La stella di Ahmed Fouad, sopra il Moqattam

admin | December 9th, 2013 – 12:38 am

 

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Caldo era caldo. Ma non di quelli asfissianti. Di quelli che, al Cairo, ti fanno venir voglia di strapparti la pelle di dosso, per non sentirti soffocare. Era caldo, sì, ma quel bel caldo della primavera egiziana, con il cielo scuro e basso e africano sopra il quartiere di Moqattam. Non il Moqattam dei raccoglitori di immondizie, ma il Moqattam quartiere normale per gli standard del Cairo, tra povertà e palazzi abitati dalla piccola-media borghesia.

L’appartamento di Ahmed Fouad Negm è stato, nel 2002, il primo appartamento povero che ho visitato al Cairo. Simile, per alcuni versi, a quello di Sonallah Ibrahim, altro grande e sferzante e coerente scrittore egiziano. Ahmed Fouad Negm era già anziano, oltre dieci anni fa, magro, caustico e nello stesso tempo accogliente. Si muoveva scattante, come se non avesse ancora pace, in un Egitto sotto il tallone dei feloul di Hosni Mubarak. Ma lui, il grande poeta popolare, il più noto e amato del Paese, aveva la sua terrazza. La terrazza sopra il suo appartamento, a cui si accedeva attraverso le strette scale dell’edificio. In pratica, era la copertura del palazzo, come si usa il tutto il meridione e in tutto il Mediterraneo. La congiunzione tra la terra e le stelle, per intere popolazioni che hanno giocato, conversato, dormito su questi semplici terrazzamenti senza appeal estetico.

Da Ahmed Fouad Negm non era diverso. Qualche sedia di plastica, il narghile, e i suoi amici per parlare. Averli accanto, scambiare qualche battuta, ridere, avere pace. Senza, però, perdere il sarcasmo di sempre, la penna avvelenata che aveva fatto saltare i nervi a tutti i presidenti con le stellette che hanno guidato la repubblica egiziana sino alla rivoluzione del 2011.

Ahmed Fouad Negm continuava a essere amato perché era rimasto uguale a se stesso. Sempre popolare, e sempre popolo. Sempre dentro il popolo, su quella terrazza così vicina alle stelle, basse come solo sanno essere basse le stelle in un cielo africano. Il più bel salotto letterario che ho mai avuto la fortuna e l’onore di visitare.

Non era certo come prima, quando le sue poesie facevano parte di dibattito politico e culturale egiziano, e la sua dissidenza si concretizzava nell’ arresto e nella prigione. Ahmed Fouad Negm era diventato vecchio, eppure continuava a parlare e, semmai, a influenzare la nuova generazione di dissidenti, quella che – assieme ad altre componenti culturali – avrebbe dato vita alla rivoluzione di piazza Tahrir. I suoi libri troneggiavano infatti a Dar Merit, nel cuore del Cairo, quasi accanto al caffè Groppi e ai suoi meravigliosi marron glacés. Dar Merit, la casa editrice che per anni ha pubblicato i nuovi talenti letterari, i ragazzi-scrittori, metteva in bella mostra i versi di Negm all’ingresso del piccolo, polveroso ufficio della downtown cairota, perché per quei ragazzi era un modello.

Non è neanche un caso che sua figlia, Nawara, sia stata una delle giovani donne più incisive nella cultura di Tahrir, nelle rivendicazioni di Tahrir, nelle battaglie di Tahrir. Lui era malato da tempo, magro come sempre, sferzante come sempre. E fino all’ultimo ha parlato, contro tutti i regimi. Sino a che, una settimana fa, a 84 anni, è morto. La moschea in cui si è svolto il suo funerale, tra al Azhar e Khan El Khalili, è una delle più sentite dal popolo. La moschea di Hussein, quella attorno alla quale ci si riunisce per il moulid, la festa per il compleanno del profeta Mohammed. Appresso alla sua bara, semplice e aperta come di rigore in un funerale musulmano, c’era poco gente. Non c’era la folla delle grandi esequie. Ma forse ce lo si poteva aspettare. Ahmed Fouad Negm era sempre stato un uomo scomodo, sino alla fine. Ma la sua stella – compresa nel suo stesso nome – non si spegne con la sua morte, nella storia della cultura sociale egiziana.

E che nostalgia per quella terrazza, e il cielo basso e nero…

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