L’ACQUA COME ARMA: i villaggi agricoli della Valle del Giordano minacciati nella loro esistenza.

 

In piena estate, il caldo nella Valle del Giordano è feroce. Il viaggio da nord est, dalla città di Tubas, al piccolo villaggio di Bardala è una manifestazione fisica di questo clima inclemente.

di Naomi Kundera – 30 luglio 2018

Foto di copertina: I campi di Ibrahim Sawafta’s – 15 dunams di grano inaridito

I campi ondulati sono una landa ingiallita. Le mucche e le capre degli sparsi avamposti beduini sono indolenti e magre.

Le alte temperature sarebbero sopportabili se solo i residenti palestinesi della Valle del Giordano settentrionale avessero accesso a una quantità sufficiente di acqua.

Quando appoggio la testa sul cuscino, non penso a niente se non domandarmi se domani [l’occupazione israeliana] diminuirà l’acqua e a cosa potrò fare”.

Ibrahim Sawafta, 34 anni, è un agricoltore residente a Bardala. Ha campi di grano e corcoro insieme ad alberi di limone, ulivo e gauava.

I campi di Ibrahim devono essere irrigati due volte al giorno, ma poiché l’esercito israeliano e la compagnia idrica nazionale Mekorot limitano la quantità di acqua che può avere, 28 dunam (1 ettaro sono 10 dunam) della sua terra si sono seccati. In una settimana, ha perso quasi 35.000 ILS.

Ibrahim possiede una delle fattorie più piccole del villaggio. “Tutti gli altri agricoltori hanno molta più terra, e loro?”, ha detto, riferendosi alla quantità d’acqua di cui i suoi vicini avrebbero bisogno.

Come Israele sta rubando l’acqua palestinese

Nonostante le sue alte temperature, la Valle del Giordano non scarseggia d’acqua. Questo tratto orientale di terra che confina con la Giordania costituisce il 30% circa della Cisgiordania e le sue numerose sorgenti naturali sono state una delle principali fonti di acqua per la Palestina storica.

Prima dell’occupazione della Cisgiordania nel 1967, la sorgente naturale di Bardala produceva oltre 200 metri cubici (52.834 galloni) di acqua all’ora. Il villaggio aveva costruito un pozzo profondo 67 metri che aveva permesso di aumentare la produzione di acqua a 300 metri cubi (79.251 galloni) all’ora.

Dopo l’inizio dell’occupazione, Israele e la sua compagnia idrica nazionale Mekorot costruirono due pozzi adiacenti a quello già esistente di Bardala. I pozzi Mekorot correvano a circa 250 metri più in profondità di quello di Bardala, cosa che l’ha sostanzialmente prosciugato, lasciando i Palestinesi dipendenti dai pozzi controllati da Israele.

Pozzo israeliano fortificato

Nel 1971, il villaggio di Bardala, Mekorot e l’amministrazione civile israeliana stipularono un accordo che assegnava alla gente di Bardala 240 metri cubi di acqua all’ora – all’incirca la stessa quantità di acqua che il pozzo stava già producendo per il villaggio.

Ma dalla metà degli anni ’80 fino a circa il 1998, Israele iniziò a diminuire la quantità di acqua promessa agli abitanti di Bardala. Le diminuzioni in quel periodo furono marginali, ma dal 1998 a oggi il flusso di acqua dalla compagnia israeliana al villaggio è drasticamente diminuito.

La popolazione di Bardala è passata da 400 abitanti nel 1967 ai circa 3.000 di oggi. Tuttavia, la quantità di acqua che il villaggio riceve è diminuita di circa 100 metri cubi all’ora.

Il contrattacco

Per contrastare il furto della propria acqua, i cittadini di Bardala costruiscono tubature e rubinetti che fanno scorrere l’acqua dai pozzi israeliani verso la loro terra. Spesso usano rifiuti e plastica nel tentativo di nascondere le principali valvole dell’acqua che escono dalle tubature costruite frettolosamente.

L’87% della Valle del Giordano si trova nella zona C, il che significa che è sotto il pieno controllo militare israeliano. Nuove costruzioni sono pressoché vietate in queste aree e le demolizioni di case e di aziende palestinesi da parte dei militari sono all’ordine del giorno.

Tubature costruiti dagli abitanti del villaggio di Bardala immediatamente dopo che l’esercito israeliano le aveva distrutte . I rifiuti sono usati per nascondere i punti da cui escono le valvole.

Con questo pretesto, l’esercito israeliano invade costantemente la terra di Bardala e distrugge le loro tubature.

All’inizio di questo mese i militari hanno distrutto 400 metri di tubature dichiarandole illegali. Nel farlo, hanno devastato la terra di Samar Sawafta, 40 anni, alla ricerca di altri “pozzi d’acqua”.

Samar ha affermato che in realtà le tubature distrutte sono state 700, unitamente a tutta la sua produzione di gauava e corcoro. Ha perso oltre 20 dunam di terra e 100.000 ILS dal primo raid di quasi tre settimane fa. L’esercito questo mese è infatti tornato ogni settimana per continuare la distruzione.

Prima che la sua terra venisse devastata, Samar ha raccontato che i militari arrivarono e chiusero la sua fattoria. “Mi dissero solo di non rubare l’acqua. Ma quando se ne andarono, presi l’acqua dalla compagnia Mekorot perché quella è la mia acqua e non può essere considerato un furto. Devo. Non c’è soluzione. Devo prendere l’acqua da Mekorot.

Okay, mi stai dicendo che questo non è legale,” dice Maen Sawafta, 42 anni, “quindi dammi le condutture e l’acqua che hai promesso. Chiamalo come vuoi – legale, illegale, furto – solo dammi la mia acqua.

Nell’aprile dell’anno scorso, ci fu un altro raid con la distruzione delle tubature e la devastazione delle terre di Bardala. Quella volta ci furono scontri tra gli abitanti che lanciavano sassi e i soldati occupanti che reagirono sparando gas lacrimogeni e proiettili di acciaio rivestiti di gomma.

L’apartheid delle risorse

Il villaggio di Bardala, insieme con le sue sorgenti e i suoi pozzi, si trova in mezzo alle linee dell’armistizio del 1967 e del 1948. Ma con l’occupazione e gli insediamenti illegali, la narrativa del furto dell’acqua si inverte.

Da Palestinese, ho visto i miei vicini di casa – i coloni – piantumare dunam di terra e irrigarli, mentre io non ho neppure abbastanza acqua da bere”, afferma in modo appassionato Sawafta, un altro agricoltore di Bardala membro della Camera di commercio di Tubas.

Ibrahim Sawafta ha detto al Palestine Monitor che i pozzi israeliani pompano 2.500 metri cubi di acqua all’ora dandone al villaggio solo 100. Ciò significa che 2.400 metri cubi vanno direttamente agli insediamenti circostanti, la cui popolazione è di appena 400 persone.

Israele afferma che nell’area l’acqua sta diminuendo per tutti perché i pozzi si stanno prosciugando a causa di alti livelli di sodio, motivo per cui non possono fornire al villaggio la quantità concordata.

Se gli israeliani dicono che i loro pozzi sono asciutti, allora perché i dunam dei coloni stanno diventando più grandi e più prosperi? La siccità esiste solo per noi?“ Chiede Ibrahim incredulo.

Al Jazeera ha riferito l’anno scorso che secondo EWASH, una coalizione di 30 ONG, ”i coloni nella Valle del Giordano consumano pro capite 81 volte più acqua dei Palestinesi in Cisgiordania”.

Dopo un lungo e mesto viaggio verso Bardala attraverso le colline aride, Maen Sawafta sospira. “Non puoi fare pace mentre la gente muore di fame.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù”

Invictapalestina.org

Fonte: http://www.palestinemonitor.org/details.php?id=co8c0sa19611y9pqqorjnw

 

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