La resistenza nonviolenta non si ferma.

Venerdi 11 novembre abbiamo partecipato all’apertura di un altro straordinario cantiere di resistenza popolare che si unirà ai tantissimi già aperti -e repressi dall’esercito- della Palestina sotto occupazione. Anche sotto gli ulivi di CREMISAN ogni venerdi si convoca la gente comune che non si rassegna all’ipocrisia e alza la voce come popolo oppresso che attende la liberazione. Aiutateci a dare voce della protesta di BEIT JALA (Betlemme) inoltrando a tutti i vostri contatti e condividendo su Facebook, questo nuovo fortissimo grido di denuncia al governo israeliano che stavolta ha come promotori e protagonisti direttamente 58 famiglie cristiane, con in testa il loro parroco, padre IBRAHIM SHOMALY.
BoccheScucite, prima di farsi rilasciare da padre Shomaly questa intervista in esclusiva, ha immaginato di portare qui, sotto “questi ulivi che piangono lacrime amare di ingiustizia”, ognuno di voi lettori, per promettere a queste sorelle e fratelli palestinesi che non li lasceremo soli.
Pensate che a dare un chiarissimo e potente segno di approvazione e appoggio alla lotta popolare è scesa in campo, proprio tra i campi che le ruspe stanno per attaccare, IL VESCOVO ausiliare di Gerusalemme, Mons. William Shomaly. Guardate e diffondete il pù possibile le foto di questo venerdì di dolore e speranza.

BoccheScucite: Reverendo padre, non è certo normale che lei è la sua parrocchia abbiate deciso di celebrare la Messa tutti i venerdi non in chiesa ma in questi campi di ulivi.

Padre Ibrahim Shomaly: E’ stata scelta necessaria per la mia comunità ferita da questa ingiustizia: 58 nostre famiglie stanno per essere aggredite e derubate della loro terra, delle loro radici e del loro futuro, per far posto alla costruzione del Muro. Noi viviamo sotto i nostri ulivi. Sono parte di noi. Ma oggi questi ulivi sono diventati un autentico Getsemani. Queste piante minacciate dalle ruspe dell’esercito, sono per noi gli ulivi che hanno così intensamente partecipato al dolore di Gesù, da piangere con lui. Qui in Terra Santa vengono da tutto il mondo per vedere gli ulivi dell’agonia di Nostro Signore ma oggi quell’agonia continua sotto questi ulivi, qui a Beit Jala. La passione del mio popolo che da secoli vive su questa sua terra, sta consumandosi nell’indifferenza di tutti. Per questo non potevo, come pastore, fingere di non udire il lamento dei miei figli, delle loro famiglie e di questi stessi ulivi.
Il Signore, come sempre, ha udito il grido dell’oppresso e non resta in silenzio. Questi campi, questo giardino del nostro Getsemani, ogni venerdi raccoglierà le lacrime ma anche la preghiera, le suppliche e la denuncia di tutti noi e di tanti che ci stanno esprimendo la loro solidarietà.

BoccheScucite: Questo gesto coraggioso di condivisione del dolore è anche un’aperta denuncia a chi ha permesso e attuato questa violenza dalle conseguenze incalcolabili. Chi sono i responsabili?

Padre Ibrahim Shomaly: Il primo responsabile è il governo israeliano che sta distruggendo la nostra terra costruendo questo muro. E il muro è chiaramente un male. Se questo male dovessimo sopportarlo costruito sul confine della Linea Verde già la sofferenza sarebbe enorme, ma siccome continua a venir costruito rubando la nostra terra, il male appare solo come un enorme ingiustizia.
Purtroppo non possiamo tacere che responsabili sono anche i padri Salesiani che hanno qui a Cremisan un loro convento. Sono stati loro a scegliere e a richiedere precisamente che il tracciato del muro venga spostato dietro al loro convento, con il vantaggio di passare così nella zona che verrà considerata parte di Gerusalemme. Loro lo fanno per i loro interessi economici, per poter vendere più facilmente il vino in Israele, ma sapevano e sanno che scegliendo questo la terra e gli ulivi di 58 famiglie avrebbero perso completamente tutto. Certamente, se ci fermiamo alla loro valutazione economica, è più facile vendere il vino in Israele che non qui da noi in Palestina dove si beve molto meno. Ma io mi chiedo: chi è più importante, l’uomo o il vino? Anzi, secondo me il Signore non è venuto per…il vino ma per gli uomini. I nostri confratelli Salesiani sbagliano, perché centinaia di anni fa sono venuti tra questa gente e non hanno esitato a succhiare come in un allattamento tutto quello che questa terra e questa gente ha dato loro con generosità infinita. Ma ora, dimenticando tutto ciò che hanno ricevuto da questa gente, li abbandonano preferendo difendere i loro interessi economici. I Salesiani sono quindi i secondi responsabili di questa situazione.
Terzo responsabile è la comunità internazionale, che appoggia da quasi cento anni questa situazione di ingiustizia. Il silenzio di fronte ai continui soprusi e il rifiuto di riconoscere lo stato di Palestina rende Israele più forte e conferma il male che il muro ha seminato nella nostra terra.

BoccheScucite: Come ha reagito la gente a questa violenza, come hanno reagito i cristiani e come la Chiesa?

Padre Ibrahim Shomaly: La Chiesa è sempre stata molto chiara, dai suoi vertici (come dimenticare Giovanni Paolo II: “non di muri ha bisogno la terra santa” o il Patriarca Sabbah) fino ai cristiani delle nostre comunità. La voce forte dei nostri Pastori ci ha aiutato a non essere mai contro i fratelli ebrei ma contro l’occupazione della nostra terra. Purtroppo, quella Chiesa che i cristiani hanno sempre sentito loro vicina nella prova, in questa occasione viene sentita come se l’avesse abbandonata. I cristiani provano una grande amarezza perché vedono che i loro pastori, anzi, alcuni di loro, preferiscono pensare ai loro interessi. Contemporaneamente però vengono qui per pregare e si aspettano che tutta la Chiesa, dal Papa ai vescovi di tutto il mondo, dicano NO al muro costruito sulle loro terre per dire anche NO al muro come soluzione.

BoccheScucite: E cosa pensa, lei che è parroco di questa comunità, vedendo oggi, sotto gli ulivi del Getsemani di Beit Jala, perfino il Vescovo del Patriarcato?

Padre Ibrahim Shomaly: Il Patriarcato ha fin da subito appoggiato la nostra azione incoraggiandoci ad attivare tutti i possibili canali e non restare inermi. Ci hanno detto di invitare tutti a venire per unirsi nella celebrazione. La gente colpita da questa terribile violenza ha apprezzato moltissimo la presenza del Vescovo cattolico come anche quella del Vescovo ortodosso Atallah Hanna. La gente si dispera invece quando viene tradita dalla Chiesa.

BoccheScucite: La vostra protesta, un’azione nonviolenta che ha raccolto tantissime persone diverse non solo palestinesi, farà senz’altro parlare la stampa nei prossimi giorni…

Padre Ibrahim Shomaly: Ma il nostro obiettivo è molto più grande: ogni venerdì ci daremo l’appuntamento qui, sotto i nostri ulivi, per celebrare l’Eucarestia, pregare e fermare questo scempio. Chiediamo anche attraverso BoccheScucite, a tutti coloro che in Italia e nel mondo sentono il grido del nostro popolo, di sentirsi in comunione con la gente di Beit Jala, OGNI VENERDI ALLE 14.30, fino a che non finirà questo sofferenza.

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