L’attacco dei coloni nelle colline di Hebron è funzionale alla politica israeliana di espulsione dei palestinesi

395

Articolo pubblicato originariamente su Haaretz e tradotto in italiano da Frammenti Vocali

Di Amira Hass

Israele ha cercato per anni di sradicare gli abitanti delle grotte delle colline a sud di Hebron dichiarandole zona militare. L’attacco di martedì è un altro tentativo di scacciarli

Le descrizioni fornite dai testimoni oculari dell’attacco, presumibilmente compiuto da cittadini ebrei israeliani durante la festa di Simhat Torah di martedì contro i residenti del villaggio palestinese di Khirbat al-Mufkara, sono terrificanti.
Basel Adraa, un attivista del vicino villaggio di al-Tuwani, ha scritto che dozzine di uomini mascherati “sono andati di casa in casa, hanno rotto le finestre, hanno fracassato le auto con coltelli e martelli. Una grossa pietra che hanno lanciato, ha colpito alla testa un bambino di 3 anni, Mohammed ora in ospedale. I soldati li hanno protetti con i lacrimogeni. I residenti sono fuggiti. Non posso dimenticare come gli abitanti del villaggio hanno lasciato le loro case, terrorizzati, i bambini urlavano, le donne piangevano, mentre i coloni entravano nei loro soggiorni, posseduti dalla violenza e dall’ira”.
 
Al-Mufkara è uno dei villaggi rupestri alla periferia della città di Yatta nelle colline meridionali di Hebron, dove per decenni Israele ha cercato di sradicare i residenti e demolire i villaggi. I residenti, a loro volta, hanno mostrato una resistenza eccezionale e sono rimasti. Rifiutano di lasciare le loro case nonostante le difficili condizioni di vita che i divieti israeliani impongono loro: è vietato connettersi alle infrastrutture idriche, vietato connettersi alle infrastrutture elettriche, vietato costruire – comprese cliniche e scuole e campi da gioco. È vietato pavimentare o riparare strade di accesso tra di loro. Tuttavia ci sono molti, per lo più giovani, che se ne vanno proprio a causa di questi divieti draconiani e del modo in cui sono limitate le loro possibilità di crescita.
Il processo ufficiale e governativo per sradicare una popolazione rurale dalle loro case richiede molto tempo e scartoffie: ci sono petizioni all’Alta Corte di Giustizia, appelli, pareri legali, un po’ di supervisione internazionale e condanne europee piuttosto deboli. Una minaccia diretta alla vita dei residenti, rappresentata da questo attacco, è un mezzo di espulsione diretta.
Questo e centinaia di altri attacchi avviati dagli ebrei israeliani, interessati agli immobili in Cisgiordania,hanno lo scopo di rendere intollerabile la vita dei palestinesi. A Masafer Yatta, come nel resto del territorio della Cisgiordania, la violenza apparentemente privatizzata dei coloni ,è al servizio della politica ufficiale.
Israele nega il fatto che i villaggi rupestri di Masafer Yatta esistessero anche prima della fondazione dello stato, e certamente prima che conquistasse la Cisgiordania nel 1967. È interessato a cancellare la loro storia e lo stile di vita che esiste lì. L’allevamento di pecore e l’agricoltura modesta e senza irrigazione per i bisogni delle famiglie, sono una parte inseparabile della storia e della geografia palestinese nella regione. I villaggi e le loro estensioni sono un tessuto sociale organico e praticano reciproche interazioni familiari, economiche, sociali e culturali tra loro e la città di Yatta.
 
La giustificazione legale è il poligano militare
La giustificazione legale per la richiesta israeliana di sradicare i residenti è questa: si trovano nel poligono di tiro 918, destinato alle esercitazioni militari. I residenti di una dozzina di villaggi della regione erano già stati sfrattati dalle loro case alla fine del 1999 dai militari, sulla base dell’accusa che stavano sconfinando in una zona di tiro. Le forze militari hanno confiscato tende, demolito le strutture, confiscato beni mobili. Hanno caricato persone su camion e le hanno scaricate a Yatta. Ehud Barak era all’epoca primo ministro e ministro della difesa.
In risposta all’urgente petizione presentata all’epoca dall’Associazione dei diritti civili in Israele e dall’avvocato Shlomo Lecker, l’Alta Corte ha autorizzato il ritorno delle persone provvisoriamente , ma non ha permesso loro di ricostruire le strutture, collegarsi alle infrastrutture e costruire secondo la crescita naturale e lo sviluppo dei bisogni e delle esigenze del 21° secolo. Di conseguenza, queste comunità palestinesi soffrono da anni delle ondate di demolizioni che l’Amministrazione Civile effettua sulle semplici strutture che costruiscono.
Di recente, i giudici hanno accolto la richiesta del consiglio di Masafer Yatta, rappresentato dall’avvocato Netta Amar-Shiff, e a novembre dovrebbe tenersi un’udienza decisiva contro lo sradicamento dei residenti dai loro villaggi e contro la demolizione dei villaggi.
Circa un anno fa l’Akevot Institute ha trovato un documento dal quale si evince che il definire l’ area come poligono di tiro ,avesse lo scopo di bloccare lo sviluppo naturale palestinese nella regione.
Il 12 luglio 1981 l’allora ministro dell’Agricoltura,Ariel Sharon, disse: Vogliamo proporvi ulteriori aree di addestramento… al confine tra le pendici del Hebron Hills e il deserto della Giudea a causa dell’ espansione degli arabi rurali verso il deserto“. A seguito dell’incontro, un’area di circa 33.000 dunams fu espropriata.
Documentazione storica
Ci sono più documenti che testimoniano l’età dei villaggi delle grotte , che Amar-Shiff ha presentato ai giudici dell’Alta Corte. Il geografo e geologo ebreo ,Natan Shalem, nato a Salonicco, visitò la regione nel 1931 e scrisse nel suo libro “Il deserto della Giudea” sulle estensioni (khirab) che Yatta aveva nella zona e sull’efficacia delle abitazioni nelle grotte . Fotografie aeree del 1945, un rilievo britannico del 1879 e una mappa fisica del 1933 ,citate in vari pareri professionali presentati alla corte, testimoniano anche l’esistenza di queste comunità alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX secolo. .
Mahmoud Hamamda è nato nel 1965 in una grotta nel villaggio di al-Mufkara, che ancora oggi funge da residenza. A febbraio ha detto ad Haaretz: “Era la grotta di mio padre e prima ancora di suo padre. C’erano 22 antiche grotte qui. Mio fratello ed io abbiamo studiato nella scuola di Yatta perché mia nonna viveva lì, vicino alla scuola. Partivamo la mattina a piedi e tornavamo la sera. Quando pioveva, dormivamo a casa sua».
Durante lo sgombero del 1999, aveva 34 anni. Nell’attacco di martedì, lui e uno dei suoi nipoti sono rimasti feriti. Come ha scritto in tempo reale il giornalista della rivista online Siha Mekomit, Yuval Abraham: “Una pietra ha colpito la testa di un bambino di tre anni, Mohammed, che è stato portato in ospedale, e ora è lì. Ha una frattura al cranio, un’emorragia interna e domani sarà operato. Sul pavimento della sua casa rimane una macchia di sangue. Era a casa quando gli uomini mascherati hanno attaccato con le pietre. Suo nonno è qui con noi, sta morendo di preoccupazione, anche lui ferito».
 
Perchè le autorità non bloccano i coloni . La rispostta
Ci sono israeliani che si chiedono perché le autorità incaricate dell’applicazione della legge, come l’esercito e la polizia, e l’Amministrazione Civile – un altro organismo governativo che opera in Cisgiordania – non stiano bloccando i coloni violenti e non stiano prevenendo gli attacchi violenti contro gli abitanti dei villaggi palestinesi, effettuati anche in pieno giorno e davanti alle telecamere. Una delle risposte è che tali istituzioni stanno attuando la politica del governo israeliano di sfrattare i residenti palestinesi dall’ Area C e di espandere gli insediamenti.
I soldati che hanno sparato sui residenti palestinesi percè volevano difendersi dai loro aggressori, i soldati che quasi due settimane fa hanno attaccato gli attivisti di Combatants for Peac, solo perché volevano portare l’acqua a una famiglia di al-Mufkara, hanno interiorizzato ,durante il loro servizio,il messaggio ufficiale e governativo : la terra non appartiene a nessuno , i palestinesi residenti lì sono un surplus ridondante che deve essere sradicato. Anche se questa è una totale violazione del diritto internazionale.

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

SHARE

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.