L’enorme bolla israeliana della negazione

REDAZIONE 28 FEBBRAIO 2014

ISRAEL-GERMANY-DIPLOMACY

di Jonathan Cook

27 febbraio 2014

La visita di 24 ore in questa settimana in Germania dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, è arrivata perché le relazioni tra i due paesi hanno toccato il fondo. Secondo un servizio sulla rivista tedesca Der Spiegel della settimana scorsa, la Merkel e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono stati indotti a vivaci scambi di opinioni quando discutevano per telefono del processo di pace vacillante.

Malgrado i loro sorrisi davanti alle telecamere durante la visita, la tensione dietro le quinte era stata accentuata da una rottura diplomatica  all’inizio di quest’anno, quando Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo e anche lui tedesco, ha fatto un discorso al  parlamento israeliano.

Con scene senza precedenti, un gruppo di deputati ha interrotto  Schultz, chiamandolo “bugiardo” e poi hanno inscenato l’abbandono dell’aula   guidati dal ministro dell’economia Naftali Bennet. Invece di scusarsi, Netanyahu è intervenuto per “strigliare” il dirigente europeo perché era disinformato.

Schulz, che, come la Merkel è considerato un intimo amico di Israele, ha usato il suo discorso per opporsi con veemenza ai crescenti inviti all’ Europa di un boicottaggio di Israele. Quindi come ha scatenato questo scandalo?

L’offesa principale di Schulz è stata di fare una domanda: era vero, come aveva sentito dire in riunioni in Cisgiordania, che gli israeliani hanno accesso a una quantità di acqua quattro volte maggiore rispetto ai palestinesi?  Ha inoltre sconvolto i deputati, suggerendo gentilmente che il blocco di Israele a Gaza stava impedendo la crescita economica in quella zona.

Nessuna delle due affermazioni sarebbe stata per nulla controversa. Le cifre di organismi indipendenti come la Banca mondiale, mostrano che Israele che controlla la fornitura idrica della regione, distribuisce 4,4 volte più acqua alla sua popolazione che ai palestinesi.

Allo stesso modo, sarebbe difficile immaginare che anni di rifiuto di merci e di materiali a Gaza, e di blocco di esportazioni, non abbiano distrutto la sua economia. Il tasso di disoccupazione, per esempio, è aumentato  fino al 38,5%, in seguito alla recente decisione di Israele di impedire il trasferimento dei materiali da costruzione al settore privato di Gaza.

Gli israeliani, però, sentono raramente questi fatti, o dai loro politici o dai media. E pochi sono disponibili a ad ascoltare quando una rara voce, come quella di Schulz, interviene. Gli israeliani sono contenti di vivere in una grossa bolla di negazioni.

Netanyahu e i suoi ministri stanno facendo tutti gli sforzi per rafforzare quella   bolla,  proprio come hanno tentato di proteggere gli israeliani per il fatto che vivono in Medio Oriente e non in Europa, costruendo muri da ogni lato – sia fisico che burocratico – usati per escludere i palestinesi, i vicini arabi, i lavoratori stranieri e coloro che cercano asilo politico.

All’interno di Israele, il governo sta cercando di mettere a tacere le poche voci critiche rimaste. L’intimidazione è stata chiaramente in vista la settimana scorsa quando la corte suprema ha considerato la costituzionalità della recente “legge sul boicottaggio” che minaccia di far fallire chiunque chieda un boicottaggio nei riguardi di Israele o degli insediamenti.

In maniera efficace, un avvocato del governo ha difeso la sua posizione sostenendo che Israele non poteva permettersi la libertà di espressione del tipo di cui godono i paesi come gli Stati Uniti.

Per illustrare  il punto il mese scorso ha generato grande scalpore la  notizia che un insegnante di educazione civica aveva risposto negativamente quando gli allievi gli avevano chiesto se pensava che l’esercito di Israele fosse il più morale del mondo. Una campagna per licenziarlo era stata guidata da ministri del governo e dal  preside della scuola che ha affermato: “Ci sono delle vacche sacre che non permetterò vengano macellate.”

Analogamente, la settimana scorsa è emerso che un palestinese di Gerusalemme Est era stato interrogato dalla polizia per incitamento      dopo aver evidenziato su Facebook che la sua città “era sotto occupazione.”

Al di fuori di Israele, Netanyahu si concede tattiche più note  per intimidire i suoi critici. Sfruttando le sensibilità europee, ha accusato coloro che appoggiano il boicottaggio di essere “anti-semiti classici in abiti  moderni.”. Netanyahu ha giustificato l’accusa, come ha fatto prima, con la motivazione che adesso si sta isolando Israele.

Le cose sembrano così. Sembra così agli israeliani soltanto perché si sono notevolmente isolati dalla realtà.

I critici occidentali si concentrano su Israele perché al contrario di altri paesi come la Corea del Nord o l’Iran, è riuscita a evitare qualsiasi penalità sebbene abbia maltrattato brutalmente le norme internazionali per decenni.

L’Iran, che è soltanto sospettato di sviluppare in segreto armi nucleari, ha sopportato anni di sanzioni selvagge. Israele, che ha nascosto la sua grande scorta di testate nucleari all’esame minuzioso internazionale fino dalla fine degli anni ’60, ha goduto di copertura diplomatica senza fine.. Contrariamente a quanto sostiene Netanyahu, tanti paesi in tutto il mondo sono stati scelti dagli Stati Uniti e dall’ Europa per imporre loro sanzioni – o diplomatiche, o finanziarie, o, nel caso dell’Iraq, della Libia e della Siria, militari.

Ma l’antipatia verso Israele ha radici ancora più profonde. Israele non è soltanto sfuggito alla responsabilità, è stato anche ricompensato generosamente dagli Stati Uniti e dall’Europa per essersi fatta beffe delle convenzioni internazionali riguardo al modo di trattare i palestinesi.

I sedicenti poliziotti globali hanno incoraggiato le infrazioni di Israele nei riguardi della legge, ignorando costantemente le sue trasgressioni e continuando con massicce distribuzioni di aiuti e patti commerciali di favore. Nel caso della Germania, uno dei vantaggi più significativi è stata la sua decisione di fornire a Israele una flotta di sottomarini Dolphin che gli permettono di trasportare il suo infame arsenale nucleare in alto mare.

Lungi dal considerare in modo scorretto  Israele,  Schulz, la Merkel e la maggior parte degli altri leader occidentali si permettono regolarmente di

perorare la  sua causa  nel loro nome. Sanno dell’occupazione orribile di Israele, ma rifuggono dall’aiutare a porvi fine.

Il motivo per cui la critica popolare a Israele si sta  galvanizzando  attorno al movimento di boicottaggio – quello che Netanyahu in modo grandioso chiama  “delegittimazione”  – è che essa offre un modo affinché i normali americani ed europei prendano le distanza dalla complicità dei loro governi nei crimini di Israele.

Se Netanyahu si è rifiutato di ascoltare i suoi critici esterni, i governo stranieri non sono stati meno colpevoli nel diventare impermeabili all’ondata di sentimento in patria che si aspetta che Israele venga costretto a tenere conto della legge internazionale.

Sia le carinerie diplomatiche della Merkel che i suoi vivaci scambi di opinioni si sono dimostrati del tutto inefficaci. E’ ora che lei e i suoi colleghi occidentali smettano di parlare e comincino ad agire contro Israele.

Jonathan Cook ha vinto il  Premio Speciale  Martha Gellhorn Prize per il  giornalismo. I suoi libri più recenti sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” [Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il piano per rifare il Medio Oriente]  (Pluto Press) e Disaapearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” [La Palestina che sparisce: gli esperimenti di Israele nella disperazione umana](Zed Books).  Il suo nuovo sito web  è:www.jonathan-cook.net.

Una  versione di  questo articolo è apparso per la prima volta  su The National, di Abu Dhabi.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/israel-s-huge-bubble-of-denial

Originale : Informed Comment

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

L’enorme bolla israeliana della negazione

http://znetitaly.altervista.org/art/14401

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