L’arringa del “falco” Abbas: Gerusalemme Est è la nostra capitale e no allo Stato ebraico

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Il presidente palestinese Mahmoud Abbas nel suo quartier generale ieri a Ramallah (foto di Mohammed Majdi/Ap)

Sbatte i pugni sul tavolo. Agita le mani. Punta l’indice. S’incupisce di fronte ai fischi. Si irrita quando lo interrompono. E, soprattutto, pronuncia parole di fuoco. Anticipa una posizione rigida ai colloqui di pace con gl’israeliani. Un «falco», insomma. Proprio lui, considerato per anni la vera, e unica, «colomba» dell’establishment cisgiordano. Un po’ come quel volatile, disegnato sopra la Spianata delle Moschee, che campeggia alle spalle lasciando un alone nero-rosso-bianco-verde che è, né più né meno, la bandiera di una nazione che ancora non c’è.

Mahmoud Abbas, presidente palestinese, tira fuori una grinta mai vista. E davanti a centinaia di simpatizzanti, nel suo ufficio dentro il quartiere generale di Ramallah, arringa e attacca. «Non ci inginocchieremo e non ritireremo la richiesta per una capitale a Gerusalemme Est», urla Abbas. «Lo voglio dire molto chiaramente: non ci sarà pace se non ci danno la capitale che vogliamo e non abbiamo intenzione di riconoscere Israele come uno Stato ebraico».

L’atmosfera si surriscalda. Di fronte ad Abbas in molti esultano. E mentre si continua a festeggiare, il presidente palestinese non si accontenta. «I negoziati non proseguiranno oltre la data stabilita come obiettivo dagli Stati Uniti alla fine di aprile», continua Abbas. «E riprenderemo la nostra battaglia presso le Nazioni Unite e le sue agenzie per un più ampio riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese».

È l’apoteosi politica per l’uomo. Partono cori cantati «Abu Mazen, Abu Mazen». Ed è qui che infila una dichiarazione che, dal punto di vista israeliano, è inaccettabile: lo status di Stato ebraico. «Non lo accettiamo ed è nostro diritto non riconoscere la natura religiosa d’Israele. Del resto abbiamo già da tempo riconosciuto lo Stato di Israele, non c’è bisogno di farlo ulteriormente». Non solo. «Riconoscere Israele come uno Stato ebraico danneggerebbe i diritti dei quasi 2 milioni di cittadini arabi che vivono nel Paese».

© Leonard Berberi

L’arringa del “falco” Abbas: Gerusalemme Est è la nostra capitale e no allo Stato ebraico

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