti di asili-nido che di università.

Poi ci sono le devastazioni continue (e impunite, forse anche per questo continue) regalate dai missili lanciati dagli F-16 israeliani. A volte anche dall’artiglieria terrestre, dipende. Ci sono anche le povere case dei campi profughi ammassate le une sulle altre, e sono la maggioranza, e ci sono le ricostruzioni, anche notevoli per la verità. Sempre a rischio bombardamento anche loro, ma ci sono.

La Red Crescent, in tutte le sue strutture lungo la Striscia, e in particolare nelle due più importanti, Gaza e Khan Younis, conosce bene gli effetti devastanti dei bombardamenti, ma ha saputo ricostruire le parti distrutte addirittura implementandole ed ha aumentato i servizi alla popolazione.

Ma ora non è un F-16 a far chiudere la struttura centrale, quella di Gaza City, ma un vecchio bombardamento, quello che rappresenta il crimine che circa 12 anni fa rese Gaza dipendente da Israele. Quello che distrusse la centrale elettrica che forniva elettricità a tutta la Striscia e che, grazie all’assedio, non è più stato possibile ricostruire.

Così oggi il dr. Bashir Murad, vicedirettore generale della Palestinian Red Crescent comunica che con l’ulteriore arbitrio israeliano di chiudere anche il valico merci di Kerem Shalom, il carburante per mandare avanti i gruppi elettrogeni, e quindi le strutture ospedaliere, è in esaurimento. Fra tre giorni sarà completamente esaurito e tutto si dovrà fermare.

Forse i media europei ne hanno parlato? Al momento non ci risulta e abbiamo il dolore e l’onore di parlarne per primi.
Quello che arriva dal vicedirettore generale della Red Crescent non è un grido d’aiuto, ma un grido di denuncia. Il dr. Bashir chiede dov’è il mondo civile? Quello che riempie gli scaffali di leggi e la bocca di parole? Quello che parla di diritti umani e poi non riesce a fermare un mostro che i diritti li consuma dalle prime luci dell’alba fino a esaurimento?

La chiusura della Mezzaluna Rossa Palestinese, nella sua tragicità, potrebbe significare un punto di vantaggio nella lotta continua di Israele contro la Striscia di Gaza e contro i palestinesi in generale, ma sarebbe una vittoria di Pirro oltre che una vittoria criminale. Una vittoria di Pirro perché tutto ha un limite e anche lo strapotere israeliano lo ha e, a volte, il crimine non paga.

Certo, ci sarebbe sempre un “inviato speciale” (per inciso mai visti nell’area sotto assedio) pronto a dire che anche la Mezzaluna Rossa era un covo terroristico. La cosa, per quanto ignobile, non ci stupirebbe, ma noi siamo qui e la verità la tocchiamo con mano.

Gli opinion maker, come dice il binomio di parole rigorosamente in inglese, l’opinione la fanno e quindi potrebbero servirsi di qualunque menzogna per seguitare a farla a servizio dello Stato ebraico, quello che per sua scelta non è più democratico neanche nella definizione, dopo la decisione della Knesset, ma che continua ad essere definito tale.

Non importa che il suo esercito abbia distrutto la centrale elettrica di un’area di circa 360 chilometri. Non importa che cinga d’assedio quell’area da terra, dal cielo (perché ne ha distrutto anche l’aeroporto quando ancora non c’era neanche la scusa di Hamas) e dal mare. Non importa che somministri quasi quotidianamente la pena di morte senza processo a uomini, donne e bambini. Non importa neanche che il suo primo ministro si abbracci con il più fascista e antisemita primo ministro europeo, l’ungherese Viktor Orban.

Finché Israele sarà utile seguiterà ad essere accolto e coccolato come un cucciolo da proteggere pur essendo un mostro che vive divorando diritti umani e scarnificando passo dopo passo i pilastri su cui poggia quell’insieme di valori che definiscono la struttura democratica nella sua reale essenza.
La Mezzaluna Rossa manda il suo grido di denuncia, pochi lo sentiranno, ma nonostante ciò noi  siamo quasi certi che Israele non farà chiudere questa straordinaria struttura, perché all’ultimo minuto si mostrerà generoso: riaprirà il valico di Kerem Shalom per far passare le merci che arbitrariamente deciderà di far entrare.

In quel momento i valletti mediatici si accorgeranno che il carburante è arrivato a Gaza e non punteranno lo sguardo sull’arbitrio e l’illegalità dell’assediante, ma ne tesseranno le lodi considerando Netanyahu generoso e tollerante. Allora forse si accorgeranno del grido del dr. Bashir, ma lo useranno strumentalmente per riaffermare, senza accorgersi del paradosso, la democraticità dello Stato ebraico.

La nostra voce non ha megafoni sufficienti per farsi ascoltare ovunque, ma sappiamo che la verità è in grado di camminare anche nel vento. E allora facciamo eco alla Mezzaluna Rossa Palestinese e ricordiamo che il carburante dovrà passare. E siamo anche quasi sicuri che passerà. Come passeranno altre merci, e non per generosità israeliana,come racconteranno i soliti noti, ma perché Israele deve lucrare sulle merci che decide di introdurre nella Striscia, e perché i suoi mercanti scalpitano vedendosi chiuso uno spicchio di mercato. Passerà anche perché questo tenere la popolazione gazawa sempre con l’acqua alla gola, impedisce alla Striscia di essere autonoma e consente all’assediante di governarne i livelli di sopravvivenza.
Alziamo il volume sulla denuncia del dr. Bashir Murad affinché la Mezzaluna non chiuda i battenti, affinché le sue strutture di eccellenza – che in zona assediata da dodici anni sembrano un miracolo – seguitino a funzionare. Ma mentre facciamo l’eco al grido della Mezzaluna rossa, teniamo aperti occhi e mente per evitare di dimenticare che il vero problema di Gaza si chiama “assedio”, e l’assediante è lo Stato ebraico, quello oltre le cui reti gli assediati fanno volare gli aquiloni con la codina in fiamme affinché il mondo si accorga della loro condizione e costringa Israele a entrare nella legalità.

Gaza 22 luglio 2018

 

La Red Crescent di Gaza chiude a causa dell’assedio israeliano. – di Patrizia Cecconi

La Red Crescent di Gaza chiude a causa dell’assedio israeliano.

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