LA STORIA / Insulti e accuse su Facebook, Netanyahu sospende il responsabile dei social media

20 AGO 2013

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Daniel Seaman, 52 anni, ex portavoce del governo israeliano (foto via Haaretz)

Se il capo dei social media finisce nei guai per colpa dei social network. Chiamatela, se volete, legge del contrappasso. O, più semplicemente, la legge di Facebook. Fatta, né più né meno, di un solo e unico articolo: tutto quello che si posta sulla pagina, personale o aziendale, non è più tuo. Diventa di dominio pubblico. Finisce nell’archivio collettivo. Pesa sul futuro professionale. E può anche avere pesanti ricadute per un’intera nazione.

Per questo avrà un bel da fare Daniel Seaman, ora, per riprendersi il posto che per tanto tempo ha sognato e così gelosamente gestito. Da anni uno dei vertici della comunicazione del governo israeliano è stato sospeso dal premier Benjamin Netanyahu dopo aver scritto alcuni commenti non proprio diplomatici sul proprio profilo Facebook. E pensare che da poco era stato nominato dal primo ministro «direttore per i media interattivi».

E interattivo è stato Seaman. Peccato (per lui) che interattiva è stata anche la polemica. Esplosa, post dopo post, cinguettio dopo cinguettio, prima sulla Rete virtuale. Poi in quella diplomatica. Prima ha iniziato dando degli «stupidi» a quei palestinesi che ogni anno ricordano la Naqba (la «catastrofe», la vittoria d’Israele nella guerra del 1948). Poi s’è addirittura scagliato contro i nipponici. Dicendosi «nauseato» da loro, «dai gruppi che si battono per la difesa dei diritti umani e dai pacifisti«» perché «commemorano le vittime di Hiroshima e Nagasaki. Hiroshima e Nagasaki sono state la conseguenza dell’aggressione giapponese. Hanno raccolto quel che hanno seminato». Finito? Non proprio. Nello stesso post Seaman ha invitato proprio loro, i giapponesi (e i pacifisti), a ricordare piuttosto i 50 milioni di cinesi, coreani e altri, tutte vittime «della politica aggressiva» della potenza nipponica.

Il post contro i giapponesi di Daniel Seaman (da Facebook)

Il post contro i giapponesi di Daniel Seaman (da Facebook)

Alcuni giornalisti israeliani, a partire da Barak Ravid di Haaretz, sono andati ancora più indietro. E hanno scoperto che il «muro» virtuale di Seaman ha ospitato per settimane esternazioni anche violente. In un post l’uomo si scaglia contro la Chiesa scozzese. In un altro usa il mese di digiuno del Ramadan per attaccare i musulmani («Questo vuol dire che gli islamici smetteranno di mangiarsi l’un l’altro durante il giorno?»). In un altro ancora sbraita contro Saeb Erekat, capo dei negoziatori di Ramallah, che poneva come condizioni basilari per i colloqui di pace lo stop a nuovi insediamenti in Cisgiordania e il ritorno ai confini del 1967 («C’è un modo diplomatico per dire “Vai a farti f…?”»).

Tokyo non ha gradito. Ha chiesto a Gerusalemme se le parole di Seaman riflettevano in qualche modo la linea del governo israeliano. «Quelle frasi sono inaccettabili e non rappresentano ovviamente la posizione dell’esecutivo», ha risposto l’ufficio del premier Netanyahu. Poi, stando ai bene informati, proprio «Bibi» avrebbe deciso di calmare le acque decidendo per la sospensione.

Personaggio particolare Daniel Seaman. Nato in una base militare americana in Germania 52 anni fa, l’ex capo ufficio stampa del primo ministro non ha mai nascosto la sua risolutezza. Chi lo conosce bene lo paragona addirittura a Edgar J. Hoover, ex potente capo dell’Fbi. Lui, Seaman, si vanta di essere anche peggio. Tanto che, per far capire chi comandava – da numero uno del Press office – non ha esitato a negare gli accrediti stampa a più di sessanta giornalisti in pochi anni. Atteggiamento che, secondo molti, «ha creato più danni di qualsiasi blitz militare». Per dire: il 12 maggio 2009, a pochi metri da papa Benedetto XVI in visita alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, l’allora capo ufficio stampa di Netanyahu fu immortalato dalle telecamere mentre afferrava una fotografa e la trascinava lontano, sotto lo sguardo incredulo della sicurezza vaticana e dei giornalisti di mezzo mondo. Non contento, il 26 maggio 2010, inviò una mail a dir poco provocatoria a decine di corrispondenti e inviati stranieri con un elenco delle «bellezze di Gaza da visitare», i ristoranti migliori della Striscia e gli alberghi in cui dormire.

Ora l’«infortunio» via Facebook. E chissà quanto staranno festeggiando le «vittime» di Daniel Seaman.

© Leonard Berberi

http://falafelcafe.wordpress.com/2013/03/24/la-storia-le-operazioni-del-detenuto-x-e-larresto-di-due-spie-del-mossad-in-libano/

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