L’EQUILIBRIO DEL TERRORE GUIDA L’APPROCCIO DI ISRAELE AL LIBANO

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

11 agosto 2020  22:06

Di Ramzy Baroud – 10 Agosto 2020

https://arab.news/rh798

Martedì scorso, poche ore prima che una gigantesca esplosione devastasse Beirut, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un minaccioso avvertimento al Libano. “Abbiamo colpito una cellula e ora colpiremo i mandanti. Consiglio a tutti loro, compreso Hezbollah, di regolarsi”, ha detto Netanyahu durante una visita ufficiale in una struttura militare nel centro di Israele.

L’avvertimento di Netanyahu non era di buon auspicio per Israele quando, ore dopo, un’esplosione simile a quella di Hiroshima devastò interi quartieri di Beirut. Chi sospettava il coinvolgimento israeliano nell’esplosione mortale aveva un motivo in più per puntare il dito contro Tel Aviv.

In politica e in guerra, la verità è la prima vittima. Forse non sapremo mai con precisione cosa sia successo nei momenti precedenti l’esplosione di Beirut. In qualche modo, potrebbe anche non avere importanza, perché la narrativa sulle molte tragedie del Libano è frammentata come lo scenario politico del paese.

A giudicare dalle dichiarazioni rese e dalle posizioni adottate dai vari partiti e fazioni del Paese, molti sembrano essere più interessati a sfruttare la tragedia per un semplice tornaconto politico, che alla tragedia stessa. Anche se l’esplosione è stata la sfortunata conseguenza di un incidente causato da negligenza burocratica, purtroppo è ancora irrilevante. In Libano, come in gran parte del Medio Oriente, tutto è politico.

Ciò che è quasi certo in futuro, tuttavia, è che il dibattito politico alla fine porterà a uno scontro di Israele con Hezbollah. Il primo è intenzionato a minare l’influenza del gruppo in Libano, mentre il secondo insiste nel contrastare Israele.

Ma qual è il piano di Israele? Dopo decenni di falliti tentativi di distruggere il gruppo libanese, il governo israeliano è profondamente consapevole che sradicare militarmente Hezbollah non è più fattibile, almeno non in un futuro prossimo. Hezbollah ha dimostrato la sua abilità sul campo di battaglia quando ha svolto un ruolo importante nel porre fine all’occupazione israeliana del Libano nel maggio 2000. I successivi tentativi israeliani di riaffermare il proprio dominio sul confine meridionale del Libano si sono finora dimostrati inutili. La fallita guerra del 2006 e la più recente conflagrazione di settembre 2019 sono due esempi tangibili.

Hezbollah non è interessato a indurre un’altra guerra israeliana sul Libano. Il paese è sull’orlo del collasso economico. E, mentre il Libano è sempre stato alle prese con divisioni politiche e faziosità, l’attuale stato d’animo politico nel paese è più distruttivo che mai. Perdendo la speranza in tutti i rappresentanti politici, il popolo libanese è sceso in piazza per chiedere diritti e servizi fondamentali, la fine della corruzione endemica e un nuovo contratto sociale e politico.

Mentre gli stalli in politica sono eventi pressoché normali, possono essere disastrosi in un paese sull’orlo del baratro. L’esplosione della scorsa settimana, che ha sconvolto il mondo, è stata una metafora perfetta per i mali apparentemente infiniti che affliggono il Libano.

L’ex membro del parlamento israeliano, la Knesset, Moshe Feiglin, ha festeggiato la quasi scomparsa della città araba. Feiglin ha descritto l’orribile esplosione come un “giorno di gioia”, aggiungendo che, “Se siamo stati noi”, significa che Israele è dietro l’esplosione, “allora dovremmo esserne orgogliosi, e con questo creare un equilibrio di terrore.”

Indipendentemente dal fatto che Feiglin parli o meno da una posizione di conoscenza, il suo riferimento a un “equilibrio di terrore” rimane la premessa fondamentale in tutti i rapporti di Israele con il Libano in generale ed Hezbollah in particolare. Il contorto conflitto in Siria ha ampliato la guerra di logoramento di Israele, ma le ha anche fornito l’opportunità di colpire gli interessi di Hezbollah senza registrare l’ennesima aggressione sul territorio libanese. È molto più facile per Israele colpire la Siria devastata dalla guerra e fuggire indenne che colpire il Libano e pagarne il prezzo.

Per anni Israele ha bombardato obiettivi in ​​Siria. Inizialmente, non era convinta del suo ruolo. Solo nell’ultimo anno circa ha iniziato a vantarsi apertamente delle sue conquiste militari. Questo perché Netanyahu ha un disperato bisogno di ottenere consensi politici mentre è perseguitato da molteplici accuse di corruzione, che hanno offuscato la sua immagine. Bombardando obiettivi iraniani e di Hezbollah in Siria, il leader israeliano spera di ottenere l’approvazione dell’élite militare, un collegio elettorale critico nella politica israeliana.

I commenti di Netanyahu prima dell’esplosione di Beirut erano relativi a una serie di incidenti iniziati il 21 luglio, quando Israele bombardò un’area adiacente all’aeroporto internazionale di Damasco, uccidendo, tra gli altri, il membro anziano di Hezbollah Ali Kamel Mohsen. Un successivo stato di emergenza sul confine settentrionale di Israele fu accompagnato da una grande campagna di propaganda politica e mediatica, che ha aiutato Netanyahu a distrarre gli israeliani dal suo processo in corso.

Ma gli interessi strategici di Israele nel conflitto in Siria vanno oltre il bisogno di Netanyahu di una facile vittoria. Il conflitto ha il potenziale per produrre un esito da incubo per Israele. Per decenni, Tel Aviv ha sostenuto che “un asse del terrore”, Iran, Siria e Hezbollah, dovevano essere smantellati, perché rappresentavano la più grande minaccia alla sicurezza del paese. Ciò è iniziato molto prima che le forze e le milizie filo-iraniane iniziassero ad operare apertamente in Siria a seguito della guerra in corso.

Mentre Israele sostiene che i suoi regolari bombardamenti sulla Siria sono diretti in gran parte agli obiettivi di Hezbollah, come i rifugi militari del gruppo e i missili iraniani diretti in Libano, il suo coinvolgimento è in gran parte politico. Secondo la logica israeliana, più bombe sgancia sulla Siria, più rilevante sarà come protagonista quando le parti in conflitto si impegneranno in futuri negoziati per decidere il destino del paese. Tuttavia, così facendo, Israele rischia anche di innescare un costoso conflitto militare con il Libano: un conflitto che né Tel Aviv né Hezbollah possono permettersi per il momento.

Ramzy Baroud è giornalista ed editore di The Palestine Chronicle. È autore di cinque libri. Il suo ultimo è “Queste catene saranno spezzate: storie palestinesi di lotta e sfida nelle carceri israeliane” (Clarity Press, Atlanta). Baroud è un ricercatore senior non residente presso il Center for Islam and Global Affairs (CIGA), Istanbul Zaim University (IZU). Il suo sito web è www.ramzybaroud.net
Trad: Beniamino Rocchetto
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