Le due colline

(11 Ottobre 2011)

Betlemme è circondata da colline; quasi tutte sono occupate da insediamenti israeliani. Ma su due, in modi diversi, il popolo palestinese ha scelto di costruire il proprio futuro.

La collina dell’Università

Sulla prima, la montagna di Dhaher, si trova l’università di Ahliya.

Qui il prof Sami Basha, vice rettore, prepara i giovani palestinesi perché al momento giusto siano in grado di porre le basi del nuovo stato, giovani che non trasmettano paura perché non hanno paura. Sami ci dice:“ se non siamo connessi alla comunità, stiamo perdendo tempo. Quello che i ragazzi devono imparare non è nozione, ma l’attitudine ad essere al servizio della comunità”.

L’università di Ahliya accoglie studenti che altre scuole rifiutano: ragazzi che non hanno possibilità economica o voti alti; qui giovani cristiani e musulmani frequentano insieme i corsi di studio e molti sono ragazzi arabo israeliani che sarebbero altrimenti costretti a studiare in Giordania.

Ahliya  non ha soldi: è un’università privata, non perché sia ricca, ma perché non riceve sovvenzioni dal governo di Ramallah. Un governo così impegnato a diventare la guida di uno stato nascente da non avere tempo e risorse per occuparsi delle questioni sociali. Sami insegna pedagogia ed in particolare prepara progetti per il sostegno ed il recupero delle disabilità che sono innovativi in un contesto che conserva pregiudizi culturali  tendenti ad escludere quanti ne sono portatori.

Anche il modello educativo qui applicato viene talvolta osteggiato da un sistema scolastico che si basa sulla memorizzazione, privilegiando un nozionismo che trascura la relazione con la comunità circostante.

La collina di Doud

Sulla seconda collina sorge la Tenda delle Nazioni. Un piccolo podere, coltivato dalla famiglia di Daoud, conserva i colori e i profumi della Palestina. La sua ostinata resistenza ha preservato questa collina, l’ultima collina libera, dagli insediamenti israeliani che ormai occupano tutte le alture che circondano Betlemme. L’acqua piovana, sapientemente raccolta, irriga le coltivazioni di fichi, uva ed olivi. Il sole fornisce l’energia necessaria attraverso pannelli solari donati da volontari tedeschi. Internet collega al mondo questo esempio di resistenza pacifica. Perché di  vera resistenza si tratta, dal momento che quasi quotidianamente il governo israeliano tenta l’esproprio di questo appezzamento di terreno. E quotidianamente Daoud e la sua famiglia resistono.

Possiamo arrivare da Daud solo a piedi perché la strada che porta alla sua collina è stata ostruita da enormi blocchi di pietra portati lì dalle ruspe dell’esercito israeliano, impedendo così l’accesso a qualsiasi mezzo di trasporto: questo è solo uno dei tanti metodi messi a punto da Israele per obbligare Doud e la sua famiglia ad andarsene.

Gli insediamenti israeliani circondano il podere e schiacciano il sottostante villaggio arabo.  Quarantamila coloni sovrastano settemila abitanti arabi.

 “Tenda delle Nazioni”è il nome simbolico della casa e del podere di Doud per indicare ai tanti ospiti e volontari  internazionali che la visitano e ci lavorano.  Una tenda che è stata più volte strappata dalle incursioni israeliane: camionette militari hanno scardinato i cancelli, rimosso le targhe, rovesciate le pietre dei terrazzamenti. Settimanalmente vengono deposte ingiunzioni di esproprio, alle quali Doud risponde esibendo l’attestato che certifica la sua inoppugnabile proprietà della collina.

Anche se è la sua collina, il governo gli impedisce di edificare; e allora lui e la sua famiglia scavano, costruendo abitazioni sotto terra e alzando tende per ospitare i volontari che, comprendendo il senso della sua lotta nonviolenta, si avvicendano al podere per sostenerlo ed aiutarlo. Doud non ha ovviamente accesso all’acqua e all’elettricità che abbondano invece nelle colonie circostanti.

Le due colline hanno entrambe scelto la via della costruzione di luoghi che preparano la pace. L’università rinuncia a facilitazioni pur di poter accogliere gli studenti meno abbienti o con maggiori difficoltà, privilegiando l’educazione di persone responsabili nei confronti della comunità. E ogni studente, indipendentemente dalla facoltà frequentata, è tenuto a prestare 120 ore di servizio civile.

Doud e la sua famiglia rinunciano alla violenza: all’ingresso campeggia la scritta che è il motto della tenda delle nazioni: “mi rifiuto di essere tuo nemico” è scritto in arabo, ebraico e inglese.

Ogni estate sulla collina si apre la scuola estiva frequentata da 80 bambini provenienti dai campi profughi e, attraverso laboratori e giochi, imparano l’importanza del rispetto e del dialogo; su uno dei muri dell’abitazione spicca la raffigurazione infantile e colorata di un ebreo e di un palestinese che dialogano: un vero mosaico di pace.

Il gruppo di Tutti a raccolta 2011, per contatti 00972543176361

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