LE NAZIONI UNITE DENUNCIANO I CRIMINI COMMESSI IN LIBIA

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Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite denuncia “inimmaginabili orrori” subiti da migranti e rifugiati nei centri di detenzione in Libia. A partire dalla testimonianza di 1.300 persone intervistate tra il gennaio del 2017 e l’agosto del 2018 la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha scritto un rapporto che descrive gravi violazioni e abusi “commessi dai funzionari pubblici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e atrocità commesse da trafficanti”, in un contesto di assoluta impunità.

Unsmil e Ohchr denunciano anche l’incapacità delle istituzioni libiche di limitare e contrastare questo fenomeno massiccio: le due organizzazioni avevano già pubblicato un rapporto nel 2016 sulle violenze nel paese nordafricano, ma “nonostante le prove schiaccianti della violazione dei diritti umani, le autorità libiche sono state incapaci o non hanno voluto mettere fine alle violenze”.

Le istituzioni nel paese, anche il potere giudiziario, sono molto deboli dopo anni di conflitto armato a partire dal 2011. “Le milizie sono state ampiamente integrate nelle istituzioni, anche se dopo l’esplosione delle violenze a Tripoli nel settembre del 2018 il governo di unità nazionale aveva promesso di agire per diminuire l’influenza di questi gruppi”.

Le donne e le ragazze hanno raccontato all’Unsmil di aver subito violenze di gruppo

Secondo il rapporto, la maggior parte dei migranti e dei richiedenti asilo è detenuto in maniera arbitraria in Libia: “Marciscono nei centri di detenzione governativi che sono in condizioni inumane, lontani dagli standard internazionali, dove avvengono anche torture”. I migranti che finiscono nei centri di detenzione governativi hanno spesso alle spalle abusi e violenze subiti quando erano nelle mani dei trafficanti: “Reclusione arbitraria, percosse, bruciature con ferri caldi, torture con cavi elettrici, molestie e violenze sessuali, con l’obiettivo di estorcere soldi alle famiglie attraverso un sistema complesso di money transfer. Spesso alcuni di loro sono venduti e comprati da diversi gruppi criminali e gli viene chiesto di pagare diversi riscatti prima di essere portati sulla costa per provare a fare la traversata. Le donne e le ragazze hanno raccontato all’Unsmil di aver subìto violenze di gruppo o di aver assistito alla violenze subite da altre”.

Le esecuzioni sommarie sono frequenti e “in Libia spesso è possibile trovare corpi senza nome con segni di tortura o ferite da arma da fuoco dentro ai cumuli dell’immondizia o nel letto prosciugato di qualche fiume, o infine nel deserto o nei campi”. Ma il fattore più inquietante è che gli ufficiali dell’Onu hanno ricevuto “informazioni attendibili che documentano la complicità degli attori pubblici nel traffico di esseri umani: funzionari locali, miliziani che fanno parte delle istituzioni e del ministero dell’interno e della difesa”.

 

Le Nazioni Unite denunciano i crimini commessi in Libia

https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/12/21/nazioni-unite-crimini-libia

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