La resistenza palestinese è resistenza, non “terrore”

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/40033

Cosa vedo nel video clip? Vedo terrorismo, sì, una minaccia alla sicurezza, sì, aggressione, sì, violenza, sì: contro i palestinesi.

Fonte: English Version

Rima Najjar – 18 agosto 2020

Immagine di copertina: da un videoclip diffuso dalle autorità israeliane sul tentativo di un palestinese di perpetrare un accoltellamento a Gerusalemme Est: https://vk.com/video464838380_456239191

Vorrei invitarvi a guardare un breve video clip rilasciato dalle autorità israeliane su un recente tentativo di accoltellamento da parte di un giovane palestinese verso un soldato israeliano pesantemente armato.

Ma prima lasciate che vi descriva quello che io vedo come palestinese.

La telecamera di sorveglianza mostra un palestinese magro dall’aspetto giovanile in camicia rossa e  con la mascherina che cammina lentamente verso una barricata vicino a Bab Hotta, una delle porte della moschea di al-Aqsa. La barricata taglia la stradina della Città Vecchia. L’uomo viene successivamente identificato come Ashraf Hasan Atallah Halasa, un 30enne del campo profughi di Shuafat, a Gerusalemme.

Ashraf Hasan Atallah Halasa

Dietro la barricata ci sono tre membri della Polizia di Frontiera israeliana, mentre di fronte a loro un quarto si appoggia con nonchalance con la schiena e con un piede al muro di un edificio di fronte alla barricata. Tutti sono armati di mitragliatrici armate.

Alcuni palestinesi passano impassibili davanti a questo spettacolo di “sicurezza”, anche se potrebbero aver sentito che la notte precedente, vicino alla moschea al-Aqsa, i soldati israeliani  hanno rapito Tareq e suo fratello, Atef Sbeitan.

Quando il giovane palestinese raggiunge la barricata, si sporge in avanti con un movimento rapido e cerca di pugnalare il soldato più vicino a lui. Subito viene ucciso.

Un sito del governo israeliano definisce la Polizia di Frontiera come un braccio delle Forze israeliane, che nel 1967  entra “in Cisgiordania e Gerusalemme est per imporre l’ordine in queste regioni appena conquistate”. Stanno ancora “imponendo l’ordine” come conquistatori e oppressori.

Cosa vedo nel video clip? Vedo terrorismo, sì, una minaccia alla sicurezza, sì, aggressione, sì, violenza, sì: contro i palestinesi.

Lo spettacolo scadente montato nel video clip per  presentare la scena come un atto di “legge e ordine” è per me disgustoso. Ecco in mostra l’efficace e autocelebrativo  apparato forense dello Stato, la raccolta di prove per  presentare il palestinese armato con  un coltello da cucina come l’aggressore terrorista contro le forze del bene.

Secondo un twitter del portavoce della polizia israeliana Micky Rosenfeld, dovremmo tirare tutti un sospiro di sollievo; la minaccia rappresentata dal giovane palestinese è stata “neutralizzata”.

E dei rappresentanti pesantemente armati di uno stato brutale che operano per mantenere l’annessione illegale di Gerusalemme e presiedono alla sua incredibilmente crudele giudaizzazione e alla cancellazione dei suoi abitanti arabi palestinesi e della loro cultura? Che ne è stato?

I Palestinesi e i gruppi per i diritti umani hanno a lungo accusato le “forze di sicurezza” israeliane di usare la forza in maniera eccessiva. Io sono qui per accusare le forze israeliane di terrorismo e tutti coloro che hanno giurato di difendere la sicurezza di Israele come loro collaboratori.

Come palestinese, quando vedo un videoclip come questo, non  vedo ciò che le immagini accuratamente montate dal governo israeliano hanno lo scopo di “dimostrare” al mondo.

Vedo il risultato dell’esistenza di Israele sul suolo palestinese, una presenza  che ferisce profondamente i sentimenti di Ashraf Halasa, un giovane del campo profughi di Shuafat a Gerusalemme. Perché, in nome di Dio, questo gerosolimitano si trova in un campo profughi invece del luogo in cui  lui o la sua famiglia si rifugiarono nel 1967?

Vedo un uomo  che è arrivato a un punto in cui si è chiesto, come Don Chisciotte, se la sua vita avesse più un significato. Per lui è diventato  essenziale  compiere con successo qualcosa di importante, quindi ha  realizzato una sua fantasia. È una fantasia che i palestinesi, me compresa, vi diranno che in molte notti li ha aiutati ad addormentarsi.

Sento Ashraf dire, come io ho scritto in un post del 2017: “Guardami. Guardami per come sono: un essere umano tuo simile. Guardami indipendentemente dalla tua identità ebraica e dalla tua sofferenza ebraica“.

E dalle tue mitragliatrici.

Immagine dal mio post sul blog del 2017 intitolato “Una lettera aperta agli ebrei di tutto il mondo da un arabo palestinese”

Perché è di vitale importanza per il mondo capire che la resistenza palestinese, sia armata come  quella di Hamas contro l’esercito israeliano, sia disarmata come  quella del BDS, è resistenza, non terrorismo  o attività criminale?

Si consideri il rapporto pubblicato di recente su “The Electronic Intifada” intitolato “I lobbisti israeliani costringono il governo olandese a sospendere il finanziamento ad organizzazioni di agricoltori palestinesi”. Adri Nieuwhof spiega la situazione come segue:

“Gruppi filo-israeliani hanno condotto una campagna per minare una grande organizzazione palestinese per lo sviluppo agricolo accusandola di “finanziare il terrorismo”.

Gli ”Avvocati del Regno Unito per Israele”, UKLFI, e il gruppo di pressione olandese pro-Israele “Center for Information and Documentation Israel”, CIDI, hanno entrambi chiesto al governo olandese di sospendere i finanziamenti all’Unione dei Comitati di Lavoro Agricolo, UAWC.

Il 9 luglio, Sigrid Kaag, Ministro olandese del Commercio internazionale e dello sviluppo, ha ceduto alle pressioni e ha sospeso i finanziamenti all’UAWC in attesa dell’esito di una revisione esterna”.

La resistenza all’oppressione, all’occupazione militare, all’annessione e all’apartheid non è “terrorismo”. Che gli olandesi e gli altri governi continuino ad accettare questa inversione della verità e ogni parvenza di moralità è un’ingiustizia che deve finire.

 

Rima Najjar è una palestinese la cui parte paterna della famiglia proviene dal villaggio di Lifta, alla periferia occidentale di Gerusalemme, spopolato con la forza, e la cui parte materna della famiglia proviene da Ijzim, a sud di Haifa. È attivista, ricercatrice e professoressa in pensione di letteratura inglese, Università Al-Quds, Cisgiordania occupata.

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” –Invictapalestina-org

La resistenza palestinese è resistenza, non “terrore”

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