Le donne sopportano la sofferenza della Palestina

13 MAR 2013

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Le donne di Gaza chiedono il rilascio dei prigionieri politici palestinesi
(7 marzo 2013, foto: Ashraf Amra/APA Images)

“A Gaza non viviamo vite normali, cerchiamo di resistere e di adattare le nostre vite anormali all’assedio e all’occupazione”, dice la dottoressa Mona El-Farra, medico e da lungo tempo attivista per i diritti delle donne a Gaza. Nella Giornata Mondiale della Donna, mentre molte donne in tutto il mondo combattono per l’uguaglianza sul posto di lavoro e la fine delle violenze domestiche, Farra e le donne di Gaza combattono per diritti di base.

“È difficile vivere in un piccolo pezzo di terra, dove i bisogni primari come acqua pulita, elettricità, servizi sanitari non esistono. Le donne di Gaza sono particolarmente traumatizzate per i continui attacchi militari israeliani”, dice Farra.  Un rapporto del 2009 del Palestinian Center for Human Rights (PCHR) sottolinea le sofferenze delle donne sotto l’assedio illegale israeliano imposto a Gaza, in particolare durante gli attacchi di Piombo Fuso, quando oltre 1.400 palestinesi persero la vita, tra cui 112 donne.

Il rapporto analizza la lotte delle donne gazawi “nel tentativo di superare il dolore e le ferite, la perdita dei propri bambini, dei mariti, dei parenti, delle case e della loro stessa vita”. Per Hiba an-Nabaheen, 24 anni, laureata in comunicazione nell’Università di Gaza, i principali problemi che le donne devono affrontare sono la povertà e la disoccupazione, dovute all’assedio. “Come può una donna il cui marito è morto o è in prigione prendersi cura dei suoi figli? Le guerre israeliane che abbiamo subito non sono paragonabili alla crescente povertà che affrontiamo. Sono laureata e non trovo un lavoro e molti laureati hanno lo stesso problema, anche se si sono diplomati con voti eccellenti”.

Non c’è lavoro

Proveniente da una famiglia di 10 persone, Nabaheen è l’unica ad aver ottenuto una laurea. “Mio padre è disabile e non può lavorare e i miei fratelli sono più giovani di me. Anche mia sorella, che alla scuola superiore ha una media del 98%, non troverò un lavoro quando avrà finito l’università”.

Um Oday, 30 anni, vorrebbe lavorare: “Ho tre bambini piccoli, ma mio marito vorrebbe che lavorassi. Oltre all’università, ho seguito numerosi corsi di formazione nella speranza di trovare un impiego. Ma a Gaza non ce ne sono”.

Tagreed Jummah, diretto dell’Union of Palestinian Women Committees di Gaza City, ritiene l’assedio la principale causa di oppressione. “L’assedio ci colpisce tutti, ma soprattutto le donne. Negli ultimi anni, sempre più donne sono state costrette a diventare i capofamiglia perché i loro mariti sono stati uccisi, sono in prigione o sono disoccupati. Ma la maggior parte di queste donne non ha mezzi per guadagnarsi da vivere”.

Un rapporto del 2012 delle Nazioni Unite calcola che il tasso di disoccupazione “è più alto ora che alla fine degli anni Novanta”, salendo tra le donne al 47%.

Per Malaka Mohammed, 22 anni, laureata in letteratura inglese all’Università Islamica di Gaza e ora impiegata nella facoltò, l’educazione è la sua più grande ambizione e il più grande ostacolo: “A Gaza, sia che tu sia uomo o che sia donna, subisci le stesse conseguenze dell’occupazione. Vorrei frequentare un master, ma qui in inglese non ce ne sono”.

Divieto di studiare

Per oltre dieci anni, Israele ha impedito ai palestinesi di Gaza di studiare nelle università in Cisgiordania. “Studiare all’estero è molto costoso, per questo sto cercando una borsa di studio, ma siamo in migliaia a fare domanda”, spiega Mohammed.

L’Egitto di Mubarak era stato complice israeliano nell’impedire a centinaia di studenti palestinesi con in mano una borsa di studio per un’università straniera di lasciare la Striscia. Rana Baker, studente di amministrazione all’Università Islamica e giornalista freelance, è molto attiva all’interno della società civile. “Ad essere onesti, quando si parla dell’impatto dell’assedio e delle politiche coloniali israeliani sulla gente di Gaza e di tutta la Palestina, non penso che le esperienze di uomini e donne siano diverse”.

“Quando Israele volontariamente bombarda le scuole, sia i maschi che le femmine ne soffrono. Quando si parla dei limiti che le forze israeliane pongono alle nostre aspirazione, entrambi i sessi ne sono colpiti. Il governo israeliano agisce senza tener in alcun conto la popolazione palestinese. Le stesse letali politiche si applicano a uomini, donne e bambini”.

Ma le donne hanno problemi particolari. La povertà – che ha portato l’80% del milione e 600mila gazawi ad essere dipendente dagli aiuti alimentari – ha causato un aumento del tasso di malnutrizione e di anemia tra le donne. Un rapporto congiunto di Save The Children e Medical Aid for Palestinians indica che l’anemia colpisce il 36,8% delle donne incinte, provoca “una ridotta capacità lavorativa da adulti” e contribuisce “al 20% delle morti premature”.

“Combattere per sopravvivere”

Per Tagreed Jumman le donne palestinesi “rappresentano la resilienza, la resistenza, la forza, lo specchio della lotta palestinese”. Abbiamo perso famiglie, bambini e soffriamo per l’assedio e gi attacchi dell’esercito israeliano. Sopportiamo il dolore della nostra gente, ma continuiamo a vivere e a resistere”.

Nel suo rapporto sulle donne di Gaza, il PCHR non ritiene che la situazione migliorerà, né che l’assedio sarà allentato e che una normale vita economica sia permessa. “L’attuale situazione economica fa sì che molte donne cadano sempre più profondamente nella povertà. Hanno sofferto gli orrori di una guerra illegale e ora lottano per sopravvivere”.

Eva Bartlett
The Electronic Intifada

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/le-donne-sopportano-la-sofferenza-della-palestina

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