LE OPERE DELL’ARTISTA DI GAZA IYAD SABBAH SI POSSONO TROVARE IN PALESTINA E IN TUTTO IL MONDO

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

martedì 4 maggio 2021  20:08

Di Israe Mohammed – 30 aprile 2021

Nel cuore della città di Gaza si trova Piazza Palestina, un luogo di ritrovo per lo shopping delle famiglie, le coppie che passeggiano, e gli operai che fanno una pausa pranzo. Al centro di tutto c’è la Fenice, una graziosa Fenice di bronzo invecchiato, con le ali rivolte al cielo come se stesse per spiccare il volo.

Chiedete a chiunque nei pressi della statua e saranno in grado di raccontarvi il ​​significato del mitologico uccello per il popolo palestinese. La leggenda narra che la Fenice sia risorta dalle sue ceneri, in mezzo alla distruzione. Ma chi ha creato questa statua e quando?

Poche persone a Gaza ricordano questi giorni, ma l’artista è Iyad Ramadan Sabbah, uno dei figli più affermati della Striscia (e mio cugino materno), che vive in Belgio. I suoi lavori sono stati esposti in tutto il mondo, in particolare in Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Egitto, Oman, Tunisia, Marocco, Cina, Turchia e Corea del Sud. Ma le radici di Sabbah e la sua ispirazione sono dentro e da Gaza, in Palestina.

La famiglia di Sabbah è originaria del villaggio di Bareer, una città palestinese a nord di Gaza che fu distrutta nel 1948 durante la Nakba (in arabo “catastrofe”, la pulizia etnica di massa per mano sionista a seguito della quale i residenti divennero rifugiati dopo la creazione di Israele). In seguito i suoi genitori si trasferirono in Arabia Saudita per lavoro, dove è nato nel 1973.

Dopo la morte della madre in un incendio e di suo padre per un attacco cardiaco, Iyad andò a vivere a Gaza. Era il 1982 e aveva solo 9 anni. Qualche anno dopo, quando frequentava la prima media in una scuola delle Nazioni Unite, ha incontrato la sua passione.

“Il mio insegnante di matematica era Ibraheem Alssawalhi. Ricordo ancora il suo nome. Insegnava anche arte e ci ha fatto conoscere una moltitudine di colori e colorazioni. Le molte tonalità diverse mi hanno fatto venire voglia di provarle”, mi scrisse Sabbah, su Messenger da casa sua. “Un giorno mi ha chiesto di fare un disegno del mercato locale, e l’ho fatto. Amava quello che facevo e lo mostrava a tutti gli altri studenti e insegnanti della scuola. Questo è ciò che mi ha motivato.”

Nelle sue lezioni d’arte, ha imparato a realizzare semplici sculture in legno. Sabbah si è poi unito a un club artistico di cui divenne il presidente. Ha continuato a conseguire una laurea in belle arti in Libia, dove all’epoca l’istruzione superiore era gratuita. In base al protocollo di Casablanca firmato nel 1965, la Libia è diventata uno dei pochi paesi a consentire ai palestinesi di viaggiare e accedere a prestazioni lavorative e scolastiche alla pari dei suoi cittadini.

Sabbah è tornato nel 1998, insegnando arte all’Università Al-Aqsa di Gaza. Questo periodo ha coinciso con la firma degli accordi di Oslo, scatenando un’ondata di ottimismo e la creazione di un nuovo governo, l’Autorità Palestinese. I primi amministratori si sono concentrati sulla costruzione di infrastrutture come ospedali e scuole. È stato in questo contesto che il comune di Gaza ha organizzato un concorso nel 2000 per dare una nuova immagine al volto della città. Tra i 22 progetti presentati, quello di Sabbah ha vinto.

“La Fenice è stata la mia prima opera ufficiale a Gaza e mi ha reso popolare”, ha ricordato Sabbah. “Era la prima del suo genere realizzato in fibra di vetro, invece di uno stampo in cemento come era consuetudine all’epoca.”

Sabbah ha continuato a creare molte altre opere d’arte pubblica per ispirare e infondere orgoglio nella prossima generazione di palestinesi. Sempre a Gaza costruì il Milite Ignoto, la Fontana della Sirena e una statua di un cavallo che divenne l’emblema del Complesso Italiano. Nella città meridionale di Khan Younis si trovava la sua opera commissionata, la Statua del Ritorno, e nella vicina Rafah, la Statua del Martire.

Oggi, tutte le sue creazioni tranne tre sono scomparse: Distrutte durante tre guerre successive con Israele tra il 2008 e il 2014, o smantellate come “idolatria” blasfema dal governo di Hamas, dopo che ha assunto il potere nel 2006.

Le statue che rimangono sono la Fenice, la Statua del Ritorno e una scultura per bambini con disabilità a Gaza City chiamata Lakfee Aldonya Makan, in arabo per “Hai Un Posto Nella Vita.”

“Vedere le mie creazioni distrutte mi ha causato frustrazione e dolore, specialmente quando è stato fatto dal mio stesso governo”, ha lamentato.

Tuttavia, Sabbah non ha mai smesso di creare e donare al suo popolo. Quando Israele ha lanciato la guerra israeliana su Gaza nel 2014, il figlio di un caro amico è stato ucciso.

“Sono andato con il mio amico in ospedale a cercare suo figlio, che stava guidando alcuni giornalisti nel quartiere di Shuja’iyya. L’ospedale è stato sopraffatto dai feriti e dai morti”, ha ricordato, descrivendo il giorno di luglio in cui almeno 55 civili sono stati uccisi nell’arco di 24 ore. “Abbiamo trovato il corpo del figlio del mio amico tra i morti.”

In memoria del giovane, Sabbah ha creato Tahalok, che significa “Stremati” in arabo. Nella mostra, sette figure di argilla si allontanano da Shuja’iyya verso la spiaggia, uomini e donne, bambini e adulti dall’aspetto affaticato e macchiati di rosso. Una delle figure da allora è stata trasferita in Cisgiordania ed è esposta al Banksy Museum nel Walled-Off Hotel di Betlemme. Le altre figure sono conservate nella sua casa di Gaza, dove ora vivono alcuni dei suoi parenti.

“La guerra e lo sfollamento sono temi perenni della vita palestinese”, ha spiegato Sabbah.

Sabbah aveva conseguito la laurea al Cairo nel 2006 e nel 2015 si è recato in Tunisia per completare un dottorato di ricerca che aveva iniziato online. Quando fu invitato a esporre le sue opere in Belgio quell’autunno, decise di chiedere asilo e fare del paese la sua casa.

“Ma Gaza, la Palestina e la causa palestinese saranno sempre al centro del mio lavoro artistico”, ha detto Sabbah. Fa quello che può per sostenere chi rimane, lottando contro l’occupazione. “Gli artisti a Gaza hanno così tante esperienze e idee, e hanno l’energia creativa per esprimersi, ma il blocco è una grande barriera tra loro e le mostre internazionali”.

Anche le limitate materie prime a Gaza sono un ostacolo significativo, in particolare per gli scultori. “È difficile trovare grandi fonderie, leghe di bronzo e materiali speciali necessari per gli stampi”, ha spiegato Sabbah. Fa del suo meglio per aiutare gli artisti di Gaza a sviluppare e condividere il loro lavoro con quelli all’esterno. Sabbah ha aperto un canale YouTube per spiegare come crea la sua arte e condivide anche le opere degli artisti di Gaza su una pagina Facebook.

Sabbah è come un uccello che è riuscito a scappare da una grande gabbia. Nonostante la sua libertà, il suo cuore rimane vicino ai suoi fratelli ancora in gabbia.

Israa Mohammed Jamal è un membro di WeAreNotNumbers.
https://www.facebook.com/WeAreNotNumbers/
Traduzione: Beniamino Rocchetto
https://www.facebook.com/morfeus.morfeus.395/posts/930832661042922?__cft__[0]=AZWL1UJWfc5gd1K5mk3oUwfR_DZjOtwM_SBGT2UOIeSze19NXZwxIRbHjMiF1L0Rq7M3f7Fjn5uDoSN6OZHyQMQxvehzxMozp3SaWS-7Mm3y-UuI18iioi7P22llFamHmmc&__tn__=%2CO%2CP-R

 

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