Le famiglie di Sheikh Jarrah possono rimanere nelle loro case per 15 anni come “inquilini”, secondo l’Alta Corte israeliana

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Articolo pubblicato originariamente su Middle East Monitor e tradotto in italiano da Bocche Scucite

Alcuni palestinesi protestano davanti alla Corte Suprema di Israele dopo che il tribunale ha rinviato la sua decisione sull’obiezione delle famiglie palestinesi sullo sgombero forzato nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme il 2 agosto 2021. [Mostafa Alkharouf – Agenzia Anadolu]

L’Alta Corte di Giustizia israeliana (HCJ) ha fornito alle quattro famiglie palestinesi del quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est un’offerta che permetterebbe loro di rimanere nelle loro case per 15 anni come “inquilini protetti”.

La sentenza elencherebbe anche la società Nahalat Shimon, di proprietà ebraica, come proprietaria degli immobili e le tre famiglie palestinesi sarebbero costrette a pagare un affitto biennale di 2.400 shekel (743 dollari). Le famiglie palestinesi avrebbero anche accettato di pagare le spese legali e giudiziarie per un importo di 30.000 shekel (9.282 dollari) alla compagnia Nahalat Shimon. Il tribunale ha aggiunto che nel corso dei 15 anni, la questione della proprietà della terra può essere giudicata.

Non c’è stato alcun commento da parte delle famiglie di Sheikh Jarrah sulla proposta del tribunale, tuttavia esse hanno già rifiutato in passato accordi che le vedono cedere la loro terra a gruppi di coloni.

Entrambe le parti hanno ora tempo fino al 2 novembre per rispondere alla sentenza non vincolante. I giudici hanno detto che accetteranno qualsiasi compromesso modificato concordato da entrambe le parti. Hanno avvertito, tuttavia, che se il compromesso venisse respinto, potrà emettere una sentenza vincolante.

I gruppi di coloni israeliani sostengono che la terra dove sono costruite le case era di proprietà degli ebrei prima della Nakba del 1948, cosa che i palestinesi negano.

La decisione avrà serie ripercussioni per altre famiglie palestinesi che affrontano tutte lo sfratto dalle loro case da parte dei coloni israeliani. Il loro caso legale si basa sull’affermazione che gli ebrei possedevano la terra prima del loro sfratto nel 1948.

Secondo la legge israeliana gli ebrei hanno il diritto di chiedere un risarcimento e di reclamare la terra che considerano propria. Nessun diritto del genere, tuttavia, è concesso ai 750.000 palestinesi che sono stati ripuliti etnicamente durante il 1947/48, comprese centinaia di migliaia che sono rimasti all’interno dello Stato di Israele.

Israele ha approvato diverse leggi razziste che privilegiano gli ebrei rispetto ai non ebrei, compresa la confisca delle proprietà palestinesi secondo la cosiddetta Absentee Property Law. Le organizzazioni di coloni ebrei come Nahalat Shimon hanno usato le leggi razziste degli stati di occupazione per sfrattare i palestinesi dalle loro case.

Jewish Voice for Peace considera questa decisione l’ennesimo altro esempio di pulizia etnica. “Sulla scia della decisione odierna del tribunale di Sheikh Jarrah, che relega i palestinesi allo status di inquilini protetti nelle case in cui vivono da più di 50 anni, dobbiamo ricordare che in questi casi non c’è “compromesso”. Si tratta di pulizia etnica” ha detto il gruppo.

 

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