Lavorare in Palestina: cacciatori nella notte

Murad, Murad di Suad Amiri, Ed. Feltrinelli 2009

Le persone dei villaggi palestinesi, nei Territori Occupati, sembrano abituati a convivere con il nonsenso quotidiano: le attese ai checkpoint, gli arresti arbitrari dei soldati, i manichini posti a guardia delle torri di controllo lungo il muro dell’apartheid… il rischio di essere fermati, arrestati e picchiati a casa propria… Ogni cosa sembra non avere senso, sotto occupazione, mentre sembra ‘normale’ provare a vestirsi da uomo a cinquant’anni, quando si è un affermato architetto della buona borghesia di Ramallah, per provare ad ‘andare di là insieme ai ‘cacciatori della notte’, quei ragazzi che, come Murad e altri 200 000 palestinesi, provano ogni giorno – o meglio ogni notte- a ‘procacciare’ il pane quotidiano per sé e le loro famiglie, entrando furtivamente in Israele. Ha senso invece che siano gli animali a lanciare un appello perché ai palestinesi sia restituito il diritto di vivere, di lavorare e di circolare in pace, visto che gli uomini del resto del mondo sembrano ignorare il dramma che attanaglia un intero popolo.

Il mondo è proprio alla rovescia in Palestina. Solo dai sogni e dai desideri sembra arrivare la speranza di riscatto. O forse, in questo tempo di attesa sofferente, un piccolo grande segno di riscatto arriva proprio dai big boys, dalla generazione di ventenni che, obbligati ad essere e vivere da clandestini in quella che è la terra dei loro nonni, abitano e ‘usano’ la terra ora divenuta israeliana come se fosse davvero anche la loro casa. Con disincanto, con un realismo che scaturisce dal bisogno di vivere la propria vita comunque e ovunque, Murad e i suoi amici hanno trascinato Suad, donna della generazione dell’impegno militante, a sognare un futuro di liberazione per la propria terra vivendoci dentro. Perché la vita è una e breve per tutti.

Betta Tusset

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