L’apparente distensione Usa-Israele

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03 mar 2015

Netanyahu ha lodato ieri il presidente Obama e l’amicizia da lui dimostrata a Israele in tutti gli anni del suo mandato. Il segretario di Stato statunitense Kerry ha ringraziato attaccando il Consiglio dei Diritti Umani: “Basta con l’ossessione nei confronti di Tel Aviv”. Tuttavia, Washington teme che l’alleato israeliano possa far saltare l’accordo con l’Iran.

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di Giorgia Grifoni

Roma, 3 marzo 2015, Nena News – Comunque vada, sarà un successo. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è negli Stati Uniti da meno di 48 ore e già non si parla d’altro sulla stampa internazionale. Se quel che dirà davanti al Congresso americano è ancora avvolto nel mistero – si sa che parlerà della minaccia iraniana ma non si sa quali siano le informazioni “segrete” sul negoziato che non vede l’ora di raccontare agli ignari deputati americani-  le sue ultime mosse prima del discorso sono state provvidenziali. E sembrano quasi avergli salvato la faccia, seriamente compromessa dal gelo degli ultimi due mesi con l’amministrazione americana.

Dopo aver infastidito il presidente Usa Barack Obama con la sua presenza a due sole settimane dalle parlamentari israeliane e dopo aver provocato cori di disapprovazione e minacce di boicottaggio da parte dell’ala democratica del Congresso, ieri Netanyahu si è rivolto all’AIPAC, la più potente lobby pro-israeliana degli Stati Uniti, lodando il presidente Barack Obama e l’amicizia da lui dimostrata a Israele in tutti gli anni del suo mandato. E facendo ammenda per quella che “da alcuni può essere stato percepito come una mancanza di rispetto”: il suo arrivo un po’ fuori dalle righe, in piena campagna elettorale, d’accordo con John Boehner, presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, scavalcando l’invito che di norma dovrebbe inoltrare il Presidente.

Se dalle colonne di Haaretz il discorso di Netanyahu è stato giudicato come una tattica “tardiva”, con gran parte del suo discorso che suonava “come se in questione ci fosse qualche piccolo malinteso che era stato gonfiato a dismisura” e con il serio “dubbio che l’attuale inquilino della Casa Bianca ne sarà convinto”, sembra che in realtà la distensione sia arrivata. E ad annunciarlo è stato proprio il numero uno del Dipartimento di Stato americano John Kerry.

All’annuale riunione del Consiglio per i Diritti Umani, avvenuta poco dopo il discorso di Netanyahu all’AIPAC, il segretario di Stato americano ha infatti difeso a spada tratta Israele dalle accuse di violazioni dei diritti umani mosse dall’agenzia Onu. Se dal settembre 2000, dopo la seconda Intifada, “più di 9.100 palestinesi sono stati uccisi da Tel Aviv – tra essi 2.053 bambini palestinesi, l’equivalente di un bambino palestinese ogni tre giorni per gli ultimi 14 anni” – per Kerry il report del Consiglio è solo “profondamente preoccupante e fazioso” e denota “ossessione” nei confronti di Tel Aviv.

“L’ossessione del Consiglio per i Diritti umani nei confronti di Israele – ha detto Kerry all’apertura della sessione annuale del Consiglio – rischia di minare la credibilità di tutta l’organizzazione. Ci opporremo al tentativo di qualsiasi gruppo all’interno del sistema delle Nazioni Unite di delegittimare regolarmente e arbitrariamente Israele“. “Nessun paese al mondo – ha ricordato poi Kerry – deve essere privo di controllo, ma non ci dovrebbero nemmeno essere paesi soggetti a pregiudizio.”

Il premier israeliano non ha detto ancora molto sull’Iran – nella riunione di ieri ha accennato solo alla Repubblica islamica come al “principale stato che sponsorizza il terrorismo nel mondo” e che sta sicuramente sviluppando “un’arma nucleare” – e gli analisti giurano che ha conservato tutte le cartucce per il Congresso. L’amministrazione americana è quindi in allerta per possibili fughe di notizie sul negoziato, che Netanyahu sembra voler spiattellare a un litigioso Congresso a trazione Repubblicana che lotta da più di un anno contro i colloqui tra Washington e Teheran a suon di minacce di sanzioni.

Domenica scorsa, un membro dell’entourage di Netanyahu ha detto ai giornalisti che il governo israeliano sa “molto circa l’accordo emergente”, informando la stampa del fatto che si tratterebbe di un “cattivo accordo”, senza però indicare la fonte delle “eccellenti informazioni” pervenute agli israeliani. John Kerry aveva quindi messo in guardia Israele: “Siamo preoccupati – ha detto a Ginevra, da dove stava riprendendo i colloqui con l’Iran – per le notizie che suggeriscono che dettagli selettivi dei negoziati in corso saranno discussi pubblicamente nei prossimi giorni”. “In questo modo – ha aggiunto il segretario di stato Usa – si renderebbe più difficile raggiungere l’obiettivo che Israele e gli altri dicono che condividono in modo da arrivare a un buon affare”. Nena News

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