LA ROTTA BALCANICA – don Renato Sacco / Mosaico di Pace

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tratto da:Risultati immagini per MOSAICO DI PACE

Seminare la pace a Sarajevo: mons. Pero Sudar, già vescovo ausiliare della città, in questa intervista esclusiva, ci invita a una scelta nonviolenta. Perché la guerra è una follia e non risolve alcun problema.

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Intervista a cura di Renato Sacco

Mons. Sudar dal suo punto di vista – con una storia così legata alla guerra, all’assedio di Sarajevo durato tanti anni – come vede la situazione oggi dell’Europa, del Mediterraneo?

Mi sembra che il contesto europeo, con l’afflusso dei migranti, ha accentuato tutte le tensioni che prima forse erano più nascoste. E questo ci fa vedere come non siamo proprio grandi promotori della pace e neppure di una umanità che meriterebbe la pace. Perché la pace è prima di tutto uno stato dell’animo e poi delle relazioni. Ma non è una cosa scontata.

Mi pare sempre più evidente che anche questa pace, che grazie al cielo regna da decenni in Europa, non è messa bene, perché non ci sono le fondamenta vere.

Oggi prevale l’interesse, l’egoismo, la paura e questo non assicura la pace. Cioè le nazioni, le comunità non si sentono trattate in un modo giusto e uguale. L’egoismo è la fonte delle guerre: il non riconoscere pari dignità a ogni persona. Sono molto sorpreso dalla paura che si ha nei confronti degli immigrati.

Ma, ancor di più, sono sorpreso dall’ignoranza, dal non riconoscere anche le nostre radici e non vedere come oggi abbiamo bisogno, come paesi occidentali, delle risorse umane. E poi dovremmo ringraziare i movimenti dell’umanità, perché siamo sopravvissuti.

Tutto questo dovrebbe aiutarci a togliere la paura e farci cogliere questa situazione come un ulteriore invito a costruire la pace. Ma, purtroppo, questi segnali non li vedo.

E in questa situazione si trova anche la Bosnia ed Erzegovina oggi che, con gli afflussi di migranti, vive una grande paura perché è ancora più sensibile. Qui da noi le tensioni che hanno provocato la guerra erano interetniche e alcuni vedono nei migranti un contributo allo squilibrio di rapporti interetnici.

La cosiddetta rotta balcanica è una tragica realtà e l’Unione europea si difende con la Croazia e ciò aumenta la tensione con la Bosnia ed Erzegovina accusata anche di lasciare passare o addirittura mandare i migranti verso la Croazia.

La situazione è delicata e le tensioni aumentano e sono sempre più pericolose. E la pace, nonostante la lezione che avremmo dovuto imparare, in realtà non l’abbiamo imparata.

Con le tensioni e con le guerre non si risolve mai nessun problema, Anzi se ne creano di nuovi. Perché solo così uno ha diritto di sentirsi come uomo e solo così possiamo vivere in pace gli uni con gli altri.

È sempre convinto che la guerra sia una follia?

Tra gli ideali che ci vengono inculcati sin da piccoli c’è anche quello di dover essere forti e di avere potere. Se la propaganda cerca di convincerci non solo che ci sono guerre giuste, o addirittura sante, ma che sia possibile e doveroso esportare la democrazia con la violenza e con la guerra, può sembrare certamente ingenuo negare il valore del potere e della violenza, specialmente quella strutturale e militare. Però tutto ciò che è accaduto nella storia umana è la prova che il potere e la violenza hanno provocato e continuano a provocare sofferenze che non possono essere razionalmente giustificate.

Le guerre vengono inventate come strumento di violenza al fine di sottomettere interi gruppi e popoli e di appropriarsi non soltanto dei territori e dei beni materiali, ma anche degli abitanti.

Quanto la guerra sia insensata e disumana ne è prova il fatto che per iniziarla era sufficiente la convinzione di un gruppo o di uno Stato di essere più forte e in grado di conquistare e sottomettere l’altro.

Così la guerra si può definire come il culmine dell’uso della violenza e, nella sua sostanza, come la legalizzazione dell’uso di tutti i mezzi necessari a raggiungere l’obiettivo: far soffrire e soccombere il nemico. I più forti, cioè i vincitori, si riservano poi il diritto di imporre ai vinti lo stato di ingiustizia.

La violenza e la guerra sono dunque in stretta correlazione. La violenza culmina in guerra e la guerra, radicalizzando le ingiustizie, semina nuove guerre. Proprio per questa correlazione la storia umana è segnata dalle guerre in maniera spaventosa.

Lei ha sempre vissuto dentro la città di Sarajevo, anche durante gli anni bui dell’assedio. E questo lo ha portato da subito a fare dichiarazioni forti e significative…

Certamente. Da sempre vado ripetendo in tutti gli incontri in Italia e in Europa che la guerra nella mia patria e le sue tragiche conseguenze mi hanno costretto a immaginare il corso della storia senza le guerre, con cui si intendeva combattere le ingiustizie e abbattere i sistemi iniqui.

Riconosco di essere stato convinto anch’io che l’uso della violenza sia utile e necessario quando si tratta della libertà dei popoli. Dopo aver visto e vissuto da vicino che cosa vuol dire la guerra di oggi, non la penso più così. Sono profondamente convinto, e lo potrei provare, che l’uso della violenza ha portato sempre un peggioramento.

Questo diventa anche un impegno, un obbligo per la Chiesa a farsi segno di contraddizione e a unire la sua voce a tutte quelle che gridano la pace anche nelle condizioni che, a prima vista, postulerebbero la guerra… Occorre applicare letteralmente il monito di Cristo rivolto a Pietro che con la spada voleva proteggere la vita del Giusto e dell’Innocente: basta così! (Lc.22,5). Oggi l’unica scelta della Chiesa è la nonviolenza,perché questa è l’unica strada, magari lunga e sofferente, alla pace che viene garantita dalla giustizia.

E del prossimo incontro sul Mediterraneo a Bari, a cui parteciperà anche papa Francesco, cosa pensa?

Non so ancora come è organizzato questo incontro e non so chi parteciperà. È un’iniziativa importante. Perché oggi il Mediterraneo è un po’ messo in discussione, anche in una situazione in cui si pensa che non c’è la solidarietà europea, e purtroppo questo è vero. Però penso sia possibile incoraggiare coloro che sono coinvolti direttamente, toccati sul vivo.

Certo noi, come Bosnia ed Erzegovina, anche se non ci affacciamo direttamente sul Mediterraneo, siamo coinvolti. Penso che la Chiesa e la politica dovrebbero prendere in considerazione anche la nostra situazione che è molto tesa. E noi possiamo essere testimoni di quello che abbiamo sperimentato: che la guerra porta solo il male, non risolve alcun nessun problema, come ho già detto. E se questo nostro contributo viene raccolto, qualche esperienza negativa può produrre frutto positivo.

In questo senso la solidarietà, l’ascolto è fondamentale. E poi la Chiesa ha nella parola di Dio la radice dell’invito a soccorrere chi è nella difficoltà. Questo è il cuore del messaggio evangelico. Non abbiamo altra scelta. È da questo comportamento che si capisce se siamo cristiani o no.

Un suo merito è sicuramente il progetto delle scuole interetniche…

Non è merito solo mio. Le “Scuole per l’Europa” sono state volute e fondate durante la guerra come interetniche e interreligiose, per la promozione della pace e dell’integrazione tramite l’educazione alla convivenza pacifica. Abbiamo festeggiato i 25 anni proprio lo scorso 29 novembre. Molti hanno riconosciuto che è uno dei progetti più riusciti, ancor di più in questo contesto problematico interetnico, interreligioso.

Un progetto audace, anche perché lanciato mentre era in corso la guerra, che voleva lanciare questo messaggio: il futuro non è nel dividerci, ma nel riconoscerci come diversi e collaborare insieme.

E anch’io, invecchiando, sempre più mi convinco che non puoi amare te stesso se non tramite l’altro. E non puoi far del bene al proprio popolo in Bosnia ed Erzegovina se non facendo del bene agli altri.

Siamo collegati come vasi comunicanti: non puoi fare del male all’altro, pensando che questo non ritorni anche nel tuo cuore e nella tua comunità.

E l’esperienza che le scuole interetniche volevano e vogliono testimoniare è proprio questa. Abbiamo cercato di seminare pace, speriamo di esserci riusciti.

E il cammino continua.

 

 

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