Le organizzazioni non profit alzano la voce: caro Salvini non siamo né poliziotti né custodi

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16 novembre 2018

Decreto sicurezza e nuovo capitolato del Viminale per gli appalti destinati all’accoglienza metteranno in difficoltà proprio coloro che in questi anni hanno praticato una buona accoglienza e percorsi di integrazione favorendo business malaffare. Parlano il presidente di Fondazione Arca e il direttore di Caritas Ambrosiana

Decreto sicurezza e in particolare il nuovo capitolato del Viminale per gli appalti destinati all’accoglienza (qui un’analisi accurata) metteranno in difficoltà proprio coloro che in questi anni hanno praticato una buona accoglienza e percorsi di integrazione e favoriranno ancor di più chi ha praticato e praticherà business sulla pelle dei migranti e malaffare. Sono innumerevoli ormai le organizzazioni religiose e laiche che chiedono al governo di fermarsi e di correggersi.

Ieri i delegati all’immigrazione dell’Associazione Comuni italiani (Anci) hanno ricordato i risultati del circuito Sprar che le nuove norme e circolari vorrebbero spegnere. Il 70% degli immigrati usciti dallo Sprar nel 2017 (oltre 9mila) ha terminato il percorso di accoglienza avendo acquisito gli strumenti per una propria autonomia: 25.480 hanno frequentato almeno un corso di lingua, 15.976 un corso di formazione professionale e svolto un tirocinio formativo, 4.265 hanno trovato un’occupazione lavorativa. Mentre tutti i minori ospiti nei centri dello Sprar hanno frequentato la scuola. Secondo il sindaco di Prato Matteo Biffoni, delegato Anci per l’immigrazione, questa rete dei Comuni “è di gran lunga l’esperienza migliore che l’Italia abbia prodotto, in termini di alleanze con il Terzo settore, servizi, capacità di integrare e sostenibilità per i residenti”.

Ne sono convinti Caritas ambrosiana e Fondazione Progetto Arca che oggi hanno alzato la voce. Luciano Gualzetti, direttore Caritas Ambrosiana non le manda a dire e a “Repubblica” dichiara: “Non faremo servizi di portineria e di ristorazione. Non siamo né poliziotti né custodi. Crediamo che i migranti debbano avere opportunità per inserirsi in maniera pacifica, costruttiva e responsabile. Noi abbiamo lavorato e non lavoriamo per questo, altro non faremo. Quando ci saranno i nuovi bandi delle Prefetture se le condizioni sono quelle annunciate valuteremo se chiudere e rinunciare. Non ci interessa”.

Una posizione condivisa anche da Fondazione Progetto Arca che solo a Milano gestisce strutture per 500 richiedenti asilo e che negli anni caldo ha prestato soccorso a centinaia di transitanti, il presidente Alberto Sinigaglia dice: “Se vogliono gestori di B&B per stranieri hanno sbagliato indirizzo. Il nuovo capitolato prevede 19 euro per accoglienza diffusa e 25 euro ed oltre per i grandi Centri, è ovvio che al di là dei proclami si voglia favorire chi vuole fare business invece di chi mira ad un’accoglienza capace di integrare e davvero accogliere. Già abbiamo chiuso strutture come quella di via Sammartini, perchè come è noto gli arrivi sono drasticamente calati, chiuderemo anche il resto. Lo Stato e il ministero dell’Interno faccia lui, metta i migrati nei residence a far niente dalla mattina alla sera, se crede. Non ci tiri in mezzo”.

Queste le cifre proposte dal capitolato per le prossime gare. Per quanto riguarda i Cas ad accoglienza diffusa fino a un massimo di 50 posti la cifra sarà di 21,35 euro, compreso un kit di ingresso per singolo migrante, una scheda telefonica e il pocket money. Per i Cas ad accoglienza collettiva (unico fabbricato) si sale a 26,35 euro fino a 50 posti, e 25,25 fino a 300 posti. Stranamente sono, invece, molto più alte le cifre per Cpr e Hotspot. Infatti per i primi, i Centri per i rimpatri, si va dai 32,15 euro per quelli fino a 150 posti ai 24,65 di quelli tra 151 e 300 posti. Per i secondi, i cosiddetti Punti di crisi, dove i migranti appena sbarcati dovrebbero restare pochissimi giorni, le cifre sono le più alte, e vanno dai 41,83 euro fino a 50 posti, ai 29,63 euro tra 301 e 600 posti.

Chiediamo a Alberto Sinigaglia se tutto questo non porterà a cali drastici di fatturato e lui risponde: “Abbiamo le nostre convinzioni, il nostro slogan è “Il primo aiuto sempre”, italiano o migrante, donna o uomo, minore o anziano, in Italia o fuori, noi aiutiamo chi ha bisogno come ci ha insegnato Fratel Ettore. Non hai abbiamo mai fatto quello che abbiamo fatto (e siamo nati molto prima della cosiddetta emergenza migranti) per scopo di lucro. Se devo dirla tutta, in questi anni la nostra Fondazione impegnata con centinaia di transitanti a Milano nel tentativo di non lasciarli per strada o in accampamenti improvvisati (ma non era questa la promessa di Salvini?) ha messo in campo 700mila euro raccolti grazie alla generosità di cittadini e di imprese”

Concorda Luciano Gualzetti: In questi anni ci siamo occupati di uomini, donne, bambini, famiglie intere. Non è mai stata una “pacchia”. Abbiamo sempre integrato con risorse nostre, soldi e volontari, il budget che arrivava dai bandi fatti con la Prefettura per le attività di accomapgnamento verso l’autonomia e per l’integrazione”

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Le organizzazioni non profit alzano la voce: caro Salvini non siamo né poliziotti né custodi

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