La storia di Samer, prigioniero di Israele

15 OTT 2012

Il padre e la sorella di Samer, Tariq e Shireen, mostrano una foto scattata nella casa di famiglia nel quartiere di Issawiya, a Gerusalemme Est (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

Samer Issawi è al suo 74esimo giorno di sciopero della fame (articolo di sabato 13 ottobre, ndr) per protestare contro la sua detenzione politica in Israele. L’ottobre dello scorso anno, Samer era stato rilasciato nello scambio di prigionieri tra Hamas e Israele, ma è stato arrestato di nuovo il 7 luglio 2012. Dal primo agosto ingerisce solo acqua e sale.

I medici del Comitato Internazionale della Croce Rossa non hanno ricevuto il permesso di visitare Samer, ma il suo avvocato, Fawaz Shalodeh, lo ha visto martedì trovandolo in gravi condizioni, tremolante e con dolori alla testa e alla schiena, incapace a dormire. “Samer sta lottando per tornare a casa”, ha detto la sorella Shireen.

Nella casa di Samer a Issawiya, quartiere di Gerusalemme Est noto per la mancanza di infrastrutture e la resistenza civile, ci accomodiamo nel salotto con Tariq e Shireen, il padre e la sorella di Samer. Il padre è amichevole e mantiene il suo senso dell’umorismo nonostante la ragione della nostra visita. Da dietro i grandi baffi, sorride e ci accoglie nella sua casa.

Tutti e sei i figli di Tariq Issawi, comprese le due figlie, sono stati arrestati almeno una volta dal 1987, anno di inizio della Prima Intifada. Nel 1994 uno di loro, il 16enne Fadi, è stato ucciso dal fuoco israeliano durante una protesta a Issawiya. Attualmente, oltre a Samer, anche un altro figlio, Medhat, è in un carcere israeliano. Medhat è stato arrestato il 14 maggio 2012 mentre partecipava ad una marcia pacifica contro le detenzioni politiche di palestinesi. Il prossimo anno, Tariq vorrebbe celebrare il Ramadan con tutti i suoi figli, una cosa che non succede da 26 anni.

Il 40% degli uomini nei Territori Palestinesi Occupati sono stati detenuti dalle autorità israeliane almeno una volta nella loro vita. Molti di loro sono stati arrestati sulla base di ordini militari che criminalizzano l’opposizione all’occupazione. “Voglio che il mondo veda quali sono le politiche israeliane e l’umanità dei palestinesi. Questa è la nostra speranza”, dice Tariq.

Il padre di Samer con un rosario durante l’intervista (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

La famiglia Issawi accusa Israele di aver imprigionato Samer per le sue idee politiche e non per atti criminali. Samer è stato arrestato l’11 aprile 2002, durante la Seconda Intifada, e condannato e 26 anni di prigione. È stato rilasciato nove anni dopo, nello scambio di prigionieri dell’ottobre 2011 con cui sono stati liberati 1.027 prigionieri palestinesi in cambio del soldato Shalit catturato a Gaza.

Una foto di Samer durante il suo precedente arresto (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

La riunione di Samer con la sua famiglia è durata poco. Il 7 luglio 2012, è stato arrestato di nuovo ad un checkpoint vicino la colonia di Adam, mentre si recava nel villaggio di Ram a Gerusalemme. La famiglia Issawi e il Palestinian Prisoners’ Club dicono che Israele ha rotto l’accordo di scambio arrestando di nuovo Samer e altri sette palestinesi nelle stesse condizioni. Nel caso di Samer, Israele ritiene che non abbia rispettato i patti per il rilascio – ovvero non uscire da Gerusalemme. Un’interpretazione che la famiglia contesta: è sempre rimasto nella municipalità di Gerusalemme.

Il Palestinian Prisoners’ Club ha chiesto che i dettagli dell’accordo dell’ottobre 2011 vengano resi pubblici. Il PCC crede che pubblicandoli si dimostrerebbe che Israele ha violato l’accordo che include anche garanzie per gli ex detenuti senza reali accuse.

I dottori hanno concluso che la prigione di Nafha, dove Samer è detenuto, sia inadeguata alle cure di Samer e alla sua salute in deterioramento e raccomandano il trasferimento nella clinica di Ramla, dove si trova anche il prigioniero Ayman Sharawna. Anche Sharawna è stato arrestato di nuovo dopo lo scambio di prigionieri ed è oggi al 105esimo giorno di sciopero della fame. È in condizioni critiche. Intanto Samer ha deciso di rifiutare anche l’acqua per due giorni la scorsa settimana, per chiedere cure adeguate.

Samer ha comunicato al suo avvocato e alla sua famiglia che continuerà lo sciopero fino alla libertà. Inoltre, rifiuta di essere deportato dalla Palestina. Ex prigionieri e detenuti amministrativi in sciopero della fame, come Hana Shalabi, sono stati deportati nella Striscia di Gaza o in Egitto, una violazione dell’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra che proibisce il trasferimento forzato di un detenuto politico.

Shireen Issawi con una foto di Samer (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

Solo Shireen, la sorella di Samer, lo ha visto dopo il nuovo arresto, durante un’udienza lo scorso primo settembre. “Sta lottando per tornare a casa”.

Thayer Hastings

Alternative Information Center

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/la-storia-di-samer-prigioniero-di-israele

 

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