L’accordo mancato sul nucleare iraniano

11 novembre 2013

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Il segretario di stato John Kerry all’aeroporto di Abu Dhabi, l’11 novembre del 2013. (Jason Reed, Reuters/Contrasto)

I negoziati sul nucleare iraniano che si sono svolti a Ginevra e hanno coinvolto l’Iran, l’Unione europea e i rappresentanti del gruppo dei 5+1 (I cinque paesi che sono membri permanenenti del consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania) non hanno portato a un accordo. L’11 novembre il segretario di stato statunitense John Kerry ha dichiarato che le grandi potenze avevano una posizione comune, ma l’Iran non ha accettato la proposta.

Secondo Kerry, che ha parlato con la stampa ad Abu Dhabi, c’è stata una sostanziale concordia da parte del gruppo dei 5+1 sul piano che è stato presentato agli iraniani. “I francesi hanno firmato e anche noi abbiamo firmato”, ha detto Kerry.

In questo modo il segretario di stato ha ridimensionato quello che avevano detto molti analisti, tra cui Bernard Guetta, sul ruolo avuto dalla Francia nell’impedire la firma di un accordo. I negoziati sono stati aggiornati al 20 novembre.

Nulla di fatto
“I negoziati del weekend sul nucleare iraniano sono finiti con un nulla di fatto, malgrado le grandi speranze che li hanno preceduti”, scrive Ips.

Il 9 novembre il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e la responsabile per le relazioni con l’estero dell’Unione europea Catherine Ashton hanno dichiarato che i negoziati ricominceranno il 20 novembre.

“Ci sono stati molti progressi concreti, ma rimangono alcune differenze”, hanno dichiarato Ashton e Zarif al termine dell’incontro in un comunicato comune.

Tuttavia il segretario di stato statunitense John Kerry si è detto abbastanza ottimista.“Senza dubbio siamo più vicini a un accordo ora, rispetto a come eravamo prima di incontrarci a Ginevra”, ha detto Kerry.

La strategia degli Stati Uniti è quella di raggiungere un accordo con Teheran il prima possibile, concedendo al paese islamico un’attività di arricchimento dell’uranio a bassi livelli, che permetta di congelare l’attività nucleare del paese per almeno sei mesi, in attesa di un accordo diplomatico più vasto, spiega il New York Times.

Teheran è pronta all’accordo, ma non cede
Secondo quanto dichiarato da Kerry, Teheran è disponibile a firmare un accordo in tempi brevi, perché ha urgenza di mettere fine alle sanzioni che bloccano la maggior parte delle esportazioni del paese e ne distruggono l’economia. “Zarif e il presidente Hassan Rouhani, che sono entrambi due moderati, sanno che ogni volta che falliscono i negoziati internazionali sul nucleare, che significano un alleggerimento delle sanzioni, la pressione dei falchi in patria cresce”, scrive il Guardian.

Stavolta sembra sia stata la delegazione iraniana a fermare i negoziati. Infatti Teheran vuole che sia riconosciuto dalla comunità internazionale “il suo diritto ad arricchire l’uranio”, in quanto firmatario dei trattati delle Nazioni Unite sulla non-proliferazione delle armi atomiche. Gli iraniani sottolineano che Israele non ha aderito a questi trattati.

La posizione proposta dalle grandi potenze è quella di lasciare all’Iran la possibilità di arricchire l’uranio a bassi livelli.

Per produrre armi atomiche l’uranio deve essere arricchito al 90 per cento, al momento l’Iran arricchisce l’uranio al 20 per cento e insiste sul fatto che il suo programma nucleare sia solo a scopi civili e non militari. Secondo la diplomazia iraniana, Teheran ha bisogno di arricchire l’uranio al venti per cento per scopi medici e per produrre energia.

L’11 novembre, inoltre, è stato raggiunto un accordo tra Teheran e gli ispettori dell’Agenzia atomica internazionale (Aiea) per il programma d’ispezione dei siti nucleari del paese.

“La repubblica islamica non era tenuta a firmare la bozza di accordo e quindi va considerato un gesto di buona volontà”, ha dichiarato Ali Akhbar Salehi, il capo dell’Organizzazione atomica iraniana.

L’intrasigenza della Francia
Molti hanno attribuito alla Francia la colpa del fallimento dei negoziati, infatti sarebbe stata Parigi a chiedere più restrizioni sull’impianto di Arak, che secondo i francesi, permetterebbe a Teheran di produrre plutonio.

Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius è stato il primo ad annunciare il fallimento dei negoziati e ha detto che le restrizioni imposte all’Iran erano insufficienti.

“A pochi mesi dallo scontro tra François Hollande e Barack Obama sulla Siria, non sembra essersi riannodato niente tra i due”, scrive Le Monde. L’intransigenza francese sul nucleare iraniano non è una novità, spiega il giornale: Parigi è sempre stata piuttosto attenta alla questione della non-proliferazione dagli anni 2000.

L’amministrazione Hollande vuole essere sicura che l’Iran non ceda agli accordi solo per alleggerire le sanzioni e vorrebbe delle garanzie più solide sulle sue intenzioni. “Sembra che accusi il team di Obama di troppa fretta”, spiega Le Monde e voglia assumere il ruolo di garante internazionale delle regole di non proliferazione.

 

http://www.internazionale.it/news/iran/2013/11/11/laccordo-mancato-sul-nucleare-iraniano/

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