L’Arabia saudita spinge al naufragio Ginevra 2

Dietro il “no” dell’opposizione siriana a un accordo che non preveda l’uscita di scena di Assad, ci sono le pressioni di Riyadh insoddisfatta dalla linea degli alleati Usa.

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mercoledì 23 ottobre 2013 11:09
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Bandar bin Sultan al Saud

di Michele Giorgio

Roma, 23 ottobre 2013, Nena News – L’obiettivo degli «Amici della Siria», o meglio degli amici solo dei ribelli siriani, riuniti ieri a Londra, sarebbe quello di tenere la conferenza di pace Ginevra 2 a novembre, sponsorizzata da Usa e Russia. Lo hanno scritto anche nel comunicato finale dell’incontro al Foreign Office. Tuttavia l’opposizione siriana ripete con crescente insistenza che il fine della conferenza dovrà essere l’esclusione totale dal futuro della Siria del presidente Bashar Assad che, a sua volta, ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di farsi da parte.

Una condizione che rischia di far naufragare quella che, al momento, tra gravi ambiguità e forti contraddizioni, appare come l’unica ipotesi di soluzione politica della guerra civile siriana. A spingere sul fuoco del rifiuto è soprattutto l’Arabia saudita – nemica giurata di Assad e dell’Iran nonchè sponsor generoso, con armi e soldi, dei ribelli siriani – che non manca di fare conoscere il proprio forte disappunto per la decisione dell’Amministrazione Obama di non attaccare la Siria e, ancora di più, per aver accettato di dialogare con Tehran dopo oltre 30 anni di gelo. Ieri ne scriveva anche il quotidiano americano conservatore Wall Street Journal.

Il potente capo dell’intelligence dell’ Arabia Saudita, principe Bandar bin Sultan al Saud, un amico stretto degli ex presidenti Bush, ha informato esponenti europei della sua decisione di limitare la cooperazione con Washington nell’addestramento e fornitura di armi ai ribelli siriani.

E secondo una fonte citata dalla agenzia britannica Reuters, il capo degli 007 sauditi avrebbe addirittura parlato di “un importante cambiamento” nelle relazioni con gli Stati Uniti, stretti alleati sin dalla nascita dell’Arabia Saudita, nel 1932. Anche la decisione dell’Arabia Saudita di rinunciare la settimana scorsa al seggio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sarebbe un messaggio agli Usa e non all’Onu.

Naturalmente solo gli ingenui possono credere che Riyadh sia davvero sul punto di rinunciare alla protezione degli americani. Sono troppi gli interessi comuni dei due Paesi. Allo stesso tempo i regnanti sauditi intendono fare il possibile per fermare le tendenze in atto nella regione e l’apparente linea americana di dialogo con i nemici iraniani e (dietro le quinte) anche con i siriani. Silurare i colloqui di Ginevra 2 è il mezzo migliore per rilanciare le possibilità di attacco Usa prima alla Siria e dopo al Libano. Da qui l’intransigenza dell’opposizione politica siriana alla quale continua ad essere attribuito un peso assolutamente esagerato data la sua inconsistenza sul terreno.

Gli Usa da parte loro gettano acqua sul fuoco e accorciano la distanza con gli alleati sauditi. Sulla Siria Riyadh «è con noi», ha affermato Kerry nella conferenza stampa di ieri dopo la riunione degli “Amici della Siria”.

Secondo il Wall Street Journal esisterebbe una divisione all’interno della monarchia saudita su come esercitare pressioni sugli Usa. Non è chiaro peraltro se il principe Bandar, che è stato ambasciatore saudita a Washington per 22 anni ed è considerato un falco, abbia il totale sostegno di re Abdullah. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=89206&typeb=0&L-Arabia-saudita-spinge-al-naufragio-Ginevra-2

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