La Repubblica di Tahrir chiede…

admin | July 18th, 2011 – 7:05 pm

Il giuramento dei nuovi ministri è stato rinviato a domani. Sembra. L’Egitto della Rivoluzione del 25 gennaio affronta un altro passaggio (obbligato) per liberarsi del regime dei Mubarak. Ed è un passaggio che nasce ancora una volta – doverosamente – da piazza Tahrir. Il sit in in piazza continua, da oltre dieci giorni. La piazza, dicono i testimoni, i tweets, i racconti, si è trasformata in un mondo tutto proprio, dalla propria topografia, le proprie regole, la propria cultura. Stasera ci sarà un altro appuntamento di tweetnadwa (guardate i miei post precedenti), e a seguire cinema a Tahrir, mentre i graffitari lavorano e i poeti anche. Lavorano altrettanto i (giovani) politici di Tahrir, che hanno deciso di non dare un’altra dilazione al Consiglio Militare Supremo, per evitare di essere fagocitati, e con loro la rivoluzione.

Mona Seif al Islam, monasosh quando tweetta, scriveva stamattina, per descrivere Tahrir, A city of its own, good morning #tahrir . Off to work http://yfrog.com/kkrllzqj

E dunque, la piazza ha premuto e sta premendo. Il primo risultato, è il più incredibile rimpasto di governo da quando Mubarak è caduto. 14 ministri cambiati, dimessi, nominati e poi cancellati. Una confusione che, forse, si scioglierà solo domani, col giuramento preannunciato. Non è ancora il punto fermo che tutti attendono, l’Egitto non è ancora uscito dalla palude di un regime che si è formato in ben trent’anni di autocrazia. La piazza, però, sta dimostrando che non demorde, e che si è disposti a rischiare, di nuovo, parecchio, per l’amore della libertà

Nel suo commento settimanale su Al  Masri al Youm, Alaa al Aswany spiega perché il Consiglio Militare Supremo non ha, in sei mesi, fatto quello che la Rivoluzione gli chiedeva. Ecco uno stralcio, preso dal blog di Aswany. Che ha settembre sarà al Festival di Mantova (e ci sarò anch’io, insh’allah):

….what  is holding the military council back and preventing it from fulfilling  the demands of the revolution is the fact that it is following the same  policies Hosni Mubarak followed in wielding power. The way the military  council has run Egypt  since the revolution has been totally unrevolutionary, which could  drive the country to a dead end and dangerous confrontation. The  millions of Egyptians who carried out one of the greatest revolutions in  history were content to leave their revolution in the hands of the  military council, but after six months they have discovered that nothing  has changed, so they have come out on the streets to call for  fulfilment of their demands, but the military council does not seem  willing to comply. The demands of the revolution are clear. We have  written them out and voiced them dozens of times, and all of them are  simple and legitimate: social justice, a clean sweep, and democratic  reform. We have a right to know where Hosni Mubarak is and how his  health really is and why he is not being treated like any other  prisoner. We have a right to know where Gamal and Alaa Mubarak are and  to send someone to check that they are really in prison. The police  force must be purged of corrupt officers and murderers and all state  institutions must be completely purged of Hosni Mubarak’s followers,  with fair open trials for all the killers and corrupt officials,  starting with Hosni Mubarak and his bloody interior minister, Habib  el-Adli. Social justice must be implemented by setting a minimum wage  that guarantees the poor a decent living and a maximum to prevent the  theft of public money. These are the revolutionary demands that we will  not abandon, whatever the sacrifices. I hope the military council  listens to the voice of the people before it is too late. The Egyptian  people, who sacrificed hundreds of dead and thousands of injured for the  sake of the revolution, are fully prepared to sacrifice more blood and more lives for the sake of freedom.

La foto è di Ahmed Abd el Fatah, ritrae un graffiti a Tahrir che assomiglia maledettamente all’Urlo di Munch. Ma è tutto egiziano.

http://invisiblearabs.com/?p=3338

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