La tenda come la città, il tempio come la terra.

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Come stravolgere Gerusalemme distruggendo la Palestina.

“Non riuscirete a mandarci via! Questa è la nostra terra, la nostra patria, la nostra città!” Umm Kamel urla più degli altri la rabbia di dover subire un altra violenza, mentre la polizia israeliana carica senza pietà colpendo i piccoli e i vecchi della sua famiglia e abbattendo la tenda diventata da agosto la loro casa. È l’ennesima “nakba” che dal 1948 si abbatte sugli abitanti della Palestina. La cacciata di oggi, 28 ottobre 2009, non è diversa da quella subita infinite volte, a cominciare dai parenti di Umm Kamel nel loro villaggio vicino a Tel Aviv. Siamo a Gerusalemme est, nel quartiere di Sheikh Jarrah, dove simbolicamente va in scena non solo la vergognosa opera della polizia che evacua i proprietari e li sostituisce con coloni ebrei, ma l’esproprio dei palestinesi dalla loro Palestina, sia essa una casa, una città o un tempio. A dieci minuti da qui, infatti, sulla Spianata delle Moschee, si sta consumando un altro capitolo della stessa opera, solo ancor più pericoloso e minaccioso. Lì, lo ricordiamo tutti, la provocazione del Primo Ministro Sharon che mirava sempre allo stesso obiettivo di conquista di tutta la città santa, aveva scatenato la seconda Intifada…

C’è chi, dopo gli avvenimenti di questi giorni, che forse non conoscete perché i nostri telegiornali hanno solamente accennato a ‘scontri tra polizia e palestinesi a Gerusalemme”, paventa l’avvicinarsi di una terza Intifada, che vedrebbe Gerusalemme tragica protagonista di futuri lutti e distruzioni. E’ chiaro: Israele sta tragicamente portando a compimento il suo piano di totale conquista della città depalestinizzandola completamente. Tanti tasselli per un unico disegno, nella solita totale indifferenza del mondo. Ancora la spianata delle moschee, ma ancora Shuafat, come ci racconta con partecipata precisione Paola Caridi, giornalista di Lettera 22, che nel suo blog ha condensato un mese di escalation drammatica e allucinante nella Città Santa (in LENTE D’INGRANDIMENTO).

Insomma, cosa sta accadendo a Gerusalemme? Lo dovremmo chiedere anche alle migliaia di abitanti arabi che hanno ricevuto l’ordine di demolizione per la loro casa, a chi assiste dalla sua fatiscente baracca del campo profughi di Shufat (venticinquemila abitanti in un chilometro quadrato!) alle ultime fasi dei lavori per la nuova metropolitana di superficie, modernissimo strumento di apartheid che collegherà la città alle colonie, fregandosene della Linea Verde, delle leggi internazionali e degli abitanti di Shufat cui la metro sarà proibita.

Cosa sta accadendo a Gerusalemme? Paola Caridi così denuncia in esclusiva per Bocchescucite le ingiustizie a cui assiste ogni giorno nella città in cui vive e lavora: “Quello che succede ora è già successo molte volte negli scorsi decenni. Gerusalemme torna a essere centrale, anche per un pubblico più vasto, nel conflitto israelo-palestinese. Lo è sempre stata. Lo è sempre. Ci sono però momenti nei quali Gerusalemme ridiventa simbolo di sé stessa e del conflitto, e allo stesso tempo miccia di tensioni che non nascono solo a Gerusalemme, ma che covano sotto un conflitto cosiddetto “a bassa intensità”. E’ successo nel 1987, nella prima intifada, scoppiata a Gaza, ma dopo tensioni che a Gerusalemme duravano da mesi. E’ successo nel 2000, con una intifada che proprio da Al Aqsa ha preso il nome. Era successo nel 1996, con gli scontri suscitati dall’apertura controversa del tunnel asmoneo. Ed è successo ora, con gli scontri dentro e attorno ad Al Aqsa, considerata, non solo dai palestinesi, la “linea rossa” che non è possibile superare non solo e non tanto per questioni religiose, ma perché ritenuta simbolo di una “minaccia esistenziale”. Alla stessa esistenza dei palestinesi a Gerusalemme, anzitutto. Al Aqsa diventa, dunque, l’icona degli ordini di demolizione delle case palestinesi, inviati dalla municipalità israeliana di Gerusalemme. Diventa l’icona della presenza sempre più diffusa e rampante dei coloni radicali dentro la Città Vecchia, dentro i quartieri arabi attorno al “recinto sacro”, del Muro a A-Ram e ad Abu Dis. In più, a differenza degli altri periodi di tensione, la vera novità è che nel campo palestinese non c’è un leader riconoscibile e riconosciuto, e che dunque gli scontri e una possibile rivolta appaiono senza “testa politica”. Un circostanza, questa, che non può non aumentare le preoccupazioni.”

BoccheScucite

PAOLA CARIDI presenterà a Roma, venerdì 27 novembre, il libro UN PARROCO ALL’INFERNO (Edizioni Paoline), intervista al coraggioso parroco di Gaza abuna Manuel. Alle ore 12 presso la Libreria Odradek, via dei banchi vecchi n. 57
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