LE LUCI DEL SIGNOR M – di Operazione Colomba

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Palestina/Israele

Era dal mio arrivo a Tuwani che sentivo parlare delle chiamate notturne di un certo signor M.
Una delle mie prime sere, dopo che ci eravamo messe a dormire, suona il TeamPhone.
B ci avvisa che serve una persona che vada con lei a controllare le luci del signor M.
Cerco di mettere a fuoco, qualcun altro per fortuna era più sveglio di me e va fuori con B.
Il giorno successivo mi raccontano che il signor M chiama spesso perché vede delle luci durante la notte, vicino casa sua.
Tuttavia quando noi volontari arriviamo lì, le luci non vengono quasi mai viste.
Ci saranno davvero queste luci?
Ma soprattutto, sono un pericolo?
Quanto vicine sono?
Le chiamate notturne hanno sempre un certo peso.

In più ultimamente sembra che il signor M rientri prima del nostro arrivo quindi si rischia di ritrovarsi da soli, a ricercare non si sa cosa, per dubbi motivi.
Nel villaggio il signor M non nutre della migliore delle fame, lo si ritiene un poco paranoico, d’altro canto però la sua casa è la più vicina al boschetto che delimita l’avamposto di Avat Maon.
Durante la giornata ne parliamo anche con H, che ci sgrida perché ieri il signor M non è uscito di casa e per noi è pericoloso farci trovare senza un palestinese nei pressi del boschetto.
Si discute sul comportamento da tenere con il signor M.

Due settimane più tardi io e Mi siamo sole a Tuwani, stiamo cenando con calma intorno alle 21:00 quando suona il TeamPhone.
È il signor M “there are lights close to my house, can you go and check?”.
Racconto a Mi quanto ci eravamo detti la volta precedente, chiamiamo B per chiedere un consiglio sul comportamento da tenere.
Usciamo chiedendo al signor M di incontrarci fuori casa sua.
“Masa l’heer” lo saluto un po’ impacciata nel mio non-arabo.
“Come on the roof” dice piano, è sul tetto a fissare l’orizzonte.
Ci avviciniamo a lui, continua a guardare in un punto imprecisato delle colline.
“You see?”
“… Where, signor M?” cerchiamo di domandargli con gentilezza.
“There”, niente, “They come many times now. They check, they do things”.
Mi riprova, “I’m sorry signor M, where do you see them?”.
Forse intravedo qualcosa.
Mi sforzo moltissimo, niente.
Il signor M ha una forte luce, la accende e ci mostra due persone 300 metri più in là sulle colline, rispondono accendendo anche loro la luce su di noi.
Io e Mi “we see them! Who are they? You know what they are doing?”.
“They check, I don’t know, they do things, they come many times now”.
Io faccio un giro di chiamate per avvisare alcune persone, mentre Mi cerca di cogliere maggiori dettagli su chi siano gli individui nel buio secondo il signor M.
Mi riavvicino e ascolto.
Potrebbero essere coloni o soldati, forse entrambi.
Avvelenano i campi e cercano di attaccare la sua casa.
È successo molte volte.
“Io -spiega M– li vedo dalla mia camera, vengo sul tetto e gli faccio vedere che se vogliono attaccare il villaggio, il villaggio è sempre pronto.
Una volta sono venuti vicinissimi, ho chiamato tanti del villaggio sul mio tetto, sono arrivati i soldati e hanno detto che non potevamo stare fuori così.
È il mio tetto, la mia casa, se voglio chiamare 100 persone alle 4 di notte sul mio tetto non sono affari tuoi.
È stata una lunga notte quella.
Altre volte sono venuti i soldati, mi chiedono perché mi preoccupi, io ho tutto qui, questa casa, gli animali, sono tutto quello che ho”.
Ritorniamo a guardare le persone nel buio, probabilmente sono soldati.
Secondo il signor M stanno controllando come muoversi sulle colline e proteggono l’avamposto.
Forse si preparano a qualcosa.
Stanotte dormiranno là.
Non ha più senso stare sul tetto.
“Buonanotte ragazze”.
“Buonanotte signor M per qualsiasi cosa, ci chiami”.

R.

 

 

LE LUCI DEL SIGNOR M – di Operazione Colomba

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