Le vignette di Bir Zeit

11 giugno 2012     09.00

Amira Hass

È una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, scrive per il quotidiano Ha’aretz e ha una rubrica su Internazionale.

Mi hanno chiesto di non scrivere niente su questa vicenda.

Quindi scrivo.

Alcuni studenti dell’università di Bir Zeit, in Cisgiordania, hanno minacciato di morte un professore, colpevole di aver appeso alla sua porta alcune vignette che prendevano in giro la poligamia e lo chador. Così si è sparsa la voce che un comunista (cioè un non credente) aveva disonorato Maometto e l’islam. Il professore si è rifiutato di rimuovere le vignette, ma qualcuno le ha strappate.

Alcuni studenti ne hanno approfittato per chiedere che i corsi universitari siano più consoni allo spirito dell’islam. Il sindacato degli insegnanti e una parte degli studenti hanno difeso il professore. Ma lui ha paura e si è rintanato in casa. Non vuole parlare con nessuno. Solo gli amici più stretti hanno potuto incontrarlo. L’università ha nominato una commissione d’inchiesta, che ha concluso i suoi lavori inviando un messaggio a tutti gli studenti: il professore non voleva ridicolizzare l’islam, ma solo avviare un dibattito su alcuni temi sociali. La commissione disciplinare punirà gli studenti accusati di aver minacciato il professore e i corsi non saranno modificati.

L’università garantisce la libertà di ricerca, di espressione e di insegnamento, e il rispetto di tutte le religioni.

 

Un ex studente che sostiene il professore mi ha chiesto di non scrivere niente su questa vicenda.

Il fatto che una giornalista israeliana si esprima in suo favore potrebbe essere strumentalizzato dai suoi nemici.

Traduzione di Andrea Sparacino.

Internazionale, numero 952, 8 giugno 2012

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