Le olive e il costo dell’occupazione israeliana

26 OTT 2012

 Palestinesi raccolgono le olive nel villaggio di Burin in Cisgiordania (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

La raccolta di olive è “l’evento chiave economico, sociale e culturale per i palestinesi”, si legge nel rapporto 2012 dell’OCHA pubblicato il 16 ottobre. Il rapporto ricorda gli obblighi in capo ad Israele nella protezione dei palestinesi e delle loro proprietà e le responsabilità per gli attacchi dei coloni. Nella stragrande maggioranza dei casi, Israele non fa nulla.

I coloni hanno tagliato o dato fuoco ad oltre 870 alberi nella prima settimana di raccolta del 2012. L’Ong israeliana Yesh Din ha individuato 162 denunce contro gli attacchi dei coloni dal 2005 ad oggi, di cui solo una ha portato ad indagini contro un sospetto. Il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha definito le inchieste “inaccurate e scadute”.

Tuttavia, un rapporto pubblicato recentemente dall’Alternative Information Center cataloga la crescente intensità e la frequenza delle violenze dei coloni in Cisgiordania da maggio ad agosto 2012, dimostrando che “nella realtà i palestinesi non hanno nessuna via per proteggersi fisicamente e per agire legalmente”.

L’OCHA stima che ci sono 12 milioni di alberi di ulivo nei Territori Occupati Palestinesi, la maggior parte in Cisgiordania. In totale, l’industria dell’olio di oliva rappresenta il 14% delle entrate economiche agricole (l’1,4% del PIL totale) e sostiene circa 80mial famiglie. Un terzo delle donne palestinesi occupate è impiegato nel settore agricolo.

La raccolta di olive è la prova dei costi economici rappresentati dall’occupazione israeliana. Mentre i coloni sono colpevoli di vandalismo contro oltre 7.500 alberi quest’anno, lo Stato di Israele è responsabile di violenza diretta e strutturale contro i palestinesi, colpendo la raccolta delle olive in diversi modi.

Questo  video  del 9 ottobre 2012 mostra soldati israeliani lanciare gas lacrimogeni per fermare contadini palestinesi e attivisti israeliani che raccoglievano olive nel villaggio di Tarqumia. Oltre a casi di interventi militari diretti, la politica israeliana di espropriazione delle terre in Cisgiordania (dove sono stati costruiti 144 colonie e il Muro di Separazione e dove è stato annesso oltre il 60% del territorio posto sotto Area C) serve a minare qualsiasi struttura economica.

L’Applied Research Institute di Gerusalemme stima che dal 1967 Israele ha sradicato 1,2 milioni di alberi di ulivo palestinesi. I danni sistematici alla terra sono irreparabili ed erodono le condizioni economiche. Anche la Banca Mondiale recentemente ha concluso che le restrizioni israeliane sono la principale causa della dipendenza economica dei Territori Occupati.

Ad esempio, il sistema dei permessi lungo la Seam Zone (tra il Muro e la Linea Verde) impedisce ai contadini di lavorare la terra riducendo così la produttività su larga scala. L’OCHA documenta che 52 dei 73 checkpoint agricoli con cui Israele controlla le terre palestinesi sono stati costantemente chiusi quest’anno durante il periodo della raccolta. Oxfam stima che una volta che il Muro sarà completato, un milione di olivi si ritroverà nella Seam Zone. Con il pretesto della sicurezza, il regime dei permessi impedisce ai palestinesi di raggiungere i propri olivi e di ottenerne fonti di sostentamento.

A Gaza, 7mila tonnellate di olio (circa 28 milioni di dollari) sono rimaste invendute nel 2006/2007 a causa delle restrizioni alla raccolta, la lavorazione, la vendita e il trasporto, secondo OCHA. Ostacoli al commercio pongono i contadini palestinesi in una condizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi della regione dove il costo della produzione di olio di oliva è molto più basso, come la Siria (10-15% più basso) o la Turchia (35/40% più basso).

Gli attacchi dei coloni e dell’esercito ai contadini, l’appropriazione di terre e risorse, il blocco di Gaza e gli ostacoli all’accesso al mercato locale e internazionale sono i costi aggiuntivi che i Territori devono pagare.

Gli obblighi legali di Israele

A giugno 2006 l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha sentenziato che “proteggere la sicurezza e le proprietà dei residenti locali è tra gli obblighi basilari dei comandi militari”.

La sentenza è stata la risposta alla petizione di cinque villaggi della Cisgiordania contro le violente aggressioni dei coloni: attacchi ai villaggi e ai greggi e sradicamento degli alberi di ulivo. Nonostante la sentenza, le violenze dei coloni sono aumentate sistematicamente e si sono fatte più frequenti, a dimostrazione dell’impunità di cui godono.

Le principali responsabilità che Israele ha disatteso nei Territori Occupati in merito alla raccolta di olive:

– la distruzione di proprietà, di uliveti e strumenti di produzione, violano gli articoli 23 e 57 della Convenzione di Le Hague;

– un potere occupante non può trasferire i propri cittadini nei territori occupati. Israele fornisce incentivi economici, infrastrutturali, sociali e politici per promuovere l’espansione coloniale in Cisgiordania in insediamenti in cui vivono oltre 350mila coloni. Altri 300mila coloni vivono a Gerusalemme Es. la distruzione estensiva e l’appropriazione da parte della politica colonizzatrice sono un crimine di guerra;

– il Muro di Separazione israeliana è stato definito illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2004. Il sistema di checkpoint e restrizioni deve essere rimosso insieme alla barriera che una volta completata annetterà il 9.4% dei Territori. I permessi per entrare nella Seam Zone devono essere garantiti fino a quando il Muro non sarà smantellato. La sentenza del 2004 prevede anche risarcimenti per i danni procurati;

– Israele ha l’obbligo di proteggere la popolazione palestinese e il suo tenore di vita da attacchi e deve perseguire i responsabili di crimini. L’ultimo rapporto di Yesh Din sul vandalismo contro gli alberi di ulivo mostra come tali obblighi sono disattesi.

I civili israeliani in Cisgiordania hanno come target l’ulivo palestinese, simbolo della storia e mezzo di sopravvivenza. Tuttavia, il sostegno del governo ai coloni va oltre l’impunità criminale. Israele priva i palestinesi dei propri diritti minando le basi economiche dei Territori Occupati. La desertificazione economica israeliana dei Territori lascia una macchia oleosa.

 

Thayer Hastings

Alternative Information Center

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/le-olive-e-il-costo-dell%E2%80%99occupazione-israeliana

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