La solidarietà mi ha salvato dai nazisti; questo è il motivo per cui combatto l’apartheid di Israele

REDAZIONE 1 DICEMBRE 2013

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Di Suzanne Weiss

28 novembre 2013

 

Quest’anno sentiamo notizie inquietanti  dal sud di Israele.  Il governo israeliano propone di trasferire circa 70.000 Beduini dalle loro abituali dimore in insediamenti approvati dal governo. Questo si chiama Piano Prawer (dal nome di Ehud Prawer, il direttore del progetto, già ex Vice-capo della sicurezza nazionale, n.d.t.) e il parlamento di Israele lo ha approvato con una maggioranza di tre voti.

Il Piano Prawer distruggerebbe 35 villaggi beduini nella regione del Naqab (Negev) ed estinguerebbe le rivendicazioni dei beduini sulla terra che è stata strappata a loro dopo la fondazione di Israele.  Il governo nega a questi villaggi servizi fondamentali. In molti casi, proprio di fianco a loro, ci sono comunità di coloni ebrei fornite di tutti i servizi.

I sostenitori del Piano Prawer dicono che li compenserà delle terre perdute e migliorerà la loro condizione economica. Dato che non è convinto di questo, il parlamento europeo ha disapprovato il piano e ha chiesto che venga ritirato. Così hanno fatto anche il Comitato delle Nazioni Unite per la Eliminazione della Discriminazione Razziale, l’Ufficio dell’ONU per i Diritti umani e l’Osservatorio per i Diritti umani.

Questo piano non è stato trattato con i Beduini e non ha la loro approvazione. Deve essere loro imposto. Molti lo hanno chiamato pulizia etnica.

La pulizia etnica è stata definita dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU come la rimozione forzata da parte di un gruppo etnico o religioso, di un altro gruppo simile in una data area geografica. Quando penso alla pulizia etnica, mi ricordo della mia personale esperienza in Francia sotto il regime di occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Massacro

Sei mesi prima che nascessi, il governo francese dell’epoca, aveva approvato le leggi che escludevano gli ebrei dagli impieghi nella pubblica amministrazione, nell’istruzione, nei media, e da altre professioni. Hanno revocato la legge contro l’anti-semitismo e hanno iniziato una massiccia campagna di odio contro gli ebrei. Moltissimi ebrei venivano radunati e messi in campi di concentramento.

Gran parte della Francia era allora sotto l’occupazione nazista, ma i nazisti non chiedevano queste misure. Le autorità francesi si sono offerte di adottarle e lo hanno fatto da soli. Presto, però, anche  i nazisti si sono impegnati in queste azioni. Avevano un vasto progetto – far sgomberare 10 milioni di ebrei da tutte le nazioni europee – non per deportarli,  ma per  sterminarli.

Pulizia etnica su vasta scala.

La polizia francese ha consegnato ai nazisti decine di migliaia di ebrei e di altri francesi perché fossero mandati ad Auschwitz, il campo di sterminio nazista in Polonia, dove quasi tutti venivano massacrati. Le autorità francesi strappavano i bambini dalle braccia delle madri e  consegnavano le madri [ai nazisti] perché venissero sterminate.

Poi, settimane dopo, i bambini venivano stipati sui treni della morte e mandati ad Auschwitz per morirvi anche loro. Tra le vittime adulte c’era mia madre, uccisa ad Auschwitz nel 1943.

L’obiettivo dei nazisti era di radunare, deportare e massacrare tutti gli ebrei in Francia – come si stava facendo in tutta Europa. I nazisti hanno documentato i nomi, le date di nascita, le nazioni e le città di origine. Conosco la data e il numero del convoglio che ha portato mia madre ad Auschwitz, e il giorno in cui è morta  in quel campo. Era come se collezionassero trofei umani.

Ondata di repulsione

Ma in mezzo a  questo terribile massacro, è accaduta una cosa stimolante. In Francia c’è stata un’ondata di repulsione contro il trattamento degli ebrei. Sia spontaneamente che per mezzo di organizzazioni, i francesi  hanno preso delle iniziative  per proteggerli.

In tutto, tre quarti dei francesi sono scampati all’Olocausto. Circa 10.000 bambini ebrei hanno lasciato le loro famiglie e sono stati nascosti. Io ero una di questi.

Nel 1943, un’organizzazione di resistenza, si è fatta carico di prendersi cura di me e mi ha affidato a una famiglia dell’Auvergne,  una regione agricola nella Francia centro-meridionale.

Il mese scorso sono tornata in Auvergne per sapere come è avvenuto che sia stata salvata.

Ho parlato con molte persone che ricordavano quegli anni. L’Auvergne all’epoca era una terra dove ci si rifugiava, una regione povera, dove però c’era da mangiare e c’erano molti lavori da fare.

Accoglieva molti profughi dall’Italia, dalla Spagna, dalle regioni tedesche occupate. Accoglieva giovani francesi che il governo tentava di raccogliere e di trasferire in Germania a fare lavori forzati.

Emma, una delle mie nuove amiche in Auvergne, ni ha detto che nel suo villaggio c’erano una dozzina di profughi musulmani che venivano dall’Unione Sovietica,  reclutati nell’esercito nazista, e mandati in Francia. Avevano disertato per unirsi alla resistenza anti-nazista.

C’erano i Rom – la polizia francese li ha raccolti e internati a migliaia. E c’erano migliaia di profughi ebrei nell’Auvergne, vecchi e giovani, che cercavano un rifugio sicuro per evitare l’arresto da parte delle autorità francesi e tedesche.

Ho incontrato un uomo che guidva la sua comunità a fornire rifugio. Il suo nome è Roberto; ora ha 91 anni. Quando ne aveva 20, ha aiutato a nascondere e a proteggere 130 persone ebree che erano arrivate a cercare un rifugio sicuro nella sua piccola città, Malzieu.

Era pronto a sacrificare la sua vita per loro. Mi ha mostrato un enorme armadio guardaroba di legno che aveva spinto davanti a una porta, dietro la quale teneva  nascosti gli ebrei.

Spirito di solidarietà

“Quanti degli ebrei sono stati denunciati alla polizia?” ho chiesto.

“Nessuno,” mi ha detto.

“Quindi tutti a Malzieu volevano che gli ebrei stessero lì?”

“Affatto,” ha detto. “Alcuni erano anti-ebrei.”

“Perché allora non hanno denunciato gli ebrei?”

“Forse avevano pensieri di risentimento, ma non hanno agito contro di loro. Non avrebbero agito  contro i sentimenti della loro comunità.”

E così, perfino gli anti-semiti, con il loro silenzio, hanno aiutato la resistenza.

Di recente, il governo israeliano ha offerto a Robert la medaglia del “giusto”, di cui vengono insigniti i cristiani e altri che hanno salvato molti ebrei. Robert, però l’ha rifiutata. Ha detto: “Non ho fatto nulla di speciale, soltanto il minimo che era mio dovere. E quello che abbiamo ottenuto, lo abbiamo ottenuto insieme, come comunità.”

Robert esemplifica la tradizione dell’universalismo – uno spirito solidale con tutta l’umanità. Questa è un’orgogliosa tradizione ebraica – la tradizione della mia famiglia. Riguardo all’Olocausto di Hitler, il suo significato è “mai più” –  ma non soltanto riguardo agli ebrei. Significa “mai più per il genere umano.”

Dopo la guerra ero un’orfana. Ho lasciato la Francia quando ero ancora bambina e ho attraversato l’oceano. Ora sono una canadese, orgogliosa della mia nuova vita qui.

Però il Canada ora è il difensore numero uno al mondo del governo israeliano e della sua oppressione dei palestinesi. Che cosa mi dice l’Olocausto sulla condizione attuale della Palestina – e del Piano Prawer?

Modello di espropriazione

L’infame Piano Prawer di estinguere i diritti dei Beduini alla terra, si inserisce in un modello di espropriazione palestinese del secolo scorso. E’soltanto l’ultimo passo in un processo di furto della terra che è andato trascinandosi  da 70 anni.

Quando sono nati i miei genitori, la Palestina era una  società  affermata, diversa e tollerante,  di musulmani, cristiani ed ebrei. Nel frattempo, l’Europa Orientale – la Russia zarista in particolare – è stata rovinata  dalla violenza contro gli ebrei. Molti sono scappati dalla regione, e alcuni si sono trasferiti in Palestina.

Tra di loro c’erano mio padre, quando era ragazzo, e la sua famiglia. Ma, guidati dal movimento sionista, questi profughi non  sono arrivati come immigranti, per arricchire la società palestinese, m come coloni,  per  subentrarvi:  un progetto coloniale di pulizia etnica.

Questo non è piaciuto a  mio padre,  che da giovane si è trasferito in Francia. Sia lui che mia madre, e la maggior parte della loro generazione ebrea in Europa, erano scettici rispetto al progetto della colonizzazione, e hanno cercato sicurezza per gli ebrei nel progresso sociale nella stessa Europa.

Passo dopo passo, il progetto sionista si è preso le terre palestinesi, sfrattando ed espropriando i residenti. Poi la guerra di Hitler e l’Olocausto hanno distrutto per sempre la patria ebraica in Polonia e nelle nazioni confinanti. Gli ebrei sopravvissuti hanno cercato una nuova patria.

Il governo canadese, con l’aiuto di molte persone  che avevano buone intenzioni, ha pensato che fosse corretto garantire loro uno stato in Palestina. Sembrava semplicemente giusto, dato ciò che gli ebrei avevano sofferto.

Spietatamente trascurati

In quanto ai palestinesi,  essi sono stati spietatamente trascurati. In effetti è stata diffusa la bugia che non esistevano neanche – la Palestina era chiamata “una terra senza persone.”

Trasferire e perseguitare i palestinesi era un modo di  fare ammenda per i crimini di Hitler. E quindi si è avuta la Nabka, nel 1948, quando 750.000 palestinesi nativi sono stai espulsi dalla loro patria, vittime di un’altra terribile pulizia etnica.

Il processo va avanti ancora oggi. Gli insediamenti ebrei vengono imposti sui frammenti restanti della terre palestinesi in Cisgiordania.

La striscia di Gaza subisce un blocco crudele. I palestinesi che vivono in Israele subiscono la discriminazione legale.

I profughi palestinesi continuano a sopportare l’esilio forzato. Israele intraprende ripetute guerre di aggressione.

E il Piano Prawer ha come obiettivo le rimanenti terre dei Beduini.

Mostruosità

E, ancora oggi, l’oppressione di Israele dei palestinesi è spesso giustificata in quanto necessaria per impedire un “secondo Olocausto” contro gli ebrei. Che bugia! La sola idea è una mostruosità.

Sono i palestinesi che subiscono abusi, che ricordano spesso quelli che Hitler imponeva agli ebrei. La vera minaccia per la popolazione ebraica di Israele deriva dalla crudeltà del loro governo, dalla sue politiche di apartheid, dalla sua occupazione  di terre, dal furto delle risorse, dalla sua spinta a lungo termine per realizzare la  pulizia etnica.

Se abbiamo imparato una cosa  dai crimini di Hitler contro gli ebrei, è che la pulizia etnica, il massacro etnico e il genocidio oggi  devono essere combattuti dovunque avvengano – e soprattutto in Palestina. Per essere fedeli alla memoria delle vittime dell’Olocausto ebraico e di tutte le vittime di Hitler, dobbiamo difendere i palestinesi.

Dare la responsabilità a Israele

Stiamo costruendo una campagna mondiale in tutto il mondo per tirare fuori la verità sulla Palestina. I palestinesi devono avere il diritto di esprimersi. I media, manipolati dall’elite che controlla il Canada,  ci combattono  in modo penetrante con un muro di silenzio. Affrontiamo sfide continue ai diritti che ci sono stati garantiti dalla Carta dei Diritti del Canada, di libertà di espressione e di riunione.

Difendere i diritto a parlare, a discutere e a esprimere un’opinione è di importanza fondamentale per i nostri sforzi di difendere i palestinesi.

Durante il mio viaggio del mese scorso in Auvergne, sono stata colpita dal magico potere della solidarietà umana, espressa in un movimento  vario e  intraprendente di resistenza che ha salvato la vita a 10.000 bambini ebrei, compresa me. Facciamo sì che lo stesso spirito di solidarietà ci stimoli oggi a sostenere le vittime dell’oppressione qui e in tutto il mondo, a cominciare dalla Palestina.

In quanto ebrea, dico che le azioni del governo israeliano non sono in mio nome. In quanto canadesi dobbiamo dire ora al governo di Stephen Harper che il suo appoggio alla apartheid israeliana  non è in nostro nome.

Lottate per i palestinesi. Chiedete che venga  sostenuto   il loro diritto di tornare nelle loro terre natie: chiedete che abbiano pari diritti in Israele; chiedete la fine dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi.

Entrate nel movimento per il boicottaggio, il disinvestimento, e le sanzioni contro Israele – BDS. E’ un modo non violento e democratico per unirsi e rendere Israele responsabile dei suoi crimini contro i palestinesi.

Chiediamo la fine della Campagna Prawer e della espropriazione  dei palestinesi. La Palestina sarà libera!

Suzanne Weiss è una sopravvissuta all’Olocausto ed è attivista per la solidarietà palestinese; risiede a Toronto. Questo articolo è un estratto di una conferenza tenuta il 20  novembre a un incontro di studenti a London, città nello stato dell’Ontario.

Un giorno di azione globale conto il Piano Prawer è in programma per il 30 novembre. Per ulteriori informazioni vedere il sito del movimento BDS.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/solidarity-saved-me-from-the.nazis-that-s-why-i-fight-israeli-apartheid-by-suzanne-weiss

Originale: The Electronic Intifada

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

http://znetitaly.altervista.org/art/13316

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