‘Le prigionieri politiche palestinesi costrette a partorire ammanettate’

Scritto il 2011-03-19 in News

Vienna – Ips. Negare rappresentanza legale e cure mediche alle prigioniere palestinesi detenute in Israele è realtà ricorrente. Esse sono detenute in condizioni squallide e vengono lasciate in celle infestate anche da ratti. 

 L’intervista che segue è stata rilasciata a Ips da Fabrizia Falcione, dirigente dei progetti di Unifem, agenzia Onu per i diritti delle donne. Dalla conversazione emergono dettagli raccapriccianti sulle violazioni della legislazione internazionale umanitaria, ai danni dei prigionieri politici palestinesi, tra i quali anche donne e bambini. 

Sin dal 1967, oltre 700mila palestinesi sono stati arrestati o detenuti in prigioni e centri di detenzione israeliani. Circa 10mila sono donne. 

Oggi, sono 37 le donne palestinesi detenute da Israele su un totale di 7.500. La ragione di queste detenzioni è anzitutto politica – gran parte delle prigionere palestinesi sono deputate del Consiglio legislativo (Clp). 

Il ruolo di Falcione prevede anche l’assistenza legale alle prigioniere e supporto psicosociale ai familiari dei prigionieri. Inoltre, predisporre le garanzie per il reinserimento familiare e sociale di quanti vengono rilasciati. 

La settimana appena trascorsa, Falcione ha preso parte a un incontro a tema, organizzato dall’ONu per discutere la questione dei prigionieri politici palestinesi nelle prigioni di Israele. La presente intervista risale ai due giorni di incontro. 

Ips: Quali sono, a suo parere, le preoccupazioni nell’immediato per la sorte delle prigioniere palestinesi nelle carceri di Israele? 

F: La situazione di donne e minori palestinesi nei centri di detenzione israeliani è davvero critica, in termini numerici, perché di fronte alle centinaia di migliaia di prigionieri politici palestinesi maschi, sembrano inesistenti. Tuttavia, la condizione delle prigioniere è peggiore degli uomini: la situazione delle violazioni nei loro confronti, infatti, va affrontata nel complesso e in una prospettiva di genere. Sebbene inferiori numericamente, donne e ragazze continuano ad essere arrestate, tra necessità ignorate e diritti violati. 

Ips: Lei ha parlato dei problemi fisici e psicologici che le prigioniere donne devono affrontare. Può spiegare meglio? 

F: Assistiamo a negligenza medica e all’assenza di servizi medici specifici (specialistici) e nessuna somministrazione dei trattamenti di cui hanno bisogno le prigioniere malate. 

Le palestinesi sono detenute principalmente tra i penitenziari israeliani di Hasharon e Damon – entrambi fuori dai Territori palestinesi occupati, e questo in piena violazione all’art.76 della IV Convenzione di Ginevra. 

Sia ex le detenute che sono rimaste incarcerate in quelle strutture sia i familiari di quanti restano in prigione, hanno raccontato di celle infestate da insetti, scarafaggi e ratti. Una detenuta rilasciata pochi mesi fa ha raccontato: “Non riuscirei a descrivere le condizioni nella cella. Era come una tomba sottoterra…piena di insetti, lenzuola bagnate e dall’odore stomachevole, straripante di rifiuti tanto da riuscire appena a fare le abluzioni per pregare. 

Mancanza di assistenza medica di base, e nessun’assistenza ginecologica. Le donne hanno bisogno di un regolare monitoraggio, lo stesso che viene riconosciuto dal Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne, il Cedaw. 

La stragrande maggioranza delle donne detenute politiche da Israele soffre di varie patologie. 

Ips: E’ vero che le detenute incinte vengono fatte partire ammanettate? 

F: Si, è proprio così. Le detenute incinte vengono ammanettate durante il parto e lasciate così nel periodo successivo. C’è una assoluta assenza di cure e trattamenti, in particolare nel periodo di gravidanza. Una volta compiuti due anni, i bambini vengono allontanati dalle madri. Nelle prigioni israeliane i diritti delle detenute sono riconosciuti, ma non rispettati. 

Ips: Quali sono le preoccupazioni psicologiche?

F: Le donne patiscono oltraggi e offese al proprio retaggio culturale e ai diritti religiosi. Un’ex detenuta ha raccontato: “Mi hanno privata del velo dandomi un’uniforme di colore marrone, a maniche corte e quando ho chiesto di avere una maglia a maniche lunghe da poter indossare di sotto, me l’hanno negata. Costretta a spostarmi tra le celle tra gli occhi di guardie uomini…mi sono sentita umiliata e sono stata insultata”. 

La privacy nei confronti delle donne è violata anche nel corso delle perquisizioni all’interno delle celle, condotte da guardie uomini. Non viene preso in considerazione alcun rispetto per l’aspetto religioso. Ogni giorno, anche al mattino presto, si fa la conta delle detenute e, tra le forme di punizione vi è anche quella svegliare bruscamente le detenute che, dal sonno, non rispondono al momento. 

Sulla negazione del diritto di ricevere le visite dai familiari: queste visite sono previste due volte al mese, ma solo in teoria. Nella pratica, infatti, sono state drasticamente ridotte. Gran parte delle prigioni sono ubicate fuori dai Territori palestinesi occupati. 

Si tratta di tragitti che durano 10 ore, non solo per la distanza geografica, ma anche per il serrato controllo sul movimento dei palestinesi da parte di Israele. Quando si riesce a portare a compimento il viaggio, quindi quando si raggiunge il penitenziario, il tempo concesso per la visita non supera i 30 minuti. E’ permesso parlare attraverso divisori di vetro, senza alcun contatto fisico, nemmeno tra madre e figlio. Questo ha chiaramente effetti su entrambe le parti, e nella donna, tutto questo produce una devastazione di quelle che sono le relazioni familiari e sociali. Prevedibile sulle detenute l’impatto psicologico.

Ips: Qual è con esattezza il crimine nei confronti di queste donne?
F: Molte donne vendono imprigionate senza essere state sottoposte a un processo. Il loro arresto avviene spesso per affiliazione a organizzazioni messe al bando da Israele, che si avvale della ricorrente presunzione di dover proteggere la sicurezza nazionale dello Stato ebraico. 

Le prigioniere politiche che non sono state sottoposte a un processo sono detenute a Neve Teza, in una sezione insieme a quelle già condannate. Questo contraddice il “Decreto Onu 85 sugli Standard basilari per il trattamento dei prigionieri” che dispone: “I prigionieri che non sono stati ancora sottoposti a giudizio, dovranno essere detenuti separatamente da coloro che sono già stati condannati”. 

Questo permette a Israele di minacciare e umiliare le donne palestinesi sia verbalmente sia di fisicamente. 

 Inoltre, a prigioniere e detenute palestinesi vengono vietati la detenzione e l’utilizzo di oggetti come le penne: non possono leggere e non viene loro riconosciuto il diritto ad alcuna pausa ricreativa.

© Agenzia stampa Infopal
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