L’Egitto allaga i tunnel di Gaza per sottrarre l’ancora di salvezza palestinese

Evidenza – 15/2/2013

 A Palestinian tunnel digger in Rafah.

Di Nidal al-Mughrabi. Gaza – Reuters. Le forze egiziane hanno allagato i tunnel di contrabbando sotto il confine con la Striscia di Gaza in una campagna militare per ostacolarne le attività, secondo quanto hanno dichiarato funzionari egiziani e palestinesi.

La rete dei tunnel è di vitale importanza per Gaza, dal momento che vi convoglia circa il 30% di tutte le merci che raggiungono la zona, e aggira il blocco imposto da Israele da più di sette anni.

Domenica, gli inviati hanno visto un tunnel, solitamente utilizzato per portare cemento e ghiaia, riempirsi improvvisamente di acqua, costringendo i lavoratori a scappare di corsa per salvarsi. La gente del posto ha detto che, allo stesso modo, altre due gallerie sono state inondate volontariamente da parte degli egiziani, i quali vi pompavano acqua.

“Gli egiziani hanno aperto l’acqua per allagare i tunnel”, ha detto Abu Ghassan, che supervisiona il lavoro di 30 uomini in un tunnel a circa 200 metri dalla recinzione del confine.

Un funzionario della sicurezza egiziana nel Sinai ha dichiarato a Reuters che l’azione militare è iniziata cinque giorni fa.

“Stiamo usando l’acqua per chiudere i tunnel, prendendola anche da uno dei pozzi vicini”, ha detto rifiutandosi di dichiarare il proprio nome.
Decine di gallerie erano già state distrutte a partire dallo scorso agosto in seguito all’uccisione di 16 soldati egiziani in un attacco di militanti vicino alla recinzione di Gaza.
Il Cairo aveva affermato che alcuni uomini armati erano arrivati in Egitto passando attraverso i tunnel – un’accusa subito negata dai palestinesi – e aveva ordinato immediate misure restrittive.

La mossa ha sorpreso ed irritato i governanti di Gaza, che avevano sperato in relazioni decisamente migliori con Il Cairo dopo le elezioni dello scorso anno del presidente egiziano Mohammed Mursi, un islamista ideologicamente vicino a Hamas.
Un funzionario di Hamas aveva già confermato che l’Egitto aveva di nuovo preso di mira i tunnel. Non aveva fornito ulteriori dettagli e si era rifiutato di fare congetture sulla tempistica della mossa, che ha avuto inizio proprio mentre i leader delle fazioni palestinesi si stavano incontrando al Cairo per cercare di superare le loro profonde divergenze.
Criticando Il Cairo
Hamas ha dichiarato lunedì che le trattative di dialogo con l’Egitto, volte a instaurare un governo unitario e a sanare lo scisma tra i politici di Gaza e quelli della West Bank, erano andate male ma non erano crollate del tutto.

Mentre i governanti di Gaza erano stati riluttanti a criticare Mursi in pubblico, gli abitanti di Gaza sono stati più espliciti.
“Le misure egiziane contro i tunnel sono peggiorate dopo l’elezione di Mursi. I nostri fratelli di Hamas pensavano che avrebbe aperto a Gaza. Credo che si siano sbagliati”, ha detto il proprietario di uno dei tunnel, che si è identificato solo come Ayed, temendo rappresaglie nei suoi confronti.
“Probabilmente dopo l’attacco del Sinai, sono state chiuse tra le 150 e le 200 gallerie. Questa è l’era di Mursi”, ha aggiunto.

I minatori temono che l’acqua pompata sotto terra possa far crollare i corridoi dei tunnel, con eventuali conseguenze disastrose.
“L’acqua può provocare crepe nel muro e può causare il cedimento del tunnel. Possono morire molte persone”, ha dichiarato un lavoratore delle gallerie, Ahmed al-Shaer, il cui cugino un anno fa trovò la morte proprio quando uno di questi crollò su di lui.

Sei palestinesi sono morti nel mese di gennaio per cedimenti nei tunnel, portando così il bilancio delle vittime tra i lavoratori a 233, dal 2007, tra cui circa 20 morti in diversi attacchi aerei israeliani sulle terre di confine, secondo quanto hanno denunciato le associazioni  per i diritti umani di Gaza.

Israele ha imposto il blocco per quelli che, nel 2007, ha definito “motivi di sicurezza”. Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per poterlo interrompere.
A un certo punto si stimava che 2.500 o 3.000 gallerie si snodassero sotto la recinzione del deserto, ma la rete di tunnel è stata ridotta drasticamente dal 2010, ovvero da quando Israele ha allentato alcune delle limitazioni che aveva imposto alle importazioni nella enclave costiera.
Tutti i beni devono sempre essere sottoposti a controllo prima di entrare a Gaza e Israele afferma che alcune restrizioni devono essere mantenute su quei materiali che potrebbero essere utilizzati per fabbricare o riparare armi.
In questo modo i tunnel sono ancora attivi, in particolare per trasportare i materiali da costruzione. Hamas preferisce che si utilizzino i tunnel anche per il contrabbando di carburante, evitando in tal modo le quote da pagare sul petrolio per il passaggio attraverso le terre di Israele.

Traduzione per InfoPal a cura di Erica Celada

 

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