La vita e la morte di Antar Shibli al-Aqraa, il giovane palestinese che è stato ucciso mentre cercava di trovare lavoro in Israele.

sabato 7 dicembre 2013

immagine1

L’ASSURDA MORTE DI ANTAR, CHE VOLEVA SOLO ANDARE A LAVORARE IN ISRAELE, PERCHE’ TRA POCO DOVEVA SPOSARSI

Abbattuto come un cane: l”uccisione atroce di un lavoratore palestinese illegale

La vita e la morte di Antar Shibli al-Aqraa, il giovane palestinese che è stato ucciso mentre cercava di trovare lavoro in Israele.

di Gideon Levy | Dicembre 5, 2013

Non l’ho mai incontrato, ma penso tanto a lui da sabato scorso, l’ultimo sabato della sua vita. Posso solo immaginare la vita e la morte di Antar Shibli al-Aqraa, il giovane palestinese del villaggio di Qablan, che stava per sposarsi tra due settimane e si era intrufolato in Israele per cercare di trovare lavoro.

Egli è venuto per guadagnarsi da vivere, come migliaia di giovani palestinesi che non hanno altro modo per portare il pane a tavola alle loro famiglie. Qui è stato chiamato uno straniero illegale, come se fosse un (sospetto) oggetto.

Né ho mai incontrato il volontario della Polizia di frontiera, un altro titolo strano, che ha sparato Aqraa a morte alla periferia di Yarkon Cemetery. Il coltello con cui Aqraa lo avrebbe minacciato non è stato mai trovato, ma il volontario gli ha sparato a morte, giusto per essere sicuri.

Sabato mattina era una bella giornata. Doveva essere molto annoiato e condurre una vita molto vuota se non aveva null’altro da fare che il volontariato, però per la polizia di frontiera – come se non ne abbiamo abbastanza di quelle forze brutali senza di lui e come se non ci fossero posti migliori in cui fare volontariato .

Andò a Yarkon. Il cimitero, non lontano dalla riva del fiume, era il luogo dove Aqraa e i suoi amici hanno trascorso la notte, dove hanno trovato riparo dai loro cacciatori, i volontari della Polizia di Frontiera.

La città dei morti è dove i lavoratori palestinesi illegali si nascondono il sabato.

I cacciatori si uomini sbucarono fuori, Aqraa ha cercato di fuggire, forse aveva paura di essere arrestato alla vigilia del suo matrimonio. E ‘altamente improbabile che egli mettesse in pericolo qualcuno. Per un momento si è fermato e si è chinato. Il volontario ha deciso che il palestinese stava andando a prendere un coltello e lo ha ucciso.

Questo omicidio efferato ha avutoe luogo nel cimitero in una bella mattina di sabato. La vita di Aqraa era sparita, il matrimonio era andato e tutto ciò che restava era il dolore e il lutto della famiglia. Chi altro se ne frega?

Il dipartimento di indagini interne della polizia sta indagando, ma tutti sanno già come la maggior parte di queste indagini finiscono. Nel 2007 altri due volontari della polizia di frontiera, Itai Arazi e Shai Sulam, hanno preso quattro clandestini in una foresta remota in un freddo giorno d’inverno, li spogliarono dei loro cappotti e scarpe e lanciarono pietre contro di loro per cacciarli via come animali.

Non sono mai stati condannati. Dopo un processo durato cinque anni (!) sono stati condannati a 200 ore di servizio alla comunità.

Il dipartimento indagini interne della polizia ha fatto appello al verdetto, ma uno non deve aspettare il risultato del ricorso per sapere che la vita e la dignità di un palestinese che soggiorna in Israele illegalmente sono le più economiche nella catena alimentare israeliana, anche più convenienti che la vita e la dignità dell ‘”infiltrato” africano.

Vagano tra noi come ombre, nascosti in cantieri e discariche, cimiteri e aree industriali. Sono clandestini in una parte del loro paese, che è anche il nostro. Occasionalmente possono essere visti gettati a terra vicino uno dei posti di blocco, legati e umiliati, dopo una notte in carcere.

Non hanno alcuna possibilità di trovare lavoro ovunque, tranne che in Israele. La stragrande maggioranza di loro vengono qui solo per guadagnarsi da vivere. Furtivamente in Israele si fanno beffe del muro della separazione e rimangono qui per settimane, lontano dalle loro case e famiglie.

Le loro vite sono in pericolo ogni momento. Anche se sono qui illegalmente, il modo in cui li trattiamo, non è più legale, non è certamente umano o morale.

Penso ad Aqraa perché non meritava di morire. Non meritava quella vita miserabile, nascondendosi per vivere nei cimiteri, e non meritava la morte, di essere abbattuto come un cane rabbioso.

E ‘ inutile scrivere che anche lui era un essere umano? Che sparare un uomo a morte deve essere l’ultima risorsa, non la prima? Che anche lui avrebbe sicuramente voluto un diverso tipo di sabato, in cui poteva raggiungere a piedi Yarkon in una bella giornata, condurre una barca sul fiume o camminare fino alla fine della strada e tornare indietro?

tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

………………………………………………………………………………………………….

ARTICOLO ORIGINALE

http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.561874

Shot down like a dog: The heinous killing of an illegal Palestinian worker

The life and death of Antar Shibli al-Aqraa, the Palestinian youngster who was killed while trying to find work in Israel.

By  | Dec. 5, 2013 | 1:14 AM

immagine2

Palestinians walk past an Israeli border police officer. Photo by Reuters

I never met him, but I think of him a lot since last Saturday, the last Saturday of his life. I can only imagine the life and death of Antar Shibli al-Aqraa, the Palestinian youngster from the village Qablan, who was about to be married in two weeks and snuck into Israel to try to find work.

He came to make a living, like thousands of young Palestinians who have no other way to bring bread to their families’ table. Here he was called an illegal alien, as though he were a (suspicious) object.

Nor have I ever met the Border Police volunteer, another strange title, who shot Aqraa to death on the outskirts of Yarkon Cemetery. The knife Aqraa allegedly threatened him with was never found, but the volunteer shot him to death, just to be safe.

Saturday morning was a beautiful day. One must be very bored and lead a very empty life if he has nothing to volunteer for but the Border Police – as though we don’t have enough of those brutal forces without him and as though there aren’t better places in which to volunteer.

He went to the Yarkon. The cemetery, not far from the river bank, was where Aqraa and his friends spent the night, where they found shelter from their hunters, the Border Police volunteers.

The city of the dead is where the illegal Palestinian workers hide on Saturday.

The manhunters burst forth, Aqraa tried to flee, perhaps he was afraid to be arrested on the eve of his wedding. It is highly unlikely that he endangered anyone. For a moment he stopped and bent down. The volunteer decided the Palestinian was going to pick up a knife, and he shot him dead.

This heinous killing took place in the cemetery on a beautiful Saturday morning. Aqraa’s life was gone, the wedding was gone and all that remained was the family’s pain and bereavement. Who else cares?

The police internal investigations department is investigating, but everyone already knows how most of these inquiries end. In 2007 two other Border Police volunteers, Itai Arazi and Shai Sulam, took four illegal aliens to a remote forest on a cold winter’s day, stripped them of their coats and shoes and threw rocks at them to drive them away like animals.

They were never convicted. After a trial that lasted five years (!) they were sentenced to 200 hours of community service.

The police internal investigations department appealed the verdict but one doesn’t have to wait for the appeal’s result to know that the life and dignity of a Palestinian staying in Israel illegally are the cheapest on the Israeli food chain, even cheaper than the life and dignity of the African “infiltrator.”

They roam among us like shadows, hiding in construction sites and landfills, cemeteries and industrial areas. They are illegal aliens in a part of their country, which is also ours. Occasionally they can be seen thrown on the ground near one of the roadblocks, bound and humiliated, after a night in detention.

They have no chance of finding work anywhere but Israel. The vast majority of them come here only to make a living. Sneaking into Israel they make a mockery of the separation fence and stay here for weeks on end, far from their homes and families.

Their lives are in danger every moment. Even if they’re here illegally, the way we treat them is not much more legal, it’s certainly not human or moral.

I think of Aqraa because he didn’t deserve to die. He didn’t deserve that miserable life, hiding for a living in cemeteries, and he didn’t deserve that death, being shot like a rabid dog.

Is it needless to write that he too was a human being? That shooting a man dead must be the last resort, not the first? That he too would most certainly have wanted a different kind of Saturday, on which he could stroll to the Yarkon on a beautiful day, sail a boat on the river or walk down to the end of the road and back?

Contrassegnato con i tag: ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam