Le potenze mondiali presto appoggeranno la nostra causa, dice un’alta dirigente palestinese

REDAZIONE 17 OTTOBRE 2012

Di Amira Hass   15 ottobre 2012

 

Per due volte, durante un’intervista di un’ora, la Dottoressa Hanan Ashrawi si è fatta scappare una risata che sembrava esprimesse  imbarazzo.  La prima volta è stata quando ha spiegato che cosa ha fatto il primo ministro Benjamin Netanyahu nel suo discorso all’Assemblea generale dell’ONU: un discorso giudicato da lei paternalistico, staccato dalla realtà, e chiuso in un’analisi manichea sorpassata.  La docente di letteratura comparata fa capire che Netanyahu non aveva convinto il pubblico.

“Sa che le conversazioni politiche negli Stati Uniti sono ora schiave degli imperativi elettorali….si può quindi dire e fare ciò che si vuole perché nessuno, sia il candidato in carica o l’aspirante, candidato, dissentiranno in nulla da Israele….” Non ha finito la frase e si è messa a ridere imbarazzata, ho pensato, a causa del bisogno di descrivere l’influenza di Israele sulla politica americana. Un fatto ben noto che  suona male.

Ha riso nello stesso modo un’altra volta, quando ha parlato delle diverse pressioni che gli Stati Uniti hanno esercitato nell’anno passato su tutti questi paesi, prima e dopo che è stata presentata la domanda di adesione della Palestina alle Nazioni Unite.  “Gli Stati Uniti si sono arruolati al servizio dell’occupazione di Israele. Hanno esercitato pressione su tutti questi paesi in modo che non avremmo avuto nove voti (al Consiglio di Sicurezza).” Hanan Ashrawi ha detto che andare alle Nazioni Unite è stato un passo giusto, una misura correttiva (per i  fallimenti di Oslo e per le mosse unilaterali di Israele), ma l’errore è stato che “abbiamo perduto lo slancio” a causa delle pressioni.

La pressione americana continua anche oggi, dice, tanto che l’OLP non chiederà all’Assemblea Generale dell’ONU lo posizione di stato osservatore dell’ONU. “Non ha visto l’articolo su The Guardian  sul memorandum americano inviato ai rappresentanti dei paesi Europei all’ONU?” mi chiede. L’articolo è stato pubblicato il 1° ottobre e il memorandum che il giornale cita,  dovrebbe arrivare anche ai lettori di Haaretz.

Nelle righe di apertura, il memorandum dichiara che gli Stati Uniti e il Quartetto per il  Medio Oriente*  continuano a lavorare per la soluzione dei due stati: “uno stato ebraico di Israele sicuro, democratico, e uno stato palestinese patria del popolo palestinese.” (Questo significa che lo stato palestinese non ha bisogno di essere sicuro). Il memorandum continua: “Allo stesso tempo continuiamo a esortare entrambe le parti a evitare azioni provocatorie unilaterali che potrebbero minare la fiducia o altrimenti a distogliere dalla ricerca della pace.

Questa comprende gli sforzi da parte palestinese di fare  potenzialmente pressione per una risoluzione nell’Assemblea Generale dell’ONU di dare la condizione di stato osservatore non-membro. Questa risoluzione avrebbe importanti conseguenze negative, per lo stesso processo di pace, per il sistema dell’ONU, e anche per la nostra capacità di mantenere il nostro importante sostegno finanziario all’Autorità Palestinese. Una risoluzione dell’Assemblea Generale sul fatto che Palestina diventi uno stato,  potrebbe anche aprire la porta alla partecipazione della Palestina come stato in altri forum internazionali, compresa la Corte Penale Internazionale.

“Crediamo che il nostro governo comprenda che cosa c’è in ballo adesso….Speriamo che siate disponibili ad appoggiare i nostri sforzi [e a spiegare] che un voto di questo tipo….sarebbe estremamente controproducente.” (Il Dipartimento di stato degli Stati Uniti  non ha fatto commenti all’articolo del Guardian).

Pressione statunitense ‘meschina’

 

“Meschina” è la parola con cui  Hanan Ashrawi, membro del comitato esecutivo dell’OLP, definisce la pressione americana che è stata rivelata in questo memorandum. Da questo momento, l’OLP è decisa a ad andare all’Assemblea Generale  dopo le elezioni negli Stati Uniti. Ci sono però certamente dei paesi sotto pressione. “Non tutti”, dice la Ashrawi. “Ci sono alcuni (stati europei) che dicono che staranno dalla nostra parte indipendentemente da tutto, ma ci sono alcune importanti nazioni europee che dicono che non possiamo sconvolgere gli Americani, specialmente in questo periodo. Dicono: non potete fare queste cose; se volete che vi appoggiamo all’ONU, allora dovete promettere di non chiedere la responsabilità retroattiva [delle azioni militari di Israele]. E noi diciamo: perché?, non c’è uno statuto che limiti i crimini di guerra,  ed essi rispondono: no, dovete promettere che non andrete (a L’Aia)….”

Andrete all”Aia?

“Sì, se Israele non smette e non desiste [dalle sue politiche]. Non voglio fare dichiarazioni definitive -abbiamo quella opzione e non vi rinunceremo, come non rinunceremo ai nostri diritti. Tutta la legittimità di Israele dipende dalla questione palestinese. Se pensano che possiamo mandare giù il problema palestinese, trasformarlo in una faccenda interna di Israele, e dormire tranquilli….non succederà [senza un cambiamento della linea politica di Israele]. L’intera situazione imploderà ed esploderà. Non abbiamo più tempo. Se infatti non agiamo adesso, qualche altro avvenimento più drammatico nel mondo arabo significherà che non ci sarà la pace per molto tempo; gli atteggiamenti stanno diventando più rigidi, non soltanto qui tra i Palestinesi ma tra i Palestinesi dovunque siano, e il popolo arabo nel suo complesso, anche nell’opinione pubblica mondiale. Israele presenta il suo  aspetto di paese altamente tecnologico, va bene, ma ha una faccia bruttissima che è quella dell’oppressione, della espropriazione, del razzismo, dell’apartheid, che sta diventando molto visibile. C’è sempre uno scarto temporale tra l’opinione pubblica e la politica….[Gradualmente] i governi sentiranno che quella pressione da parte degli Stati Uniti e la  pressione dei  loro elettorati devono essere messe sulla bilancia.

E il vostro pubblico scettico, che pensa che vi interessa soltanto conservare  lo status quo di cui si avvantaggiano pochi settori?

 

“Israel trae vantaggio [dallo staus quo] e noi abbiamo la nostra strategia [per raggiungere la nostra indipendenza vicino a Israele]. Abbiamo molti passi, ma non è necessario pubblicare tutto. E’ una strategia che richiede pazienza. Non si prendono scorciatoie. la      non si può permettere il lusso di reazioni istintive. Qualunque passo si faccia, prima di tutto va studiato. Ma non si deve dire soltanto: va bene, adesso sciolgo la PA /Autorità palestinese). lei pensa che Netanyahu manderà un funzionario che si incarica dei settori dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione? Lei pensa che tutte le diecine di migliaia di funzionari della sicurezza che hanno delle armi verranno a dire: prendete queste armi, non le useremo più, specialmente se non prendiamo lo stipendio? Pensa che oltre un milione di persone….anche di più, l’intera economia dipende da questi [gli impiegati dell’Autorità Palestinese]  – che questa gente dirà, va bene, moriremo di fame, ma manterremo la nostra dignità? No, no lo faranno perché hanno bambini da nutrire, da mandare a scuola. Non è neanche per interesse personale; è diventato un problema di sopravvivenza, di mantenere la gente sulla loro terra. La cosa  peggiore che può accadere ai Palestinesi è di continuare ad avere questa emorragia di gente che se ne va a causa delle politiche sistematiche dell’occupazione. La cosa importante è che i Palestinesi restino sulla loro terra. Questo è il fatto fondamentale, perché questa è l’essenza della causa e della identità palestinese: la gente deve  schierarsi  insieme e questa è essenzialmente  il contrario   [del concetto] che ha il Sionismo di una ‘terra senza gente’.

http://it.wikipedia.org/wiki/Quartetto_per_il_Medio_Oriente

 

Da: Z Net -Lo spirito della resistenza è vivo

 

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/ world-powers-will-soon-support-our-cause-says-top-palestinian-official-by-amira hass

Originale: Haaretz.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

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