Le forze di occupazione israeliane demoliscono un’ intera comunità beduina a Beit Hanina

Pubblicato il 23 agosto 2013 da admin

 

22 agosto 2013 / International Solidarity Movement / Ramallah team / Beit Hanina, Palestina occupata

La mattina del 19 agosto 28 jeep con duecento soldati accompagnati da due cani, hanno smantellato la comunità beduina di Tal’Adasa, a Beit Hanina, vicino Gerusalemme.

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Intorno alle 6 di mattina, i soldati iraeliani hanno circondato le tende beduine, minacciando con le armi i 53 abitanti, tra cui 28 bambini. I membri delle famigliesono stati divisi in tre gruppi, sempre sotto la minaccia delle armi e non è stato loro permesso di muoversi per tre ore. Ai bambini non era permesso andare in bagno né di mangiare o bere.

Alle 9 due bulldozer blindati hanno invaso l’accampamento, distruggendo tutte le tende, le infrastrutture per l’allevamento e i mobili. I due cani addestrati hanno attaccato le pecore e le capre dei beduini, facendole scappare tutt’intorno. I beduini, preoccupati per la perdita delle loro greggi, hanno ignorato gli ordini dei soldati e sono corsi dietro gli animali, cercando di riportarli indietro.

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Dopo tre ore, i soldati hanno lasciato la zona, non prima di aver multato la comunità con 70,000 NIS per l’uso dei bulldozers e – secondo le autorità israeliane – per occupazione illegale della terra. I soldati israeliani hanno riferito ad uno dei membri piu’ anziani, che la comunita’ dovra’ abbandonare l’area entro 10 giorni, altrimenti seguiranno arresti.

Lo staff della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa Palestinese ha visitato la comunità dopo le demolizioni e ha fornito ai beduini 9 tende. Quando gli attivisti internazionali hanno visitato la comunità, erano rimaste solo 28 persone: la maggior parte dei bambini sono stati portati a Jerico, dove non sarà per loro possibile continuare a frequentare la scuola, dato che risultano ancora iscritti alle scuole presenti nell’area di Beit Hanina.

Circondato da montagne di macerie e da pile di mobili distrutti, Abo Hosean Kaabna ha dichiarato: ”Abbiamo vissuto a Beit Hanina per oltre 60 anni, dopo che durante la Nakba del 1948 siamo stati costretti ad abbandonare Al Khalil. Ho curato quell’olivo per 16 anni”, ha aggiunto, con un’espressione di profondo dolore sul viso e le lacrime agli occhi, indicando un grande albero davanti a lui.

Se le minacce delle autorità israeliane verranno messe in pratica, mercoledì prossimo i soldati torneranno per arrestare i beduini restanti, dal momento che la comunità non ha intenzione di lasciare la zona.

Per favore, non dimenticateci. Qui non è ancora finita, dovremo far fronte ad altri problemi. La nostra comunità dovrà cercare un’altro posto per vivere ma non sappiamo dove andare e le famiglie saranno costrette a separarsi di nuovo” ha detto Abu Hosean Kaabna.

Lo scorso giugno questa comunità beduina ha ricevuto un’ordine di demolizione e da allora ha atteso che l’ordine venisse eseguito, senza conoscere la data esatta in cui le loro case sarebbero state distrutte.

La comunità beduina di Tal’Adasa ha vissuto a Beit Hanina per più di 50 anni, dopo che durante la Nakba del 1948, e’ stata costretta ad abbandonare Al Khalil e Beer Sheba. Nonostante vivano all’interno dei confini di Gerusalemme, i residenti di questa comunità posseggono solo documenti d’identità cisgiordani. Nel 2006 il il Muro di Separazione che è stato costruito a est e ovest della comunità, l’ha isolata dal resto della Cisgiordania. Le autorità israeliane raramente rilasciano loro i permessi per attraversare il checkpoint di Qualandiya ed entrare in Cisgiordania, per cui ad esempio viene impedito loro di raggiungere i villaggi di Bir Nabala e Ram, dove ci sono alcuni membri della loro famiglia.

Durante gli ultimi 20 anni gli ufficiali iraeliani hanno tentato in diverse occasioni di costringerli a lasciare la loro terra. Tuttavia, anche ora che l’esercito israeliano ha demolito le loro abitazioni, i residenti di Tal’Asada non lasciano la loro terra e resistono.

Traduzione di Elena Bellini

http://reteitalianaism.it/public_html/index.php/2013/08/23/le-forze-di-occupazione-israeliane-demoliscono-un-intera-comunita-beduina-a-beit-hanina/

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ARTICOLO ORIGINALE

Fonte: http://palsolidarity.org/2013/08/israeli-occupation-forces-demolish-an-entire-bedouin-community-in-beit-hanina/

Israeli occupation forces demolish an entire Bedouin community in Beit Hanina

Posted on: August 23, 2013 |
22nd August 2013 | International Solidarity Movement, Ramallah Team | Beit Hanina, Occupied Palestine

On the morning of the19th August, two hundred soldiers in thirty-eight jeeps and with two military dogs dismantled several tents housing the Tal ‘Adasa Bedouin community in the Jerusalem neighborhood of Beit Hanina.

Destroyed homes and furniture in front of the Apartheid Wall (photo by ISM)

At around 6am, Israeli soldiers surrounded the Bedouins tents, pointing guns at the fifty-three residents, which includes twenty-eight children.  The family members were separated into three groups, always under the threat of guns, and were not allow to move for three hours. Children were not permitted to go to the bathroom nor to have anything to drink or eat.

At 9am, two armored bulldozers invaded the camp, destroying all the tents, animal facilities and furniture. The two military-trained dogs attacked the sheep and goats of the Bedouin, causing them to scatter all around. The Bedouins, worried about losing their flocks, ignored the soldiers orders and ran after them, managing to bring them back.

Three hours later, the soldiers left the area but before fining the community with 70,000 NIS for use of the bulldozers and – according to Israeli authorities – for illegally occupying the land. One of the eldest men of the community was told by Israeli soldiers that they have to clear the area within the next ten days, otherwise they will be arrested.

Destroyed Bedouin homes (photo by ISM)

The Red Cross and Palestine Red Crescent personnel visited the community after the demolitions and provided the Bedouins with nine tents. However, when international activists visited the community, there were only twenty-eight people left. Most of the children were moved to Jericho where they won’t be able to continue their schooling as they are already registered in the schools located in Beit Hanina area.

Surrounded by mountains of rubble and damaged furniture piled up around the area Abo Hosean Kaabna stated; “We have been living in Beit Hanina for over 60 years, since 1948 after being forcibly displaced from Al Khalil during the Nakba in 1948″. “I have been taking care of that olive tree for 16 years”, continued with deep sorrow on his face and tears in his eyes, pointing out a large tree in front of him.

If the threats of the Israeli authorities are carried out, next Wednesday, the soldiers will go back and arrest the remaining Bedouins, as the community has no intention of leaving the area.

“Please, don’t forget us. This is not finished yet, we will have to face other problems later. Our community will have to look for another place to live but we don’t know where we could go and families will be forced to be separate again”, said Abu Hosean Kaabna.

This Bedouin community received a demolition order last June and since that time they have been expecting the order to be enforced, without knowing the exact date that their homes would be destroyed.

The Tal ‘Adasa Bedouin community has been living in Beit Hanina for over 50 years after being displaced from Hebron and Beer Seba areas during the 1948 Nakba. Despite living within the Jerusalem boundaries, residents of this community only hold West Bank IDs. In 2006, the Annexation Wall was constructed to the east and west of the community, isolating it from the rest of the West Bank. Israeli authorities rarely issue them permits to cross Qalandiya checkpoint and access the West Bank, cutting them off from villages such as Bir Nabala and Ram, where they have family relatives.

For nearly the past twenty years Israeli officials have attemped in several occasions to force them off their land. However, even after the Israeli forces demolished their houses, residents of Tal ‘Asada remain steadfast on the land.

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