La violenza strutturale dell’IDF: la politica del pestaggio

THURSDAY, 19 APRIL 2012 10:09 AMIRA HASS (HA’ARETZ)

La sola eccessiva stupidità di cui il vice comandante di brigata, colonnello Shalom Eisner, può essere accusato è di aver colpito un giovane biondino di fronte alla telecamera. Altri comandanti e i loro subordinati impareranno la lezione. Cercheranno ogni telecamera sovversiva prima di fare quello che non è un fatto eccezionale nel Selvaggio Oriente.

Picchieranno palestinesi, soprattutto, così come attivisti anti-occupazione, con i calci del fucili, con gli stivali o semplicemente con i pugni. I soldati che picchiano i palestinesi generalmente non vengono filmati e i pochi report che esistono sono facilmente respinti come bugie o propaganda, dimenticati immediatamente o direttamente non letti.

Come è ben oliato il meccanismo di negazione, con cui si nasconde la violenza israeliana. Il pestaggio era ed è parte integrante della nostra ostile dominazione dei palestinesi. Vero, non tutti i soldati sono soliti picchiare, ma quelli che non pestano raramente intervengono quando i loro commilitoni lo fanno, e rimangono in silenzio. Nell’epoca della separazione, ora che ci sono meno frizioni che in passato tra i soldati israeliani e i palestinesi e che anche i checkpoint e i blocchi interni vengono gestiti con il telecomando, le opportunità di lanciare schiaffi di qua e prendere a calci di là stanno declinando. I manifestanti disarmati sono ad alto rischio, in questi giorni, di rimanere feriti o anche uccisi da un candelotto di gas lacrimogeno o da un proiettile di gomma, piuttosto che dal calcio di fucile diretto in faccia.

 

Ma è sufficiente ascoltare bambini e adolescenti palestinesi descrivere i loro arresti nel buio della notte per comprendere la misura in cui i soldati aggiungono il loro personale tocco ad un mestiere violento per definizione. Continuano ad utilizzare le manette e a bendare i ragazzini, li gettano con violenza dentro le jeep e li picchiano durante tutto il tragitto. E non abbiamo menzionato le testimonianze dei residenti di Hebron o gli abusi psicologici commessi da ingegneri, ufficiali del governo e soldati, come quando proibiscono ai palestinesi di allacciarsi ai tubi dell’acqua della compagnia israeliana Mekorot che passano per le loro terre, danneggiando le sorgenti naturali usate dai loro genitori. In effetti non c’è un momento del nostro regime militare che non sia violento, non c’è un angolo piccolissimo di questa terra che non sia colpito dalla violenza.  Tutto è stato, è e continuerà ad essere documentato e la maggioranza degli israeliani insisterà nel non voler sapere.

La destra ha ragione. Eisner è diventato il capro espiatorio, il solito soldato di basso rango che viene sempre accusato – ma, questa volta, si tratta di uno con due foglie di quercia sulla spallina. Forse la sua compagnia professionale si è affrettata a condannarlo nel tentativo di mantenere la propria rispettabile e imparziale immagine, per il bene della sua carriera economica e politica. Dall’altra parte, spesso accade che avere un atto di violenza nel proprio curriculum di soldato non è un impedimento alla promozione. Allora, perché tutto questo trambusto? La risposta è semplice. Parte del ruolo dell’esercito è quello di occultare la violenza di base, pianificata, integrale, che è parte del suo lavoro nei Territori Occupati. Tale occultamento rende la violenza una norma da non mettere in discussione.

L’esercito ha ragione. Gli attivisti stranieri hanno provocato i militari. A differenza degli israeliani, che vivono ad anni luce dalla Valle del Giordano, gli stranieri sanno che questa enorme porzione della Cisgiordania (il 28% del suo territorio) è inaccessibile a molti palestinesi – risultato delle politiche israeliane  violente e non impulsive. Gran parte della Valle non è disponibile per i palestinesi, né per l’agricoltura e il pascolo né per fini residenziali o industriali. Immaginate cosa accadrebbe se dei palestinesi insistessero per entrare nell’area anche solo per camminare o fare un picnic. A causa della chiusura de facto, diventerebbe subito un focolaio di protesta (in altre parole, una provocazione e un rischio per i nostri innocenti soldati), come Bil’in, Kafr Qaddum e Nabi Saleh.

Ma non preoccupatevi. L’esercito saprà sbarazzarsi di Eisner e continuare a portare avanti la sua missione – svuotare la Valle del Giordano dai palestinesi.

Questo articolo di Amira Hass è apparso sul quotidiano Ha’aretz: http://www.haaretz.com/opinion/idf-will-go-on-keeping-the-jordan-valley-palestinian-free-1.424966

 

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

 

 

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/28-news/3545-la-violenza-strutturale-dellidf-la-politica-del-pestaggio

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1 Commento

  1. Direi che il problema è che quella terra è vittima di un regime totalitario autocratico, la televisione fa propaganda per convincere gli israeliani che quello che succedeè normale e che i palestinesi si meritano quello che succede perché in qualche modo scorretti e cattivi, diversamente la gente non accetterebbe ( ne li ne da nessuna altra parte ), lo stato d’assedio e di crisi a cui sono sottoposti li mette a rischio si subire lo stesso trattamento dei palestinesi, se si discostano pubblicamente dalla politica vigente, probabilmente va peggio se riscuotono pubblico consenso, ameno che non sia una qualche manovra politica per distendere gli umori popolari, e dare una illusione di speranza. Dal lato palestinese la repressione è evidentemente mirata ad inculcare la paura e il senso di rassegnazione ( resistere è inutile ), il fatto che rapiscano i giovani e li torturino serve proprio a crescere degli adulti timorosi e remisivi. Questa politica è quella imperante sul nostro pianeta intero, politica portata avanti da una masnada di cerebrolesi, con manie di onnipotenza, che stanno rendendo il pianeta più bello di questa porzione dell’universo, una sorta di penitenziario, sporco e maleodorante, colmo di brutalità assurde e idiote. Noi siamo come un diamante bellissimo nella nostra interezza come specie vivente, ma questi che vogliono brillare più degli altri non è che si spendono per lucidarsi e brillare di più, no, sporcano tutto il resto in modo da risaltare solo loro, mentre se aiutassero a lucidare anche tutti noi e a innalzare una cultura e una civiltà illuminate ne guadagnerebbero anche loro, ma tanté, l’assorbimento e epurazione di una cultura abberante come quella che ci domina orora, è un processo che ha necessità di tempo, tempo che si limiterebbe esponenzialmente se chi è al potere usase di più l’intelligenza che l’orgoglio e la vanagloria…….

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