La visita di Obama in Israele allontana la pace

6 Aprile 2013

 
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di Ireo Bono-Savona

La visita di tre giorni, il 20-21-22 di marzo, del Presidente Obama in Israele, con un breve passaggio di circa 6 ore in Cisgiordania dove è stato contestato dalla popolazione palestinese, ha avuto come scopo principale la riconferma dell’amicizia, del sostegno imperituro alla sicurezza ed alle politiche israeliane e il rafforzamento di un’alleanza con i paesi dell’area contro Siria,Iran ed Hezbollah, contribuendo alla riappacificazione tra Israele e Turchia e premendo, attraverso la diplomazia statunitense, sull’Ue per l’inclusione di Hezbollah nella lista dei terroristi.

Il Presidente Obama a Gerusalemme ha reso omaggio alla realizzazione del sionismo, ha riconosciuto Israele come la terra biblica degli Ebrei e quel carattere ebraico e democratico dello Stato d’Israele che non viene accettato dal popolo palestinese e neanche da diversi intellettuali ebrei, come Avraham Burg, Michel Warschawski, Ilan Pappé, Jeff Halper ed altri, consci della contraddizione insanabile tra uno Stato ebraico, in cui il 20% dei cittadini, costituito da cristiani e musulmani, siano cittadini di seconda categoria, e la democrazia.

Il Presidente Obama ha riconosciuto il diritto insindacabile dello Stato d’Israele a difendersi, nel caso si sentisse minacciato dall’Iran, anche con un attacco preventivo, nonostante ex-capi dello Shin Bet e delle Forze Armate israeliane siano contrari ad una guerra con l’Iran, ed ha invitato Israeliani e Palestinesi a riprendere le trattative di pace, senza condizioni, anche mentre il governo Netanyahu continua la pulizia etnica e la colonizzazione della Cisgiordania e di Gerusalemme-Est.

Le parole di Obama sono state miele per le orecchie degli Ebrei israeliani, ma anche quando Obama si è rivolto ad un pubblico di giovani studenti ebrei con l’esortazione a mettersi nei panni dei Palestinesi, a comprendere la loro aspirazione ad uno Stato ed al rispetto dei loro diritti, il suo discorso, alla parte araba, è apparso ipocrita e di parte, perché l’Amministrazione Obama non ha fatto nulla perché quei diritti umani e civili venissero rispettati e fosse fermata la colonizzazione, ed ha quasi ignorato i Palestinesi, rifiutandosi anche d’incontrare i familiari dei detenuti senza processo, in sciopero della fame . Il comportamento di Obama nei confronti del popolo palestinese appare peggio di quello del Presidente Bush essendo più consapevole delle drammatiche condizioni di vita dei Palestinesi. Perfino sionisti, come lo scrittore Avraham Yehoshua, chiedono maggior coerenza ad Obama, consapevoli che la continua e progressiva colonizzazione di Gerusalemme-Est e della Cisgiordania impedisce la nascita di uno Stato palestinese ed avvicina l’ipotesi, per essi più temuta, di uno Stato unico israelo-palestinese.

La visita di Obama in Israele ha ottenuto il suo scopo ed è stata un successo personale per il Presidente degli Stati Uniti ma i Palestinesi, ed i popoli arabi in generale, hanno avuto un’ulteriore conferma della parzialità e della inaffidabilità delle Amministrazioni statunitensi nella mediazione di una pace israelo-palestinese, che è infatti sempre più lontana.

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