LE ELEZIONI ISRAELIANE RIVELANO UNA FRATTURA SISMICA ALL’INTERNO DELLA DESTRA.

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Un tempo élite ascendente, il potere politico del movimento dei coloni è in declino.

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Meron Rapoport – 19 settembre 2019

Immagine di copertina: le forze di sicurezza israeliane sorvegliano mentre gli ebrei visitano il lato palestinese del vecchio mercato cittadino nella città di Hebron in Cisgiordania, il 15 giugno 2019. (Wisam Hashlamoun / Flash90)

Mentre gli analisti politici si chiedono se siamo giunti alla fine dell’era Netanyahu, poca attenzione viene prestata a un altro importante risultato di queste elezioni: il declino del potere politico del movimento nazionalista religioso. Un tempo, questi autodefinitasi “padroni della terra” credevano di essere sulla buona strada per diventare la nuova élite politica e culturale di Israele. Ma i numeri mostrano che la loro influenza politica sta diminuendo.

Il Likud è sempre stato al centro del blocco dell’ala destra. Negli ultimi decenni ha assorbito i partiti che rappresentano tre grandi gruppi demografici: gli ultraortodossi, gli immigrati dall’ex Unione Sovietica e il movimento nazionalista religioso o dei coloni. Netanyahu ha creato un blocco politico coerente, che ha promesso una maggioranza di destra quasi assiomatica in ogni elezione.

Ma gli immigrati dall’ex Unione Sovietica e gli ultraortodossi non sono mai stati particolarmente interessati al concetto di “Grande Israele” o al movimento dei coloni. Netanyahu ha fatto del consolidamento del blocco dell’ala destra lo scopo della sua vita politica, basato sulla convinzione che questo fosse il modo migliore per  impedire la nascita di uno Stato palestinese. Quindi ha rafforzato  i legami del  Likud con il settore  nazionalista religioso, perché la loro lealtà verso la terra di Israele,  contrariamente alla vecchia base del Likud, più interessata al libertarismo che all’espansionismo territoriale, era fuori discussione. Questo è uno dei motivi per cui Netanyahu si è circondato di persone che indossano lo yarmulke all’uncinetto preferito dai coloni nazionalisti religiosi.

Le elezioni di aprile hanno causato una spaccatura nel blocco di destra, con i partiti che rappresentano gli ultraortodossi e gli elettori dell’ex Unione Sovietica che si   distanziarono dagli ideologi nazionalisti religiosi, di cui non condividono la visione del mondo. In effetti, non  sono mai stati particolarmente interessati né all’idea di controllare la Grande Terra Biblica di Israele, né al progetto degli insediamenti.

Liberman non aveva fatto fatica nel convincere la sua base di falchi secolari dell’ex Unione Sovietica che gli ultraortodossi erano il loro più grande nemico. Gli ultraortodossi sono quelli che mettono in discussione la loro identità ebraica e che cercano di imporre il loro stile di vita religioso, con il loro rifiuto di consentire il trasporto pubblico al sabato e i loro tentativi di controllare la vendita di cibi non kosher.  Gli ultraortodossi reagirono.

Alle elezioni del 17 settembre, entrambi i gruppi hanno guadagnato terreno, con Liberman che  è passato da cinque mandati del suo partito a otto e gli ultra-ortodossi da 16 a 17. Ma ci sono poche possibilità che i partiti di destra si riuniscano di nuovo per ricostruire la forte alleanza del passato..

Ciò che è più interessante è il destino dei partiti nazionalisti religiosi, che hanno legato il loro destino al Likud. Ad aprile, avevano vinto 44 mandati (trentacinque per il Likud, quattro per Kahlon e cinque per l’unione dei partiti di destra), più quattro dal partito New Right di Bennett e Shaked e altri tre dalla leadership ebraica di Moshe Feiglin. Complessivamente, 51 mandati sono andati al blocco dell’ala destra.

Queste elezioni hanno visto il movimento religioso nazionalista svuotarsi di potere. Il Likud ha vinto solo 31 mandati, in calo rispetto ai 35 di aprile. Anche con i seggi vinti con i voti dei sostenitori di Kahlon, Feiglin, Smotrich, Rafi Peretz, Shaked e Bennett, Netanyahu ha ottenuto solo 38 mandati nel suo blocco. Il Kahanista Otzma Yehudit non ha superato la soglia, ma anche se lo avesse fatto, avrebbe portato solo quattro seggi aggiuntivi, portando il totale a 41 del minimo di 61 seggi richiesto per un governo di coalizione.

L’equilibrio di potere nella destra politica è ora scosso, con implicazioni critiche. Se i partiti ultra-ortodossi vedranno che la collaborazione con il blocco dell’ala destra non garantisce loro un posto nel governo, ripenseranno la loro alleanza. Se gli elettori dell’ex Unione Sovietica realizzeranno che combattere contro gli ultraortodossi li rende protagonisti nell’arena politica israeliana, non si affretteranno a ricongiungersi al blocco di Netanyahu.

Il movimento nazionalista religioso  pagherà il prezzo politico più alto per questa ridistribuzione dell’equilibrio del potere. Nonostante la loro percezione di sé come “padroni della terra”, hanno costantemente fallito nell’entrare in politica come partito politico indipendente. Invece di diventare la “nuova élite”, il movimento dei coloni potrebbe essere sulla buona strada per diventare un peso politico – proprio come il movimento dei Kibbutz ormai quasi dimenticato, che divenne irrilevante nel 1977 dopo che Menachem Begin guidò il Likud alla vittoria. Non ci siamo ancora arrivati, ma siamo più vicini di quanto chiunque avrebbe immaginato sei mesi fa.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” –Invictapalestina.org

 

LE ELEZIONI ISRAELIANE RIVELANO UNA FRATTURA SISMICA ALL’INTERNO DELLA DESTRA.

Le elezioni israeliane rivelano una frattura sismica all’interno della destra.

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