La Zanzara di Radio24 tra insulti, bugie e involontarie verità – di Patrizia Cecconi

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tratto da: https://www.pressenza.com/it/2021/01/la-zanzara-di-radio24-tra-insulti-bugie-e-involontarie-verita/

12.01.2021 – Patrizia Cecconi

(Foto di Potere al Popolo)

Se vi è capitato di trovarvi in macchina con la radio sintonizzata su Radio24, può darsi che vi siate scoperti ad ascoltare una delle trasmissioni più ributtanti per volgarità spacciata per libertà di espressioneinsulti spacciati per ironiaingiurie pesanti contro qualunque soggetto scelto dai conduttori spacciate per espressioni libere da “ottuso moralismo”. Se vi è capitato allora eravate sintonizzati su “La Zanzara”.

Uno dei suoi due conduttori, nella trasmissione dell’8 gennaio, parlando del povero rider aggredito e derubato da una baby-band a Napoli, dando sfogo al suo pensiero in modo viscerale e più che vagamente razzista è riuscito ad offendere la città di Napoli e i suoi abitanti e, nel paragone che forse gli è sembrato intelligente, è riuscito a offendere il popolo palestinese offendendo, a mio avviso, anche quella fetta di popolo israeliano che non vorrebbe vedere il proprio paese indicato apertamente come sanguinario e palesemente al di fuori del diritto universale e internazionale.

L’Ambasciata palestinese in Italia ha emanato un comunicato in cui “condanna vivamente l’uso improprio della situazione drammatica in cui vive il popolo palestinese fatto dal giornalista Giuseppe Cruciani nel corso della trasmissione radiofonica La Zanzara dell’8 gennaio.” Il conduttore ha definito Napoli una città così impossibile che piuttosto di trovarsi a essere napoletano membro di una band che aggredisce e deruba un rider avrebbe preferito andare a Ramallah a sparare ai palestinesi col Mossad.

Il suo collega David Parenzo, ebreo praticante e forse un po’ toccato da quell’espressione che rendeva chiaro agli ascoltatori che andare a sparare ai palestinesi è pratica israeliana tanto comune da essere addirittura banale, ha solo balbettato qualcosa di incomprensibile. Forse stava riflettendo se fosse preferibile intervenire a correzione di quanto dichiarato, oppure se fosse opportuno rincarare la dose, ma non possiamo saperlo.

Quel che invece ci è chiaro e ci preme sottolineare, bypassando l’abituale turpiloquio offensivo che caratterizza le esternazioni di Giuseppe Cruciani, è l’imprecisione della sua affermazione. Lui ha parlato di Mossad. Ebbene, il Mossad si occupa di omicidi in patria e all’estero (anche in Italia ha sparso, ovviamente impunito, sangue palestinese), ma non va a sparare ai palestinesi nelle strade o nelle loro case come pratica quotidiana.  A far quello ci pensa l’esercito regolare, ci pensano spesso i coloni fuorilegge e talvolta anche i semplici cittadini che, come Cruciani forse sa e forse no, possono andare in giro regolarmente armati, anche con mitra in spalla da usare “alla bisogna”, mica come quei “pezzenti” palestinesi che quando non ce la fanno più prendono una pietra o un coltello da cucina!

Ecco quel che è riuscito a fare, genialmente, in un colpo solo il cabarettista Cruciani:  1) ha confuso i servizi segreti israeliani con le normali forze militari che occupano i Territori palestinesi,  2) ha reso chiaro agli ascoltatori che ammazzare i palestinesi può comportare qualche rischio, sì, ma inferiore a quello che si corre vivendo nella vituperata città partenopea, rinforzando stereotipi volgari e offensivi  contro Napoli; 3) ha citato Ramallah, città palestinese, abitata da palestinesi musulmani e cristiani e sotto giurisdizione dell’Autorità Nazionale Palestinese, come città in cui Israele può impunemente entrare e uccidere i palestinesi. Forse la sua intenzione era di mostrare la pericolosità dei palestinesi (sotto occupazione è sfuggito), ma è riuscito a superare se stesso dicendo anche una verità che forse non era nelle sue intenzioni dire.

Insomma, credendo di fare satira offensiva e beffarda, Cruciani ha detto una bugia e una verità: la bugia offende i napoletani, la verità offende – magari a ragione – il diritto internazionale, mostrando che è impotente nel fermare i crimini israeliani contro la popolazione palestinese.

Va da sé che la trasmissione La Zanzara, definita satirico/demenziale, di satirico ha ben poco e che la motivazione per la quale nel 2013 è stato conferito ai suoi conduttori il “Premiolino”, cioè l’apprezzamento per aver “creato un nuovo linguaggio radiofonico e una rubrica di successo” fa parte di quella decadenza politico-sociale che è propria di ambienti razzisti e di bassissima levatura culturale, dove basta il turpiloquio per fare audience e far godere, come spettatori di  una squallida corrida, gli ascoltatori portati a gioire della demolizione a suon d’insulti dell’oggetto della loro attenzione.

Insomma, i conduttori de La zanzara sono stati premiati per la loro capacità di ridurre a livelli primitivi e viscerali il godimento dei loro ascoltatori alla stregua di una delle peggiori radiucole di sub-cultura sessista e razzista che occupano qualche spazio nell’etere.

Un caldo ringraziamento al gruppo 24ore per il servizio offerto dal suo dipendente, degno, come diceva una famosa satira pubblicitaria, dei peggiori bar di Caracas.

 

Patrizia Cecconi


Patrizia Cecconi nasce a Roma dove consegue la laurea in Sociologia presso l’Università La Sapienza. Qui tiene per alcuni anni seminari sulla comunicazione. Successivamente vince la cattedra di Economia Aziendale, disciplina che insegnerà per circa venticinque anni. Interessata all’ambiente e alla natura, verso il 2000 rivolge la sua attenzione allo studio della botanica e della fitoterapia ponendo sempre al centro dei suoi lavori l’interazione culturale tra l’ambiente e gli umani che lo abitano. Ha curato e pubblicato articoli e libri su argomenti diversi. Il suo interesse particolare è rivolto alla Palestina. Dal 2009 fino al dicembre 2014 ha presieduto la onlus “Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese” di cui ora è presidente onoraria. E’ co-fondatrice della onlus Cultura è Libertà e dell’adv Oltre il Mare che attualmente presiede.

 

La Zanzara di Radio24 tra insulti, bugie e involontarie verità

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