Le etichette della violenza

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admin | August 19th, 2012 – 2:06 pm

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Una molotov contro un taxi. Una famiglia intera in ospedale. Un bambino di 4 anni coperto di bende. Bende per le ustioni. Tutto è successo in Cisgiordania, nel taxi c’era una famiglia palestinese. A lanciare la molotov – sembra – dei coloni israeliani. Il vice premier israeliano Moshe Yaalon dice che un atto come questo è terrorismo. Così come è terrorismo l’attacco compiuto contro tre ragazzi palestinesi nel pieno centro di Gerusalemme, a Jaffa Road (la foto l’ho scattata qualche mese fa). Decine di ragazzi israeliani li hanno circondati, pestati a sangue, e uno di loro è in condizioni serie. Jamal Julani, 17 anni, è appena uscito dal coma. Il personale dell’ambulanza che lo ha soccorso vicino Zion Square pensava fosse morto.  Una specie di linciaggio, l’ha definito una ragazza israeliana su Facebook, in commenti tristi e duri riportati da Haaretz. E linciaggio l’ha definito la polizia che sta indagando su un fatto decisamente grave, tanto grave da illuminare quello che sta succedendo nella società israeliana.

Sono oggettivamente atti di violenza, e il vice premier israeliano li ha definiti atti con il marchio del terrorismo. L’ultimo rapporto sui diritti umani del dipartimento di Stato USA definisce per la prima volta terroristici alcuni atti violenti perpetrati dai coloni israeliani in Cisgiordania.

Ho cercato sui quotidiani italiani la notizia di una famiglia che stava per finire bruciata in un taxi, assieme all’autista, perché qualcuno ha lanciato deliberatamente una molotov. Ho cercato la notizia di un ragazzo quasi linciato. L’ho trovata solo sul Manifesto. Ricerca parziale, la mia? Non ho visto gli articoli che ne parlavano?

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