LE PIETRE E LE RUSPE D’ISRAELE

5 ottobre 2013

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Due piccoli villaggi, due piccole comunità di palestinesi. Due piccole storie di lotta non violenta per non farsi cacciare dalla porpria terra. Nonostante i bambini bersagliati dai sassi dei coloni e i catepillar che distruggono. I volontari di Operazione Colomba assistono, aiutano.

E non solo (vedi anche i due reportage precedenti di Francesco Cavalli: “SI PUO’ VIVERE ANCHE A GAZA” e “LA ‘MERAVIGLIOSA RESISTENZA’ DI ABDELFATTAH”).

di  Francesco Cavalli

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La moschea distrutta di Al Mufaqara (Tutte le foto sono di Francesco Cavalli).

At Tuwani è un villaggio palestinese situato sulle colline a sud di Hebron. Pochi chilometri verso Sud la linea verde che determina il confine segnato nel 1967 della fine della West Bank e l’inizio d’Israele. Ma su queste colline la vita dei palestinesi dipende dai soldati israeliani.

Siamo in area “C”, quella parte di territorio palestinese sotto il totale controllo amministrativo e militare israeliano. Anche l’amministrazione della DCO, Dicstrit Coordination Office, è gestita dall’esercito così gli abitanti di At Tuwani e degli altri villaggi palestinesi di queste colline per qualunque autorizzazione devono chiedere alla DCO. Ad esempio, per poter costruire una piccola cisterna per la raccolta dell’acqua piovana – l’approvvigionamento idrico è uno dei problemi principali – devono chiedere l’autorizzazione che viene sistematicamente negata. E se qualcuno la costruisce senza il permesso, gli viene fisicamente impedito, viene arrestato e viene distrutto ciò che ha fatto. Questa è la legge dell’occupazione. Sicuramente è una violazione dei diritti umani fondamentali, ma qui siamo nei Territori Occupati e queste sono le regole d’Israele, l’occupante.

 

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Sullo sfondo, dietro al trattore, l’insediamento di Ma’on e più a destra, dove c’è la collina con gli alberi, l’avamposto di Havat Ma’on visti dal villaggio di Al Mufaqara.

AI COLONI ISRAELIANI LE AUTORIZZAZIONI VENGONO CONCESSE CONTINUAMENTE

Secondo il diritto internazionale anche l’insediamento di Ma’on, costruito proprio difronte ad At Tuwani a poche centinaia di metri, sarebbe illegale, invece è riconosciuto legittimo dalla legge israeliana. Qui, ai coloni, non solo viene consentito di abitare ma le autorizzazioni a costruire nuove abitazioni sono continue e quando arrivo ad At Tuwani, i caterpillar sono all’opera per i lavori di ampliamento di Ma’on. Ne è previsto il raddoppio secondo un recente progetto approvato.

Gli “avamposti” sono invece considerati illegali anche secondo la legge d’Israele. Vengono chiamati così gli insediamenti di coloni ebrei, normalmente ultranazionalisti e molto religiosi, che senza alcuna autorizzazione occupano e costruiscono le proprie abitazioni in territorio palestinese.

Fra At Tuwani e l’insediamento di Ma’on c’è l’avamposto di Havat Ma’on. Per gli avamposti, nonostante illegali, la sorte è diversa rispetto ai villaggi palestinesi. Qui né l’esercito, né la DCO interviene. Gli avamposti vengono semplicemente tollerati e quando serve protetti.

Un piccolo sentiero sterrato collega il paesino di At Tuwani con altri villaggi palestinesi al di là della collina. Ma questo sentiero passa proprio in mezzo alle due colline che ospitano l’avamposto di Havat Ma’on e l’insediamento di Ma’on. Ogni mattina i bambini si recano nell’unica scuola della zona percorrendo questo sentiero. Lo fanno scortati da una pattuglia di soldatiisraeliani. Anche questa è una delle contraddizioni dell’occupazione.

 

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Una grotta abitazione del villaggio di Al Mufaqara.

I BAMBINI PALESTINESI CHE PASSANO PER ANDARE A SCUOLA VENGONO PRESI A SASSATE DAI COLONI

La scorta militare serve per impedire che i bambini che passano vengano presi a sassate e bastonate dai coloni che vivono nei due insediamenti. È successo più volte in passato e proprio per questo motivo la Corte israeliana ha imposto queste norme di sicurezza per i piccoli palestinesi.

I volontari di due associazioni internazionali, una americana e l’italiana Operazione Colomba vivono stabilmente in questo villaggio da oltre dieci per monitorare che ogni mattina venga effettuata questa “strana” scorta. Non sempre corre tutto liscio. Non sempre i militari arrivano, spesso sono in ritardo. Qualche volta gli ebrei che vivono negli insediamenti, nonostante la presenza dei militari, tentano azioni di disturbo e di attacco ai bambini che vanno e ritornano da scuola, così quando i militari non arrivano, i bambini non possono usare il sentiero e sono costretti ad aggirare le colline percorrendo per un’ora e mezzo una strada alternativa.

I giovani volontari di Operazione Colomba, qui ad At Tuwani, oltre che sorvegliare i bambini che vanno a scuola, supportano l’azione popolare non violenta portata avanti da anni dai palestinesi che vivono in questi villaggi sulle colline a Sud di Hebron.

Poco distante c’è Al Mufaqara altro piccolo villaggio palestinese. Anche se è appena una collina dopo At Tuwani, Al Mufaqara si trova in una zona di esercitazione militare chiamata Firing Zone 918. In realtà i palestinesi vivono qui – prevalentemente nelle grotte – da generazioni, solo che oggi quest’area e diventata interdetta alla popolazione civile, anche se situata all’interno della West Bank.

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Un particolare del villaggio di Al Mufaqara.

LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI DOCUMENTANO TUTTO CON FOTO E VIDEO

Per questo motivo i villaggi situati nella Firing Zone 918 hanno l’ordine di evacuazione. I palestinesi non hanno alcuna intenzione di lasciare le proprie abitazioni e le grotte dove vivono. È in atto un braccio di ferro fra gli ordini di evacuazione e le continue pressioni con demolizioni e sgomberi da un lato, e dall’altro la costante e ferma difesa popolare non violenta dei palestinesi.

L’esercito israeliano va in un villaggio e distrugge una casa? Nelle settimane successive, i palestinesi la ricostruiscono, anzi ne ricostruiscono due. La Moschea di Al Mufaqara è già stata distrutta per la seconda volta. Qualche giorno fa un pastore pascolava le sue pecore all’interno del proprio appezzamento di terra. Sono arrivati gli israeliani per cacciarlo. Lui ha tentato una resistenza passiva, ma poi ha dovuto cedere e lasciare la sua terra. Il giorno dopo, sei pastori con le relative pecore si sono recati tutti insieme al pascolo nella terra evacuata il giorno prima.

È fatta di queste azioni, costanti, la protesta dei palestinesi, supportata da una costante presenza delle organizzazioni internazionali che documentando tutto con foto e video, accrescendone l’efficacia.

Per approfondire:

http://www.operazionecolomba.it/palestina-israele.html

http://nofiringzone918.org/

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/le-pietre-e-le-ruspe-disraele.aspx

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