L’esercito israeliano attacca l’università palestinese di Gerusalemme. “Uno dei 40 feriti potevo essere io”

di  · 18 NOVEMBRE 2013

Non è la prima volta che l’esercito attacca l’università di Gerusalemme. In diverse occasioni è persino entrato dentro, seminando il panico tra gli studenti che erano seduti in classe. Israele (“l’unica democrazia del Medio Oriente”) non ama le università palestinesi. Chi è responsabile di un regime di apartheid non vuole che la popolazione sottomessa sia istruita.

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Domenica pomeriggio l’Israeli Defense Force ha attaccato la “Al-Quds University”, l’università di Gerusalemme che non si trova proprio nella città Santa, ma a distanza di un paio di chilometri, nel piccolo villaggio di Abu Dis. Essa è infatti situata dal lato palestinese del muro, per garantire l’accesso a tutti gli studenti palestinesi.

I soldati hanno bloccato la strada principale del villaggio, al termine della quale si trova il cancello principale della struttura. La sicurezza, seguendo il protocollo ha immediatamente sbarrato le porte. Gli studenti che erano dentro si sono così ritrovati prigionieri nelle loro aule.

I soldati sono poi arrivati fin davanti al cancello, sparando bombe sonore e lacrimogeni. Il bilancio è di 40 feriti, di cui 3 gravi. 40 studenti feriti nella propria università, colpiti dai proiettili o quasi asfissiati dal gas. Numerosi video sono disponibili sul web e che dimostrano i fatti.

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Non è la prima volta che l’esercito attacca l’università di Gerusalemme. In diverse occasioni è persino entrato dentro, seminando il panico tra gli studenti che erano seduti in classe. Israele (“l’unica democrazia del Medio Oriente”) non ama le università palestinesi. Chi è responsabile di un regime di apartheid non vuole che la popolazione sottomessa sia istruita. Non vuole che gli studenti possano partire per soggiorni-studio all’estero, e non vuole che studenti internazionali vadano a studiare lì. Mantenere l’oppresso isolato e nell’ignoranza è una parte importante dell’apartheid. Come lo è la paura. Come lo sono i divieti inutili, le obbligazioni, i protocolli.

Gli studenti che tutti i giorni vanno all’università di tanto in tanto restano bloccati a metà strada tra la loro casa e la loro facoltà perché quel giorno, senza nessuna logica prevedibile, l’ufficiale in comando ha bloccato il check-point, sbarrando la strada. Di tanto in tanto al check-point i soldati controllano i documenti; e di tanto in tanto il check-point è aperto.

Si sente molto parlare del conflitto israelo-palestinese e spesso la gente immagina un guerra, con due popoli, due eserciti, forse anche due re. Ma la realtà è ben diversa. In Palestina c’è l’apartheid: chi nasce ebreo è obbligato ad essere oppressore (il servizio militare è infatti obbligatorio in Israele) e chi nasce non-ebreo è destinato ad essere oppresso. E così, ieri pomeriggio tanti ragazzi di 20 anni si sono incontrati in un’università. Peccato che una parte di questi fosse armata.

 

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