LA VEDOVA – di Operazione Colomba

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Palestina/Israele

Ho conosciuto la vedova in un momento di dolore.
Le sue rughe profonde le solcavano il viso.
La fatica era su tutto il suo piccolo corpo.
Di fronte alle macerie della sua casa mi ha servito il tè, mentre teneva per mano un paio di bambini.
Aveva finito di costruirla da poco più di tre mesi, non so quanto ci sia voluto per farla, ma purtroppo so che sono bastate poche manciate di minuti per demolirla.
La cisterna dell’acqua era ribaltata.
I pannelli solari che le davano energia elettrica erano stati portati via.
Era rimasta la sua grotta e un metro quadro di cemento su cui far scivolare le lacrime, la polvere, la rabbia.
Una settimana dopo sono tornata nel suo villaggio.

Ci invita a prendere un tè dopo che siamo arrivate a Tuba coi bambini dello school patrol.
Oggi l’esercito non è arrivato – dovrebbe scortare i bambini ogni giorno lungo la strada che attraversa l’avamposto illegale israeliano da cui sono stati spesso aggrediti – così abbiamo camminato con loro.
La vedova è seduta sul terrazzino, uno spiazzo di 1 metro quadrato in cemento sopra la sua grotta; sorride, ci invita a sederci e dice a sua figlia di preparare il tè.
Aissa, il bambino di casa, è felicissimo, ha un sorriso più grande che mai, va a preparare un vassoio con del cibo assieme ad un’altra sorella.
La vedova ci guarda sorridendo, ha sempre tante rughe, ma questa volta il volto è disteso e sembra molto felice di accoglierci.
Mi piace molto come si veste, ha uno splendido velo, scuro a pois rossi e una felpa un po’ tamarra rossa e nera, la lunga gonna con un motivo leggero.
Anche il giorno della demolizione ricordo com’era vestita, chissà perché.
Aveva un velo con una fitta fantasia ed un vestito con altrettanti piccoli e semplici motivi.
Ci chiede tre o quattro volte come stiamo, alHamdulillah, tutto bene.
Forse mi riconosce, o forse no, comunque sia, domanda chi era presente due settimane fa.
“Io” e tutto il resto cerco di dirlo con uno sguardo.
Riesco solo a chiedere come stia il parente che era stato arrestato quel maledetto giorno.
Per fortuna ora è libero e sta ok.
Chiacchieriamo un po’ come possiamo, io mi perdo nelle sue rughe polverose, nei ricordi rumorosi di quel giorno, in contrasto con l’incredibile silenzio di adesso.
Un altro bicchierino di tè.
Un altro sorriso.
Un altro sguardo alle macerie e alla cisterna ancora in terra.
La vedova mi trasmette la forza di una tartaruga, con pazienza e fatica porta la sua casa con sé.
Grazie mille, ci vediamo presto, inshalla.

R.

 

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LA VEDOVA – di Operazione Colomba

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