La sanguinosa guerra civile della Siria: un’ intervista con Gilbert Achcar

REDAZIONE 28 APRILE 2013

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Di Gilbert Achcar

27 luglio 2013

Intervista con Gilbert Achcar, accademico, scrittore e attivista, professore al Dipartimento di Studi sullo sviluppo presso la Scuola di Studi africani e orientali di Londra (SOAS – School of African and Oriental Studies).

Amandla!: Che cosa direbbe a coloro che sostengono che l’insurrezione siriana potrebbe essere un’apertura agli interessi imperialisti nella regione?

GA: Dobbiamo distinguere tra due aspetti della questione. Uno accenna al tipo di teoria della cospirazione diffusa tra coloro che si chiamano anti-imperialisti e tendono a vedere la mano dell’imperialismo dietro a ogni cosa. Credere, però, che gli Sati Uniti siano dietro all’insurrezione di massa nella regione, non ha senso. Il fatto è che gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare un importante dilemma: gli eventi recenti sono arrivati a un punto in cui l’influenza degli Stati Uniti nella regione era al suo punto più basso dalla guerra in Iraq del 1991, e in un periodo in cui gli Stati uniti stavano preparando il loro ritiro finale dall’Iraq senza avere raggiunto nessuno degli obiettivi dell’invasione. E, cosa più importante, le insurrezioni hanno rovesciato fedeli alleati di Washington, compreso Mubarak in Egitto, un socio strategico fondamentale in questa regione. Pensare che Washington si sarebbe augurata questo, è ridicolo.

In realtà questi eventi sono stati così  travolgenti   che Washington ha rapidamente capito che non si poteva opporre alla marea; ha dovuto fare finta di darle il benvenuto in nome dei ‘valori democratici’  a cui si suppone che aderisca. Non aveva altra scelta che quella di rinnovare la vecchia alleanza con la Fratellanza Musulmana che esisteva fino agli anni ’90, sulla quale oggi scommette, nello stesso modo in cui conta sull’Emiro del Qatar che faccia da intermediario.

In Siria vediamo il grande dilemma di Washington. Come nel caso della Libia, esso rifiuta  di far arrivare armi all’insorgenza malgrado richieste insistenti  (sebbene sia intervenuta direttamente in Libia con i bombardamenti). Il risultato è una totale sproporzione di armamenti e di addestramento tra le forze del regime e quelle dell’insorgenza, anche quest’ultima  comprende  una sezione molto maggiore della popolazione. La verità è che la guerra si è trascinata molto più a lungo di quanto avrebbe potuto se l’insorgenza avesse ricevuto le armi. E il costo è terribile e tragico a causa della perdita di migliaia e migliaia di vite. La guerra sta devastando la Siria al punto che gli insorti sono convinti – per una buona ragione – che Washington e le potenze occidentali sono felici del conflitto perché in sostanza esso creerà una Siria debole nel dopo-Assad, cosa che gli Stati Uniti e Israele credono sia nel loro interesse.

A!: Quali sono le formazioni specifiche che agiscono in Siria proprio adesso? C’è una base di classe per l’insurrezione?

GA: Non è un’insurrezione di classe nel senso che ha una qualche forma di palese coscienza di classe. Tuttavia, l’insurrezione è iniziata con un movimento periferico in città rurali povere, la maggior parte di settori  oppressi  della popolazione sono state la forza iniziale della rivolta. La borghesia nel suo complesso ha paura dell’intero movimento e del caos che crea. Non c’è quindi dubbio che l’insurrezione è un movimento popolare.

Tuttavia, a causa del fallimento storico della sinistra nella regione, si ha una massiccia insurrezione senza nessuna leadership di sinistra capace. E’ un tipo di insurrezione molto decentralizzata dove ogni genere  di gruppi fanno una lotta comune contro il  regime.

A!: Chi sono i diversi gruppi ?

GA: Anche quando agiscono sotto un unico nome, come il Libero esercito siriano, in realtà sono gruppi locali con poca centralizzazione. Si hanno anche gruppi islamici fondamentalisti che intervengono, compreso quello che Washington ha di recente posto sulla  sua lista di terroristi. C’è quindi un’insurrezione, di cui una parte è considerata da Washington come appartenente ad al-Qaida, e tuttavia ci sono persone che dicono che questo è un complotto degli Stati Uniti; è proprio ridicolo.

A!:E quello che viene riferito come conflitto tra democratici popolari e forze fondamentaliste?

GA: Ebbene, ci sono tensioni, ma non scontri diretti, perché ognuno comprende che questo non è nel loro interesse. Preferirebbero aspettare di combattere contro il nemico comune, che è il regime dittatoriale. E’ chiaro che quando il grosso del territorio siriano sarà liberato, non ci sarà nulla di meglio di quello che c’è adesso: ci saranno vari gruppi armati, e sarà molto difficile costruire una nuova forza armata unificata per lo stato del dopo-Assad. Come in Libia, ci potrebbero certo essere scontri tra questi gruppi armati. Questo, direi, è una conseguenza naturale e inevitabile delle insurrezioni in paesi che per decenni sono stati sotto regimi dittatoriali, dove le forze armate facevano la funzione di guardie pretoriane, in modo che non c’è nessun modo di rovesciare il regime senza una guerra civile e senza distruggere la macchina militare del regime.

A!: Come vede il ruolo di Washington nella situazione che si evolve?

GA: Di recente Washington è intervenuta attraverso il Qatar per imporre un tipo diverso di organismo, la Coalizione Nazionale Siriana, che sostituisca il Consiglio Nazionale. Il punto cruciale è che Washington vuole un patto con il regime che preserverebbe lo stato, perché ha paura del caos, specialmente  in una posizione così strategica. Però questa strategia in Siria è destinata a fallire. Il grado di violenza, il numero di persone uccise, e l’odio che ha accumulato, e anche la struttura del tutto settaria dello stato siriano, rendono illusorio credere che questo tipo di compromesso sia possibile in Siria.

A!: In che misura la monarchia in Arabia Saudita ha usato l’insurrezione per  capovolgere l’equilibrio verso il fondamentalismo?

GA: Il regno saudita ha propagato per lungo tempo il fondamentalismo islamico nella regione. I circoli fondamentalisti Wabiti?? del regno mandano denaro alla gente che pensano abbiano simpatia per loro. E quindi questo è un problema. Però in una regione dove  per tre decenni i fondamentalisti islamici sono stati la forza dominante nell’espressione dello scontento di massa, è impossibile credere che ci possa essere un’insurrezione senza che queste correnti abbiano un ruolo. E’ dappertutto: in Egitto, Tunisia…..Molto rapidamente, però, queste forze stanno perdendo terreno perché le dinamiche dell’insurrezione e la profondità? dei problemi socio economici sono tali che i fondamentalisti non hanno soluzioni e perciò il loro fallimento è inevitabile.

A!: Quali sono gli scopi socio-economici e politici della Fratellanza Musulmana in Siria e, più ampiamente ,  in Medio Oriente?

GA: La Fratellanza Musulmana è in realtà una forza borghese reazionaria in campo sociale. Si sono opposti ai regimi perché  questi hanno ridotto  la loro libertà di azione, e quindi hanno fatto fronte comune contro il nemico comune. Non condividono però gli stessi valori e obiettivi di altre fazioni dell’insurrezione, specialmente dei giovani, del movimento dei lavoratori, e del movimento delle donne. Il loro programma è reazionario. Il loro programma economico è neoliberale. Dopo anni in cui hanno finto di avere una politica radicale antisionista o anti-israeliana e anti-statunitense, improvvisamente, da quando sono andati al potere, sono diventati amici di Washington e continuano perfino le stesse politiche verso Israele.

A!: Quali sono le implicazioni per Israele e la Palestina di ciò che sta accadendo in Siria?

GA: In complesso per il popolo palestinese l’intera insurrezione araba è in definiva una spinta importante. Mostra quanto il problema palestinese, in quanto problema scottante nella regione, sia un fattore destabilizzante. Direi anche che il regime siriano non è stato amico dei palestinesi; è intervenuto varie volte per schiacciare le forze palestinesi durante la guerra civile libanese, ha tenuto i profughi palestinesi arrivati in Siria sotto duro controllo, e di recente ha bombardato i campi palestinesi a Damasco.  C’è un’ulteriore dimensione in quanto  Hamas è il ramo palestinese della Fratellanza Musulmana. Il problema è se i palestinesi potranno asserire il volere del popolo sia contro la cosiddetta Autorità  di Mahmoud Abbas che contro Hamas.

A!: Quali considera i principali conseguimenti degli scorsi due anni nella regione?

Il risultato principale è che il movimento popolare sta aumentando  ovunque. Questa è una cosa completamente nuova nella regione che per decenni è stata sempre sotto regimi molto dispotici dove ogni espressione di protesta di massa era repressa violentemente. E ora c’è una grande esplosione di lotte popolari che  neanche  le elezioni hanno fermato. Molti hanno pensato che dopo le elezioni in Egitto, il paese sarebbe tornato alla vita  normale, come al solito. Ci sono invece dimostrazioni quotidiane che di cui i media non parlano. Questo è quindi soltanto l’inizio di un processo a lungo termine che forse impiegherà degli anni per arrivare a qualunque tipo di stabilizzazione nella regione. La sinistra in Tunisia era molto sparsa e divisa nelle ultime elezioni, ma ora possono trarre le loro lezioni. I sindacati stanno guadagnando sempre più  influenza e la gente sta rispondendo  con  dimostrazioni di massa per l’assassinio politico di Belaid.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/syrias-bloody-civil-war-an-interview-with-gilbert-achcar by-gilbert- achcar

Originale: Amandola!

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

 

http://znetitaly.altervista.org/art/10594

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