La resistenza del villaggio di Issawiya

2 APR 2013

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Soldati israeliani ad Issawiya (Mahfouz Abu Turk/EPA Images)

Nei mesi passati il villaggio di Issawiya è stato sotto attacco. L’esercito israeliano ha provato a rompere lo spirito di resistenza di questo piccolo paese, a Nord di Gerusalemme, dove risiede il prigioniero in sciopero della fame, Samer Issawi.

 

La gente di Issawiya continua a manifestare in solidarietà con Samer e con gli altri detenuti politici. Issawi ha cominciato a rifiutare il cibo poco dopo il suo arresto nel luglio dell’anno scorso e da allora ha portato avanti uno sciopero della fame a intermittenza. Mentre la sua salute deteriora, la mobilitazione a sostegno del suo digiuno cresce. La famiglia di Samer ha eretto una tenda di protesta ad Issawiya, demolita oltre venti volte da parte delle truppe israeliane.

Confisca delle terre

L’arresto di Issawi non è stato l’unico elemento a spingere il villaggio all’azione. Da molto tempo il Comune di Gerusalemme controllato da Israele procede con la confisca di terre di proprietà dei residenti di Issawiya. Centinaia di dunam (un dunam è pari a mille metri quadrati) sono stati sequestrati nell’ultimo anno a favore di due progetti: un parco nazionale e una discarica di rifiuti.

Issawiya è un luogo caldo a Gerusalemme. Le proteste nel villaggio hanno sempre portato a duri scontri con le forze israeliane. Raid notturni e arresti si verificano con cadenza regolare.Grassroots Jerusalem è un’organizzazione che monitora da vicino il comportamento delle truppe israeliane a Issawiya: “Dopo l’udienza di Samer del 18 dicembre, abbiamo registrato un’escalation degli attacchi contro il villaggio – dice Fayrouz Sharqawi, membro del gruppo – Questa escalation ha preso la forma di raid quotidiani, anche più volte al giorno”.

Vessazioni

“Le autorità israeliane e la polizia di frontiera pongono regolarmente un checkpoint volante all’ingresso del villaggio. La polizia è spesso accompagnata da funzionari delle autorità fiscali e altre autorità che vessano i residenti e li puniscono come collettività”. Negli ultimi tre mesi, oltre 150 persone sono state arrestate ad Issawiya, secondo Sharqawi: “La ragione di tale escalation può essere anche dovuta alla nomina di un nuovo comandante della polizia”.

A novembre 2012, Izhar Peled è stato nominato comandante della polizia di frontiera di Gerusalemme. Una nomina che ha seguito a quella di Yossi Pariente a capo della polizia di Gerusalemme nel settembre 2012. Pariente ha sostituito Niso Shaham, dimessosi dopo uno scandalo  sessuale.

Minacce

Diversi funzionari di polizia hanno espresso l’intenzione di rompere il movimento di protesta di Issawiya. Mohammad Abu al-Hummus, attivista politico e membro del Follow-up Committee del villaggio, ha detto ad Electronic Intifada che oggi le minacce da parte della polizia sono sempre più esplicite.

Un ufficiale ha detto al comitato che il suo obiettivo è portare una tazza di caffè da French Hill – una colonia israeliana a Gerusalemme Est – fino ad Issawiya senza farne cadere una goccia. Un modo per dire che il target israeliano è normalizzare i raid delle forze di occupazione senza che queste siano attaccate dal lancio di sassi da parte dei residenti.

“Durante un protesta, un funzionario mi ha detto: Vi avviterò uno ad uno – racconto Abu al-Hummus – Durante un interrogatorio, un altro ha minacciato di tagliare via Issawiya da Gerusalemme, di circondarci con un Muro e di consegnarci all’Autorità Palestinese”.

E se gli attacchi contro Issawiya non sono certo nuovi, la brutalità e l’intensità degli più recenti non hanno precedenti. Gli arresti e gli attacchi non hanno come target solo le persone attive nei movimenti di protesta. Issawiya è abitata da oltre 12mila palestinesi. A partire dall’occupazione israeliana di Gerusalemme nel 1967, più di 12mila dunam di terra sono stati confiscati, secondo il rapporto di Grassroots Jerusalem.

A novembre 2011 il Comune di Gerusalemme ha pubblicato un piano per la costruzione di un parco nazionale sulle terre dei villaggi di Issawiya e At-Tur. Il piano nella pratica soffocherà Issawiya e ne impedirà l’espansione verso Sud. Il Comune lo ha chiamato “Non vedono, non sanno 2012”. “Lo scorso anno il Comune ha deciso di confiscare 740 dunam di terre a Issawiya e At-Tur – spiega Abu al-Hummus – Abbiamo protestato e organizzato ogni venerdì preghiere collettive nelle terre confiscate. Dopo quattro mesi, la decisione è stata sospesa”. “I residenti ci hanno detto che il lavoro continua nonostante l’ordine della corte – aggiunge Sharqawi – Il caso è ancora in tribunale”.

E i piani per una discarica a Wadi Cabina e nella Valle Qasim prevedono inoltre la confisca di 534 dunam dei villaggi di Issawiya, Shufat e Anata.

Isolare Gerusalemme

“Le autorità israeliane vogliono riempire la valle con rifiuti solidi, occupare la terre e alla fine creare un parco nazionale”, continua Sharqawi. Il piano prevede la colonizzazione del corridoio E1 tra Gerusalemme e la colonia israeliana di Ma’ale Adumim, in Cisgiordania. Questo permetterebbe di far avanzare il progetto israeliano di isolare Gerusalemme dal resto della Cisgiordania e impedire la contiguità territoriale tra il Nord e il Sud della Cisgiordania.

La discarica danneggerebbe anche i collegamenti tra i villaggi di Issawiya, Anata e Shufat. Il 30 dicembre 2012 Adalah, gruppo palestinese per i diritti umani, ha presentato una petizione alla corte contro il piano. “Circa cinque mesi fa, hanno aperto un nuovo fronte contro di noi – continua Abu al-Hummus – Il Comune ha confiscato terre a Nord del villaggio per la creazione della discarica. Hanno emesso ordini per impedirci di raggiungere le nostre terre. Più tardi, hanno confiscato le terre affermando che erano state abbandonate”.

“Issawiya ha bisogno di maggiore copertura da parte dei media, nessuno parla di quanto sta accadendo”, aggiunge Sharqawi.

“Le proteste continueranno”

“I media non si interessano più a noi da quando gli scontri sono diventati regolari – continua – Non siamo più una notizia. I residenti di Issawiya hanno bisogno di vedere che i villaggi vicini sono con loro. L’occupazione ha separato quartieri e villaggi a Gerusalemme, ognuno occupato con il proprio problema”.

“Lottiamo su tre fronti – dice Abu al-Hummus – Combattiamo contro la confisca delle terre a Nord e Sud del villaggio e per la libertà di Samer Issawi. Le forze di occupazione – con tutte le loro unità – stanno cercando di rompere il nostro spirito. Ma non potranno distruggere il nostro movimento. Le nostre proteste continueranno”.

Dalla fine di febbraio, le truppe israeliane si sono concentrate di più contro Silwan, altro quartiere palestinesi di Gerusalemme Est. “Ma gli attacchi contro Issawiya non si sono fermati, sono solo diminuiti”, conclude Sharqawi. La brutale campagna contro i residenti di Issawiya ha fallito nel distruggere la loro resistenza. Nessun ufficiale israeliano potrà portare una tazza di caffè nel villaggio senza farne cadere nemmeno una goccia.

Maath Musleh
The Electronic intifada

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/la-resistenza-del-villaggio-di-issawiya

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