La zanzara e l’elefante

  • 24 marzo 2011   ore 14.52

“Ho paura”. Non si può che essere d’accordo con questa dichiarazione semplice e diretta fatta il 23 marzo alla radio israe­liana, dopo che due missili Grad hanno colpito la città di Be’er Sheva. Otto colpi di mortaio hanno raggiunto altre parti del Negev, vicino alla Striscia di Gaza.

Questi otto colpi sparati dalla Striscia sono una risposta ai raid israeliani del giorno precedente, in cui sono rimaste uccise otto persone, quattro delle quali appartenevano al braccio armato della Jihad islamica. Prima dell’attacco israeliano ce n’era stato uno palestinese, che ne seguiva un altro israeliano, e così via.

Ho chiamato un amico a Gaza. “I tuoi figli hanno paura?”, gli ho chiesto. “Non proprio”, mi ha risposto. “Danno tutta la colpa ad Hamas”. Gli adulti, invece, hanno paura. Il 19 marzo Hamas ha sparato cinquanta colpi di mortaio contro Israele in risposta all’uccisione di due suoi uomini (che sicuramente era in risposta a qualcos’altro).

Gli abitanti di Gaza sono convinti che il movimento islamico abbia scelto la strada dell’escalation per fermare sul nascere il movimento di protesta giovanile che ha manifestato nella Striscia e in Cisgiordania chiedendo la fine delle divisioni tra Hamas e Al Fatah.

I vertici dell’organizzazione ovviamente smentiscono e ribadiscono il loro diritto di rea­gire. Ma i razzi Qassam servono solo ad alimentare la follia dell’occupazione israeliana. Non sono i razzi che assicureranno ai palestinesi una vita dignitosa.

Internazionale, numero 890, 25 marzo 2011

Amira Hass    È una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, scrive per il quotidiano Ha’aretz e ha una rubrica su Internazionale.

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